Cintoli, il nomade originale. Nelle sale museali di Palazzo Bisaccioni a Jesi in esposizione le opere di un decennio

Martedì 11 Maggio 2021 di Giovanni Filosa
Una delle sale espositive a palazzo Bisaccioni di Jesi dove la mostra di Cintoli sarà visitabile fino al 25 luglio

JESI - Ci si accosta alla mostra intitolata “Claudio Cintoli – immaginazione senza limiti 1962 - 1972” nelle Sale Museali di Palazzo Bisaccioni, a Jesi, sede della Fondazione Cassa di Risparmio, con la curiosità di afferrare la coda di una personalità artistica, eclettica, duttile, che merita una collocazione di rispetto nel mondo dell’arte contemporanea.

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Nato ad Imola nel 1935, fin da piccolo la famiglia si trasferì a Recanati, dove trascorse la sua infanzia, dove probabilmente anche quella cultura che il natio borgo selvaggio più o meno consapevolmente emana, lo conquistò e lo spinse ad immaginare, creare, disfare. Era nipote di Biagio Biagetti, autore di cicli di affreschi a soggetto religioso e direttore dei Musei Vaticani all’inizio del ventesimo secolo, un artista che aveva fatto sue le indicazioni del Vasari, che affermava «il disegno è padre delle tre nostre arti, Architettura, Scultura e Pittura».


L’evoluzione artistica
E questa mostra, che approfondisce un periodo specifico dell’evoluzione artistica di Cintoli, appunto un decennio, serve al fruitore per rivedere un periodo fecondissimo e, al contempo, che merita un approfondimento che esplori la psiche dell’artista. Come dice Daniela Ferraria, curatrice della mostra di Jesi, «questo percorso è probabilmente il periodo più originale di una personalità che non pone limiti alla sua esplorazione culturale. Cintoli è come un nomade, che si sposta con autonomia e originalità, pur restando sempre fedele a sé stesso e, soprattutto, rivendicando con orgoglio la libertà di cambiare». Ecco, probabilmente quell’infinito leopardiano frequentato e vissuto da vicino nell’infanzia, gli calzava a pennello, desiderando, consciamente, superare quella siepe che racchiude tutti gli spazi vissuti per trovare qualcosa che gli dispieghi l’orizzonte. Lo notiamo, come messi a fuoco, dai collage e da figure che emergono dal fondo della memoria.

«Un pittore estroso e controllato», lo definisce, azzardando le sue ipotesi, l’altro curatore della mostra, Ludovico Pratesi. Nella sua presentazione afferma che la mostra «è molto diretta, cinematografica, una serie di opere di una certa dimensione, alcune mai viste, alcune poco viste, in cui Cintoli ci fa capire la sua grande sensibilità sia verso la pop art americana, del surrealismo e della cinematografia sperimentale che aveva frequentato nel suo periodo trascorso a New York. Per cui quella che abbiamo proposto a Jesi è una produzione particolare, mai vista in maniera così precisa e specifica, affiancata da una grande produzione di collage polimaterici, composti di materiali vari, prosegue con “i nodi” e con un video performance sulla rinascita, visibile all’interno della mostra».


È bello che la regione si riappropri, con questa ennesima mostra sull’artista Cintoli, di un personaggio che con le Marche aveva un fil rouge, tornava spesso e da cui aveva appreso la preparazione intellettuale, la sensibilità e la creatività. Ma sempre con la libertà di riaccostarsi alla cultura americana della pop part o a quella italiana, curando l’elasticità della mente e del cuore, che assorbono ogni motivazione umana. Peccato sia morto a solo 43 anni, avrebbe deciso sicuramente alcuni passi della storia dell’arte contemporanea. La mostra di Palazzo Bisaccioni, di cui si deve evidenziare l’opera culturale promossa dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Jesi (info 0731 207523), corredata da un catalogo, pubblicato da Silvana editoriale, con le riproduzioni delle opere e i saggi dei curatori, chiuderà il 25 luglio.

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