Tedeschi con la Colombari in “Montagne russe”: «Martina ha un piano proprio diabolico, non posso dire di più»

Una scena di "Montagne russe"
Una scena di "Montagne russe"
di Chiara Morini
3 Minuti di Lettura
Giovedì 10 Marzo 2022, 10:52

PORTO SAN GIORGIO - Corrado Tedeschi con Martina Colombari domani alle ore 21,15 al teatro comunale di Porto San Giorgio in “Montagne russe”.


Che storia è? 
«Il mio personaggio, un uomo di circa 50 anni, invita nel suo appartamento Juliette, interpretata da Martina. Lei gioca con lui, Martina sarà più ruoli insieme, ha in mente un piano diabolico. Piano che ovviamente sarà rivelato alla fine, ma non mi faccia dire di più, rischieremmo di entrare nello spoiler».

 
Non può dire proprio nulla?
«Lo spettacolo è molto divertente, bello, con i ruoli diversi di Martina. Uno splendido testo di Eric Assous che in Francia è stato rappresentato da Alain Delon».


Questo spettacolo ha segnato il debutto di Martina Colombari a teatro, com’è stato essere la sua guida?
«Lei è una donna dalla volontà di ferro. La conoscevo già da prima, ma quando ci siamo visti per lo spettacolo ho avuto davanti l’immagine perfetta di Juliette. La sua volontà l’ha portata a diventare una grande interprete, dall’altrettanto grande umiltà. Una professionista seria, bellissima, prima di questo spettacolo, però, non avevamo mai lavorato insieme».


Storie come “Montagne russe” quanto aiutano? 
«Si chiude col mondo e si vive nelle storie. A me piacciono, ma non pensi che sia perché fanno ridere. Mi piace interpretare testi divertenti che abbiano però un certo interesse e una storia di fondo».


Qual è il messaggio quindi?
«Non lo dico, rischierei di cadere nello spoiler. Posso dire agli spettatori “decidete voi”, ci sono diverse chiavi di lettura». 


C’è speranza, secondo lei, che i giovani d’oggi si appassionino al teatro?
«Vedo pochi giovani a teatro, anche se ultimamente iniziano ad aumentare. Se imparano a seguirlo da giovani si ricambia il pubblico. Per quanto io sia affezionato a quello tradizionale, però, il ricambio deve esserci, il pubblico è essenziale».


Dall’alto della sua lunga carriera che consiglio si sente di dare ai giovani attori? 
«Io, tra l’altro, insegno in una scuola. Il teatro però si impara bene se lo si fa. Mi sento vicino a tutti quei ragazzi che, pur essendo talentuosi, non riescono a sfondare. Quello che mi sento di dire è “fatelo il teatro”, è importante». 


Quanto importante? 
«È terapeutico, ritengo sarebbe fondamentale insegnarlo a scuola, ma non come attività complementare. Dovrebbe essere una materia scolastica al pari di tutte le altre. All’estero questo già lo fanno, il teatro si insegna a scuola. Noi in Italia siamo un po’ indietro per questo».


Pensa che il teatro possa risollevarsi? 
«Da quando sono stati riaperti dopo la pandemia, i teatri sono stati sempre pieni. Forse all’inizio c’era un po’ di timore, ma io dico che dobbiamo andarci. Il teatro è un luogo di fantasia e libertà».


Rifarebbe tutto quello che ha fatto nella sua carriera?
«Rifarei tutto, come sempre con onestà. Mi spiego meglio: chi mi seguiva in televisione ora viene a teatro. In platea il pubblico è più preparato rispetto a quello televisivo, che invece subisce il telecomando. La televisione la guardi perché succede qualcosa, perché ti capita quel programma quando la accendi. A teatro si sceglie di andare a uno spettacolo piuttosto che un altro. Poi è chiaro che può anche non piacere». 

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