Gino Paoli porta il sapore di mare
in una magica serata a Civitanova

Gino Paoli porta il sapore di mare in una magica serata a Civitanova
di Marco Chiatti
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Giovedì 6 Agosto 2015, 20:19 - Ultimo aggiornamento: 7 Agosto, 19:53

CIVITANOVA – E’ uno degli eventi clou dell’estate musicale marchigiana. E avrà luogo venerdì 7 agosto sul palcoscenico dello Shada. Grazie al direttore artistico Aldo Ascani che ha usato tutta la sua determinazione per raggiungere l’obiettivo. Così potremo finalmente ascoltare Gino Paoli con le sue canzoni, autentiche poesie in note. Il cantautore porta in scena una speciale rilettura pop acustica delle sue canzoni più popolari e amate dal pubblico, entrate a far parte della storia della musica italiana e che hanno segnato la sua lunga carriera. “La gatta”, “Senza Fine”, “Una lunga storia d’amore”, “Il cielo in una stanza”, “Che cosa c’è”, “Sapore di sale, “Quattro amici”, “Ti lascio una canzone”, solo per citarne alcune.

Oltre agli impegni dal vivo, Gino Paoli è tornato in studio con Danilo Rea per lavorare al terzo capitolo della loro avventura musicale in duo con un nuovo disco dedicato ai capolavori della musica francese, la cui uscita è prevista in autunno.

Il mare, la sabbia, uno spicchio di luna, nel cuore di agosto: gli ingredienti ci sono tutti. Che concerto sarà?

(Ride) L’Adriatico è uno scenario perfetto, anche se per me che sono “uomo di scoglio” – in Liguria sono solo sassi – la sabbia è una cosa insolita. Mia moglie invece è innamorata della sabbia…Ecco, cantando penserò a lei! Per il resto sarà un concerto dei miei, con le mie canzoni.

Lei è un’icona della canzone d’autore italiana: dai suoi 80 anni compiuti, come vede la musica italiana? In che stato versa?

Mi pare che la tendenza sia che la canzone è tornata a essere un accompagnamento, un’atmosfera, piuttosto che un’espressione diretta. Le faccio un esempio: io non riesco ad ascoltare la musica e insieme a fare dell’altro. Invece oggi la musica si può sentire facendo altre cose. Io credo che la buona musica, così come qualsiasi altra forma d’arte, è quella capace catturarti completamente e di emozionare. Se manca l’emozione diventa semplice intrattenimento.

E secondo lei, i tanti talent show che sembrano essere l’unica strada per il successo dei giovani oggi, lo sono davvero?

Non credo: i talent possono essere un mezzo per scovare il talento, per cui ritengo che l’intenzione sia giusta. E’ il loro meccanismo con il filtro del mondo del business che non piace, e che ritengo sbagliato.

C’era una volta la scuola genovese: chi le manca di più fra i suoi colleghi?

Io non parlerei proprio di una scuola. Mi piace ricordarli come amici di cui ho nostalgia, quello che realmente sono per me, non penso a loro come cantautori. Eravamo molto affiatati, tutti uno diverso dall’altro. Non volevamo fare delle canzoni che piacessero agli altri, avevamo solo l’esigenza di esprimere qualcosa. Pensando a Bindi, Tenco e Lauzi mi emoziono. Siamo cresciuti insieme, sono gli amici di una vita: ad esempio Luigi era come un fratello minore, e Bruno mi manca moltissimo anche se litigavamo sempre. Aveva un coraggio da leone e una capacità unica di prendere la vita con senso dell’umorismo. Nei miei concerti ci sono sempre anche loro.

Ha scritto dei capolavori in musica: riesce a dire a quale sua canzone si sente più legato?

(ride) È come se chiedessero a uno che ha scritto un libro quale pagina preferisce…Non saprei dirlo, ogni canzone che ho scritto è legata a quella prima e a quella dopo. Non ce n’è una in particolare.

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