Tumore al seno, ogni anno 13 mila casi ogni anno. Le specialiste: «Non garantito il diritto alla ricostruzione»

Una sala operatoria
Una sala operatoria
di Giampiero Valenza
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Giovedì 15 Settembre 2022, 17:28

Il tumore al seno è la forma di cancro più diagnosticata nelle donne. Ogni anno vengono fatte, solo in Italia, circa 13mila mastectomie ogni anno, cioè gli interventi di asportazione delle mammelle. Ma «il diritto delle donne di affidarsi agli ospedali per scegliere la migliore ricostruzione possibile per riavere il proprio seno e ridurre il trauma dell’intervento demolitivo non è garantito», perché c'è una «questione di risorse, carenti e mal distribuite». «Alle donne non sono assicurate le migliori tecniche operatorie e spesso devono subire due o tre interventi di ricostruzione a distanza di mesi e, talora, di anni». La denuncia viene da più di 70 chirurghe senologhe e plastiche delle principali Breast unit italiane che fanno parte del progetto DonnaXDonna.

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«Si risparmia sul corpo delle donne, è ora di colmare le lacune e destinare più risorse alla cura del tumore al seno rivedendo il sistema tariffario, i cosiddetti Drg, garantendo la copertura dei costi reali sostenuti dai centri di senologia», hanno commentato nel corso di un incontro organizzato oggi al Senato.

Seppure la tecnica principale di ricostruzione del seno, raccomandata dai medici oncologi dell’associazione Aiom, sia quella effettuata insieme all'intervento di mastectomia, questa operazione, sottolineano le esperte, «non è garantita affatto».

La ricostruzione del seno dopo il tumore è invece riconosciuta nei Drg solo se effettuata in un’altra operazione successiva e distinta da quella demolitiva, cioè differita. Dice Marzia Salgarello, coordinatrice del gruppo Donna X Donna, professore associato di chirurgia plastica all’Università Cattolica del Sacro Cuore - Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli Irccs di Roma, presidente dell’associazione Beautiful After Breast Cancer Italia Onlus: «Le donne devono sottoporsi a due interventi chirurgici distinti invece di uno. Il primo prevede l’inserimento dell’espansore insieme alla demolizione della mammella e, in altro periodo, si deve tornare in ospedale per la ricostruzione del seno». Poi, e solo poi, c'è la ricostruzione.

I rimborsi

«In alcune regioni come il Lazio, le tariffe dei Drg per le ricostruzioni differite riconoscono un rimborso paradossalmente inferiore se si usano innovative tecniche di microchirurgia senza l’uso di protesi, seppure siano interventi che prevedono molte più ore di sala operatoria», aggiunge Salgarello, che sottolinea inoltre che «I Drg escludono nei rimborsi il rimodellamento della mammella contro laterale, a meno che non sia effettuato in un ulteriore terzo intervento».

Nel dossier sono state illustrate le «numerose disparità tra i sistemi di rimborsi stabiliti dalle diverse Regioni». Si va dai 2.838 euro riconosciuti nei codici Drg per la mastectomia agli ospedali in Valle D’Aosta, Liguria e Sardegna, ai 4.168 euro rimborsati alle Breast Unit in Veneto. Solo in due Regioni su venti, Emilia Romagna e Lombardia, è rimborsato l’uso degli espansori e, in parte, gli interventi bilaterali seppure le cifre siano comunque insufficienti. Altro caso eccezionale: il Friuli. Qui le tariffe dei Drg destinati alla ricostruzione mammaria sono più alte della media ma, ancora una volta, non sufficienti.

Nel Lazio, ad esempio, il rimborso delle spese per le ricostruzioni differite include i costi delle protesi mammarie ma, precisano le studiose, «paradossalmente, destina cifre più basse se si scelgono più complesse e raffinate tecniche di microchirurgia che non prevedono l’uso di questi dispositivi».

Nella maggioranza delle Regioni, continuano le senologhe, «non ci sono budget dedicati alla "chirurgia profilattica con ricostruzione immediata del seno" necessaria per le donne con mutazioni genetiche (di tipo Brca) che predispongono al rischio elevato di tumore mammario e di cui si è tornati a discutere recentemente per l’appello fatto sui social dalla top model Bianca Balti, pronta ad asportare seno ed ovaie perché portatrice del gene Brca1».

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