Covid, curva contagi come a dicembre: regioni, preoccupa il Lazio, male Veneto e Lombardia

Mercoledì 6 Gennaio 2021 di Francesco Malfetano
Covid, curva contagi come a dicembre: preoccupa il Lazio, male Veneto e Lombardia

ROMA Nuovi casi che sfondano la soglia dei 20mila e un’impennata significativa in diverse Regioni (Veneto, Lombardia, Lazio e Puglia). Dopo qualche giorno di relativa tregua, tornano a preoccupare i numeri del contagio. Quelli riportati nel bollettino del ministero della Salute di ieri, fotografano infatti una situazione allarmante che riporta indietro il calendario a dicembre scorso e pare conseguenza del susseguirsi di restrizioni e allentamenti stabilito durante le feste. «Questo andamento solleva molti dubbi sulla situazione attuale ma non consente ancora di stabilire con certezza quale sia il trend nel Paese» spiega Fabio Ciciliano, segretario del Comitato tecnico scientifico.

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Il trend

Intanto però va registrato come siano circa 5mila le nuove positività in più registrate tra martedì e lunedì (20.331 il dato di ieri, 15.378 quello delle 24 ore precedenti) anche se correlate ad un incremento del numero dei casi testati (+43.490 tamponi effettuati tra un giorno e l’altro). Un legame dimostrato dal fatto che l’indice di positività (rapporto tamponi/positivi) è rimasto stabile attorno all’11,4%. Un sostanziale equilibrio in cui sono rimaste pure le terapie intensive (+2 contro le -10 registrate ieri, per un totale di 2.571) ma non i decessi. Da giorni infatti questi seguono un andamento irregolare che rende impossibile decifrare la situazione. Se ieri le morti si sono attestate a 548, il giorno erano 649 e lunedì erano 348.

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Italia rossa o arancione

Le informazioni in pratica ora lasciano solo una certezza e un dubbio. La prima è che la situazione in ogni caso ci impone di preoccuparci, il secondo invece è che bisogna ancora capire quanto davvero dovremo farlo. «Gli effetti del “decreto natale”, quello dell’Italia tutta rossa o arancione, si vedranno solo dopo la metà di gennaio» sostiene Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe. La strada però sembra segnata. Dopo l’incremento dell’indice Rt di metà dicembre infatti, stanno aumentando i ricoveri. «È la normale evoluzione dell’epidemia - continua - Poi si muoveranno gli accessi in ospedale, in seguito quelli in terapia intensiva e infine le morti». Ciò vuol dire che se come si teme le misure adottate a Natale non sono state sufficientemente rigide: «A breve se ne vedranno i risultati». E potrebbero purtroppo stupire perché il quadro attuale “ancora accettabile” non è fedele alla realtà a causa della riduzione del flusso dei dati in arrivo dalle Regioni a fine dicembre e «dell’imponente calo del numero di test». Come spiega Cartabellotta, anticipando alcune cifre che Gimbe pubblicherà oggi: dal 23 al 5 gennaio, rispetto alle 2 settimane precedenti, si sono fatti 464mila tamponi in meno e sono stati testati 208mila casi in meno.

 

 

 

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Le regioni

Non vanno meglio le cose ragionando sui numeri locali. La regione con più casi giornalieri è ancora il Veneto, con 3.638 nuovi casi (nelle 24 ore precedenti erano stati 3.151), seguito dalla Lombardia che registra un’impennata significativa, (+2.952 a fronte del +1.338 precedente) proprio come il Lazio (+2.007 contro +1.719), e la Puglia che segna un aumento di circa 500 casi (1.581 rispetto a 1.081 registrati lunedì). Incrementi preoccupanti ma, come i dati nazionali, ancora impossibili da valutare. La certezza in questo caso è che, estendendo l’analisi ai monitoraggi settimanali, si conferma come le Regioni che sono tornate gialle prima vedono adesso una crescita più forte e, quindi, come quel livello di restrizioni tenga alta in maniera preoccupante la circolazione del virus. Non solo il caso-limite del Veneto, ma anche quello del Lazio (+31,3%), della Sicilia (+59%), della Liguria (+44.6%), dell’Emilia-Romagna (+36,3%), delle Marche (+35,8%), della Puglia (+35%) e del Friuli (+32%). Chi invece è stato tenuto più a lungo in rosso ha incrementi meno significativi: Lombardia (+27,2%), Toscana (+18.5%) e Piemonte (+27%).

 


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