Ricoveri in calo se ci sono più farmacie. «Fanno prevenzione». Per ogni nuova struttura 17 ospedalizzazioni in meno

Studio di Bankitalia spiega gli effetti sui cittadini della croce verde sotto casa

Ricoveri in calo se ci sono più farmacie. «Fanno prevenzione». Per ogni nuova struttura 17 ospedalizzazioni in meno
Ricoveri in calo se ci sono più farmacie. «Fanno prevenzione». Per ogni nuova struttura 17 ospedalizzazioni in meno
di Luca Cifoni
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Domenica 4 Dicembre 2022, 21:32 - Ultimo aggiornamento: 5 Dicembre, 11:31

Più farmacie, meno ricoveri non necessari negli ospedali. Uno studio della Banca d’Italia analizza gli effetti della legge del 2012 - voluta dal governo Monti - che pur non rimuovendo le limitazioni all’apertura delle farmacie, ne aumentava di fatto il numero. Le conclusioni sono piuttosto nette: per ogni nuova struttura aperta si contano 17 ospedalizzazioni in meno. L’idea di fondo è che le farmacie abbiano svolto il ruolo di punto di informazione e orientamento per i cittadini. I dati presi in esame nella ricerca arrivano al 2019, alle soglie dell’esplosione del Covid; ma risultano ancora più interessanti alla luce di quel che è successo nei mesi successivi, in cui molte farmacie hanno svolto un ruolo di presidio sanitario sul territorio, per i vaccini ma non solo.

DALLA RIFORMA IN POI

Lo studio, firmato da Andrea Cintolesi e Andrea Riganti (Temi di discussione numero 1.388) fa parte del lavoro di ricerca economica di Via Nazionale, pur non impegnando necessariamente il punto di vista della banca. Si parte proprio dalla riforma di dieci anni fa, il decreto “Cresci Italia” approvato subito dopo la durissima manovra finanziaria del governo Monti, con l’obiettivo di spingere la crescita anche attraverso la liberalizzazione di alcuni settori. Per le farmacie fu deciso di abbassare le soglie di popolazione in base alle quali è possibile l’apertura di nuove strutture. Secondo i dati di Federfarma in Italia ci sono 3.129 farmacie per abitante, un dato sostanzialmente in linea con la media europea di 3.275. La legge del 2012 ebbe come effetto una crescita dell’8 per cento, relativamente rapida, del numero di punti vendita di medicinali. Gli autori della ricerca mettono questi numeri in correlazione con quelli relativi ai ricoveri ospedalieri; ma considerando separatamente le ospedalizzazioni per operazioni chirurgiche, che presumibilmente non hanno a che fare con il ricorso a terapie farmaceutiche. 

L’analisi viene rafforzata con ulteriori controlli per escludere altri fattori che potrebbero aver determinato la tendenza. Il risultato è che nel periodo successivo i ricoveri sono diminuiti dell’1,1 per cento, e la relativa spesa a carico della sanità pubblica dell’1,3 per cento. Vuol dire più o meno 1,6 euro pro capite in meno ogni anno. Osservando il fenomeno da un altro punto di vista, ogni nuova apertura ha evitato 17 ospedalizzazioni: una quantità non gigantesca presa da sola, ma che diventa significativa quando le aperture sono molte.

LE CAUSE

Qual è il “canale” attraverso il quale questi due andamenti sono correlati tra loro? In altre parole, perché le farmacie in più fanno calare i ricoveri? Cintolesi e Riganti escludono un “effetto sostituzione” in base al quale un eventuale maggior consumo di medicine avrebbe prevenuto l’accesso ai nosocomi. Questo non è il caso - argomentano - perché nello stesso periodo non c’è stato un corrispondente aumento dell’acquisto di farmaci. E allora? Sarebbe in gioco piuttosto il “canale informativo”: i farmacisti sul territorio possono consigliare le famiglie con indicazioni che alla fine consentono loro di risparmiarsi il passaggio in ospedale. 
Questa conclusione è rafforzata dall’analisi per gruppi di età: il calo dei ricoveri è concentrato tra bambini e anziani. Ovvero le categorie considerate più fragili per le quali certi sintomi possono provocare maggior allarme, anche per la minore capacità di descriverli correttamente da parte degli interessati.

LE LIBERALIZZAZIONI

L’indicazione politica è valutare gli effetti della liberalizzazione del settore non solo in base alle eventuali diminuzioni di prezzo che ne possono derivare (per i farmaci da banco) ma anche con riguardo al miglioramento della salute generale e alla riduzione della spesa pubblica.
 

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