Zona arancione e rossa, Galli: «Se i contagi non calano bisognerà chiudere tutto»

Martedì 17 Novembre 2020
Lockdown, il virologo Galli: «Se i contagi non calano bisognerà chiudere tutto»

«Ciò che succederà nei prossimi 15 giorni, in termini di ricoveri e sofferenza degli ospedali, è inevitabile. I segnali di flessione dei contagi ci sono, flebili. Ma gli effetti su una minore pressione sugli ospedali li vedremo, eventualmente, più avanti. E purtroppo siamo ancora a 30mila nuovi positivi al giorno, se non c’è una effettiva riduzione, arriveranno giorni ancora più difficili per la gestione degli ospedali. Se nelle prossime due settimane non ci sarà una reale diminuzione dei nuovi casi, nuove chiusure saranno inevitabili».

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Il professor Massimo Galli, direttore di Malattie infettive dell’Ospedale Sacco di Milano, è tra coloro che nei giorni dell’incoscienza dell’estate, hanno messo in guardia sul rischio di una seconda ondata.
In terapia intensiva siamo a 91 posti letto in più occupati al giorno, in area medica 700. Di questo passo tra due settimane gli ospedali saranno allo stremo.
«La scommessa è sulla possibilità di una riduzione effettiva della trasmissione del virus nell’arco dei prossimi 15 giorni. Siamo già al limite».
Andremo in grave sofferenza negli ospedali, dunque?
«Direi che la sofferenza è già in atto. Il potenziamento dei letti dedicati al Covid ha sottratto risorse ad altre attività. Lo stesso vale per il personale. E il rallentamento dei ricoveri lo vedremo solo quando ci sarà una riduzione delle infezioni. Quello che stiamo temendo nei prossimi 15 giorni, invece, è già in cammino. Da questo punto di vista, non ci possiamo fare nulla, non è arrestabile, i ricoveri che avremmo sono effetto di contagi già avvenuti».
Cosa si aspetta?
«Gli ospedali avranno un prolungamento dello stress test. Sa cosa servirebbero? La disponibilità di luoghi per il ricovero delle persone che non necessitano di un letto in un reparto per acuti o per i pazienti che potrebbero essere pre dimessi. Bisogna prepararsi subito».
Parla dei Covid hotel?
«Appunto».
Ma non dovevamo pensarci prima?
«Bravo».
Un posto letto Covid per quanti giorni in media viene occupato?
«A lungo. S’ipotizza, in media, per 14 giorni. E chi viene dimesso dalla rianimazione, necessita poi un passaggio intermedio in altri reparti, non va subito a casa».
Si aspettava una seconda ondata di questa entità?
«Io ho sempre detto che non era obbligatoria. Ma nella misura in cui sono falliti tutti i provvedimenti necessari per il contenimento, era inevitabile una seconda ondata così forte. Ricordo il 14 settembre. Era il giorno della riapertura delle scuole. Pensai tra me e me incrociando tutte le dita: non ci sono garanzie per i trasporti, le persone che si ammassano per la movida, riaprono le scuole e ci saranno le elezioni. Mi sono detto: la probabilità di non avere una seconda ondata pesantissima, è remota. Mi sarei dato degli schiaffi allo specchio mentre mi facevo la barba. Mi dissi: ma perché ci siamo ricacciati in questo guaio?».
Se non vedremo nelle prossime due settimane una diminuzione reale del numero dei contagi, dovremo correre ai ripari?
«Stiamo inseguendo questo virus da mesi. Dovremo intensificare l’inseguimento con ulteriori soluzioni per i ricoveri, per i Covid hotel. E dovremo prendere atto alla necessità di altre chiusure».
In Lombardia, dove con la fascia rossa comunque ci sono limitazioni importanti, si vede uno spiraglio?
«Qualche modalità di organizzazione migliore per la gestione agli ospedali c’è. L’effetto della diminuzione dei contagi è simile a quello nazionale, piccoli segnali. Mi auguro che siano confermati nel tempo. Ma sono due ora le madri di tutte le battaglie. Non solo in Lombardia, in tutta Italia».
Quali?
«La prima è la capacità di potenziare davvero un’assistenza domiciliare tale da ridurre la pressione sugli ospedali rappresentata da persone che, pur avendo validissimi motivi per farsi curare, potrebbero essere ottimamente seguite anche a casa. L’altra madre di tutte la battaglie per quando ci saranno le riaperture: una diagnostica precisa e veloce. I test salivari “fai-da-te” sono una importante opportunità. Aziende e scuole devono avere la possibilità di fare diagnosi precocissime, test frequenti. Se riapriamo, non dobbiamo commettere i vecchi errori. A Ferragosto abbiamo “pazziato”, il Natale ce lo stiamo giocando insieme al Capodanno. Non vorremmo giocarci anche la prossima Pasqua. I test veloci e sempre più diffusi possono evitarci nuovi guai».

Ultimo aggiornamento: 16:14 © RIPRODUZIONE RISERVATA