Natale in lockdown? Cene di famiglia ma solo con parenti stretti

Venerdì 13 Novembre 2020 di Alberto Gentili
Natale, cene di famiglia ma solo con parenti stretti

Un piano per il Natale ai tempi del Covid non è ancora nero su bianco. Ma nei lunghi vertici a palazzo Chigi e nelle conversazioni a margine tra i ministri che seguono il drammatico dossier dell’epidemia, qualche idea sta saltando fuori. Però Roberto Speranza (Salute) frena, dice che «è tutto prematuro». Perché ogni decisione dipenderà dalla tenuta del sistema sanitario e da come tra quaranta giorni sarà la curva dei contagi. E perché, se l’allarme restasse alto, e le misure di contenimento fin qui adottate e quelle che verranno prese nei prossimi giorni non avranno sortito gli effetti sperati, i margini saranno minimi.

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Basti pensare che attualmente vige il coprifuoco in tutta Italia dalle 22 alle 5 del mattino, dunque se la situazione non migliorerà e la stretta non dovesse essere allentata, più che un cenone di Natale si dovrebbe ripiegare sull’apericena. E se sarà salvo il pranzo natalizio, chi vive nelle “Regioni rosse” - e dunque non può uscire di casa se per non ragioni di lavoro, salute o necessità - sarebbe invece costretto a trascorrere anche il giorno di Natale con i soli familiari conviventi. Allo stesso tempo sarebbero vietate le riunioni familiari tra persone che risiedono in Regioni di diverso colore: appare improbabile infatti un doppio salto (da rosse a gialle, dove è consentito varcare i confini) di Lombardia, Calabria, Piemonte e forse Campania (si decide oggi). Come difficile (ma non impossibile) sarà ritrovare tra 40 giorni Sicilia, Puglia, Umbria, Toscana, Abruzzo tra le Regioni della fascia gialla.


Non è però questo il Natale che immagina il premier Giuseppe Conte, che teme per la tenuta psicologica del Paese e per i gravi contraccolpi sui consumi natalizi. L’idea che sta prendendo forza nel governo, sempre nella speranza che l’epidemia dia un po’ di respiro, è quello di concedere una deroga breve alle restrizioni (qualora non fossero state allentate). E di permettere agli italiani di trascorrere le Feste assieme ai «parenti più stretti, di primo grado», come dicono il ministro agli Affari regionali Francesco Boccia e la sottosegretaria alla Salute Sandra Zampa. Traduzione: genitori e figli, fratelli e sorelle. Facendo però la massima attenzione. Preservando le persone anziane. Evitando baci e abbracci. Possibilmente usando la mascherina fin quando non ci si mette a tavola. Perché, come dicono i dati, il 75-80% dei contagi avviene in famiglia.

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«Prudenza estrema»


E se sembra esclusa la raccomandazione di fare prima del cenone di Natale o il veglione di Capodanno un tampone rapido o un esame sierologico, in quanto il sistema già vicino al collasso imploderebbe davanti a una richiesta massiccia e contemporanea di analisi, dal governo verrà richiesta agli italiani «estrema prudenza». «Sarà un Natale», spiega Walter Ricciardi, consigliere del ministro della Salute, «in cui purtroppo la circolazione del virus sarà ancora intensa per cui non saranno possibili cenoni aperti, assembramenti, persone che non si conoscono e che stanno una vicina all’altra. Sarà un Natale con i propri cari, sapendo che i propri cari hanno adottato a loro volta dei comportamenti saggi e che stanno attenti alla distanza e all’igiene». Insomma: «Un Natale sobrio e di massima prudenza».


C’è poi il tema consumi: se il Natale non decollerà, per l’economia sarà un colpo mortale. Si pensa perciò a concedere un allungamento dell’orario di apertura dei negozi, riservando le due prime ore dello shopping (come deciso ieri da Veneto, Emilia e Friuli) a chi ha più di 65 anni e dunque è a maggiore rischio-Covid. Non esclusa, se i dati epidemiologici lo consentiranno, anche l’apertura domenicale. Inclusi i centri commerciali. Ma senza il libera tutti della scorsa estate perché, come dice l’infettivologo Massimo Galli, «se affrontiamo Natale e Capodanno come Ferragosto, non ne usciamo più».

Ultimo aggiornamento: 12:08 © RIPRODUZIONE RISERVATA