Riapre la chiesa di San Decenzio a un anno esatto dal terremoto. Sarà l’arcivescovo Salvucci a officiare le cerimonie del 1° e del 2 novembre

Sarà l arcivescovo Salvucci a officiare le cerimonie del 1° e del 2 novembre
Sarà l’arcivescovo Salvucci a officiare le cerimonie del 1° e del 2 novembre
di Miléna Bonaparte
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Venerdì 27 Ottobre 2023, 01:35 - Ultimo aggiornamento: 12:29
PESARO Padre Marcello raccontava di aver completato l’Ottavario dei morti il giorno prima, nella chiesa di San Decenzio. Giusto in tempo, il segno divino per chi ci crede. Quell’attimo di sollievo intanto che, pieno di angoscia e spavento, con alcuni fedeli metteva in salvo i pezzi del capo della Madonnina dei Cappuccini crollato a terra. La statua ferita sarebbe diventata il simbolo del 9 novembre dello scorso anno che Pesaro si ricorderà a lungo, svegliata di soprassalto da due scosse di terremoto, una di seguito all’altra poco dopo le 7 del mattino, la prima di magnitudo 5.5, che avrebbero paralizzato la città. Assai diffusi i danni, ancora non del tutto sanati. Fra i tanti edifici, inaccessibile anche la chiesa del cimitero centrale di via Mirabelli, officiata appunto da padre Marcello con i frati francescani e rimasta in tutto questo periodo sbarrata. 


Rischi scongiurati


Ora che è stato scongiurato il rischio per la stabilità del luogo di culto, San Decenzio verrà riaperta ufficialmente dopo un anno esatto dall’Arcidiocesi in occasione della festività di Ognissanti e della commemorazione dei defunti, il 1º e il 2 novembre, per proseguire con le funzioni all’Ottavario dei morti che si concludono proprio il 9 novembre, data funesta in cui ci sarebbe da pregare anche contro le calamità naturali. Il calendario religioso prende il via dal mercoledì dedicato a tutti i Santi con la messa alle 10 e il rosario alle 15, quindi alle 15,30 è in programma la celebrazione eucaristica officiata da monsignor Sandro Salvucci. Giovedì 2 novembre, la ricorrenza dei defunti, le funzioni si aprono alle 10 con la santa messa dell’arcivescovo, seguita dalla deposizione di una corona alla pietra della memoria dei caduti della seconda guerra mondiale, in presenza di autorità civili e militari. Dal 2 al 9 novembre è previsto infine l’Ottavario dei morti con rosario alle 15 e santa messa alle 15,30.

La rinascita


Una rinascita tanto attesa quella di San Decenzio, considerata da alcuni studiosi la chiesa più antica di Pesaro. Si trovava fuori dalle mura cittadine, vicino alla necropoli. Ma non altrettanto succederà, in occasione delle tradizionali feste dei primi di novembre, per molti altri luoghi di culto rimasti ancora interdetti.

Prima fra tutti la Pieve di Candelara che, senza i necessari lavori strutturali di consolidamento e le risorse a disposizione dell’Arcidiocesi, rischia di collassare. Servono opere urgenti se si vuole salvare il prezioso e antichissimo gioiello del 1209. È stata lanciata anche una raccolta di firme dal comitato “Pesaro città d’arte e cultura” e da EveryOne Group per mettere almeno in sicurezza Santo Stefano e riaprirlo alle funzioni religiose, ai matrimoni (è sempre stato uno dei templi preferiti dalle coppie) e alle visite turistiche. I tecnici avevano subito riscontrato danni nel corpo portante dell’edificio, il timpano della parete lato est si è spostato di alcuni centimetri, vistosi i distacchi di intonaco, le crepe sui muri, le infiltrazioni di umidità che minacciano gli affreschi. Tra le chiese più danneggiate risulta anche quella di Roncosanbaccio, pressoché crollata. E tanti altri piccoli luoghi di culto senza risorse diventati il simbolo di un indifferente post terremoto. 

Il ritorno


Il ritorno dopo un anno di San Decenzio è visto da chi ama il patrimonio culturale anche come un segnale di buon auspicio per la riapertura alle visite della Cripta, un tesoro sotto le navate che rappresenta la testimonianza dell’impianto originario romanico (1.153 circa) della chiesa del cimitero, innalzata sul sito del IV secolo d.C. della prima comunità cristiana di Pisaurum, una cella funeraria dei fratelli martiri Decenzio e Germano, l’uno vescovo e l’altro diacono. Nel corso degli anni il tempio è stato basilica, poi abbazia. Allo stato attuale è semplicemente una chiesa, perché dell’antico impianto restano solo la cripta e il sarcofago dei due santi, trasferito al Museo diocesano. Il luogo di culto ha una struttura composita, avendo subito diverse modifiche. Dopo l’iniziale complesso romanico, sempre legato alle sepolture che aveva sede fuori dalle mura vicino alla necropoli, risale alla seconda metà del Trecento l’intervento gotico. Le linee neoclassiche rimaste fino a oggi si devono all’architetto Giannandrea Lazzarini che vi operò nel 1787.

 

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