I pendolari delle truffe agli anziani scoperti a causa di una mascherina

I pendolari delle truffe agli anziani scoperti a causa di una mascherina
I pendolari delle truffe agli anziani scoperti a causa di una mascherina
di Luigi Benelli
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Martedì 7 Giugno 2022, 08:10 - Ultimo aggiornamento: 14:44

PESARO  - La messa in scena e il tentato raggiro ai danni di coppie di anziani. Ma l’auto viene fermata per un controllo (nessuno a bordo indossava la mascherina, erano ancora in vigore le restrizioni per il Covid) e i tre potenziali truffatori finiscono a processo. E’ la storia di tre napoletani di 52, 27 e 34 anni finiti alla sbarra per truffa in concorso aggravata.


Passo indietro. I tre avevano chiamato un pesarese di 81 anni fingendosi avvocati e dicendo che il figlio non aveva mai pagato il bollo dell’auto e che per tale motivo era in stato d’arresto. Per liberarlo servivano 5mila euro altrimenti sarebbe rimasto in carcere fino al processo. Un trucco, quello del falso arresto per multe, assicurazioni o bolli non pagati, spesso impiegato per raggirare le fasce più deboli ed esposte. E così è stato. Almeno in un primo momento. L’anziano si era infatti spaventato ma aveva detto che non riusciva a rimediare quei soldi. Così il finto legale gli aveva replicato che avrebbero accettato anche degli ori o dei gioielli che avrebbero poi convertito in moneta.


In quell’istante la moglie dell’anziano, turbata dalla telefonata, aveva spiegato al marito che si trattava di una truffa e che doveva chiudere. Ma i sedicenti avvocati avevano giocato l’asso nella manica. «Guardi, mi passi sua moglie perché sono con i carabinieri che hanno sentito tutto e sono pronti a denunciarla». I due anziani a quel punto si erano sì spaventati, ma non erano del tutto convinti che dall’altra parte della cornetta ci fossero realmente degli avvocati e carabinieri, così avevano ribadito di voler chiamare il 112 per verificare che il figlio fosse realmente in stato di fermo. Tuttavia dall’altra parte chi aveva architettato il piano era riusciti a deviare la chiamata e un terzo personaggio che aveva risposto fingendosi il piantone dei carabinieri. «Sì qui abbiamo suo figlio, lo porteremo in carcere».

A quel punto i due anziani avevano iniziato a negoziare e concordato il ritiro dei preziosi in oro per il giorno successivo. La prima cosa che avevano fatto però, una volta chiusa la sgradevole conversazione, era stata di chiamare il figlio che però li aveva assicurati di essere regolarmente al lavoro. Capito il raggiro, hanno pertanto chiamato i carabinieri, questa volta quelli veri, e hanno raccontato tutto. E in poco tempo hanno imbastito la trappola organizzata dall’Arma. I militari avrebbero aspettato i truffatori in casa. Ma qualcosa non è andato come da copione perché dei tre napoletani l’indomani non c’era nessuna traccia. Erano stati già scoperti e bloccati. La loro auto, già nota e legata ad altre truffe, era stata intercettata da una pattuglia che l’aveva fermata perché i tre a bordo non avevano la mascherina.


E dal controllo erano emersi i loro precedenti legati ai raggiri nei confronti di anziani. Erano partiti da Napoli per ritirare l’oro, se ne sono andati con una denuncia. Tra l’altro dai tabulati telefonici erano emersi i contatti con gli anziani e tramite il gps anche gli appostamenti sotto casa della coppia. Il processo è aggiornato a ottobre. Tra i difensori degli imputati l’avvocato Stefano Vichi. 

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