Acquaroli e Saltamartini illustrano la riforma che cancella Marche Nord: consenso della direzione, personale collaborativo

Acquaroli e Saltamartini illustrano la riforma che cancella Marche Nord: consenso dalla direzione, personale collaborativo
Acquaroli e Saltamartini illustrano la riforma che cancella Marche Nord: consenso dalla direzione, personale collaborativo
6 Minuti di Lettura
Venerdì 15 Luglio 2022, 06:10

PESARO - Semplificazione del sistema sanitario con una sola governance nella provincia di Pesaro Urbino (quella dell’azienda sanitaria territoriale che sarà operativa dal primo gennaio 2023) laddove ora ci sono tre livelli decisionali (la direzione di Marche Nord, la direzione dell’Area Vasta 1, la direzione dell’Asur) e responsabilizzazione di tale vertice per le scelte assunte.

Soprattutto, incontro tra domanda e offerta sanitarie, attraverso l’analisi dei fabbisogni di salute con la ricognizione storica delle prestazioni chieste dai cittadini nel territorio e fuori regione (queste ultime sono la famigerata mobilità passiva che storna risorse preziose dalle Marche, per il 35% nella provincia pesarese, verso altre regioni), e organizzazione dei servizi ospedalieri, di cure intermedie, territoriali e domiciliari per rispondere specificamente a tali fabbisogni. 

Più forza a sindaci e cittadini
In più democratizzazione del sistema, con più potere dato ai sindaci, che controlleranno i bilanci dell’azienda sanitaria territoriale ed esprimeranno un parere sulla direzione, e il riconoscimento di un’interlocuzione diretta con i cittadini che potranno rivolgere all’ufficio relazioni con il pubblico le loro segnalazioni e avranno la possibilità di esprimere il gradimento dei servizi. Con una decisiva spinta sulla digitalizzazione dei servizi, dal fascicolo elettronico dell’utente (solo 80mila nelle Marche su un milione e mezzo di cittadini) alla telemedicina, dotando tra l’altro i medici di medicina generale di una segretaria perché non siano soffocati dalle incombenze burocratiche.

Questa in sintesi è la riforma del sistema sanitario marchigiano illustrata ieri ai giornalisti nell’auditorium dell’Università dell’età libera, dopo l’incontro con il personale dell’azienda Marche Nord, dall’assessore regionale alla salute Filippo Saltamartini e dal presidente della Regione Francesco Acquaroli. Nel giorno in cui il personale ospedaliero (come sottolineato dall’assessore) ha riconosciuto i limiti dell’attuale organizzazione per la mancata cooperazione tra Marche Nord e Area Vasta 1 e i direttori di tali enti hanno accolto con favore tale riforma nell’audizione in commissione sanità regionale, Saltamartini e Acquaroli a Pesaro hanno completamente scavalcato le polemiche politiche, a partire da quella istituzionale del sindaco Matteo Ricci, per la cancellazione dopo 28 anni dell’azienda ospedaliera pesarese, giustificando la scelta con l’esigenza di un’efficiente programmazione e di una funzionale risposta ai bisogni di salute (con il garbo dell’assessore che ha continuato a esprimersi nel senso di un potenziamento di Marche Nord verso il territorio, laddove la norma della proposta di legge, la cui approvazione è annunciata per i primi giorni di agosto, indica l’incorporazione dell’azienda nell’Ast di Pesaro Urbino, affiancata da altre 4 aziende provinciali al posto dell’Asur).

Misure contro la mobilità passiva

Saltamartini ha garantito la valorizzazione delle specializzazioni di secondo livello presenti nell’ospedale di Pesaro (classificato presidio di primo livello proprio dall’ex governatore Ceriscioli nel 2018, nonostante Marche Nord, con il suo avallo, si definisse dal 2015 azienda di secondo livello) ma la sostanza della riforma è che assessore e governatore si sono impegnati a risolvere lo strabismo dell’attuale sistema che vede Marche Nord ricoverare cittadini di altre regioni a fronte di una fuga 5 volte superiore di pesaresi e fanesi per ricoveri fuori regione, soprattutto in Emilia Romagna (dati dell’ultimo anno pre Covid, il 2019: 1.438 ricoveri a Marche Nord di mobilità attiva contro 7.226 ricoveri di mobilità passiva di complessità medio bassa dai distretti sanitari di Pesaro e Fano, di cui il 61% da Pesaro).

Riequilibrio dei posti letto

In termini generali, sono stati promessi il riequilibrio del deficit di posti letto rispetto ad altre province (nell’integrazione con i posti letto di cure intermedie), creato all’epoca degli assessori pesaresi alla sanità, e l’attivazione per la sanità pubblica dei 50 posti letto congelati da Ceriscioli per una clinica privata a Fano proprio nella specialità di ortopedia, che provoca gran parte della mobilità passiva. Ma per queste misure si dovrà attendere in autunno il nuovo piano socio sanitario. Acquaroli ha ricordato che questo è un sistema opposto a quello dell’azienda unica creato nel 2003 e perfezionato con gli ospedali unici, che non ha soddisfatto le esigenze di cura ed è stato bocciato dagli elettori marchigiani. Riguardo all’attuale caporetto dell’emergenza urgenza senza medici, dalle postazioni del 118 ai pronto soccorso, con le guardie mediche chiuse e la carenza di medici di medicina generale, la colpa, è stato evidenziato, è della mancata passata programmazione.

Nessuna risposta all'appello di Ricci

Non sembra trovare adesioni nel mondo ospedaliero lo strappo del sindaco Matteo Ricci contro la Regione per la riforma che cancella dopo 12 anni l’azienda Ospedali riuniti Marche Nord, che a sua volta assorbiva 16 anni di gestione dell’azienda ospedaliera San Salvatore di Pesaro, aggregando a essa dal primo gennaio 2011 l’ospedale Santa Croce di Fano. In particolare, non viene raccolto l’appello alla mobilitazione rivolto agli operatori sanitari di Marche Nord sul presupposto che vivano con disagio e frustrazione la prevista l‘incorporazione nella futura azienda sanitaria territoriale (Ast) dell’azienda ospedaliera, che cesserà di esistere il 31 dicembre 2022 secondo la proposta di legge della giunta regionale. Questo, perlomeno, è l’esito dell’incontro di ieri mattina con il personale testimoniato dal presidente della Regione.

Vertici sanitari favorevoli

Ancora più significativa è l’audizione, avvenuta sempre nella mattinata di ieri, dei vertici sanitari della provincia presso la commissione sanità della Regione su questo progetto di riforma. Romeo Magnoni, direttore dell’Area vasta 1 dell’Asur, si è espresso positivamente sul riconoscimento della personalità giuridica all’azienda su base provinciale (5 Ast invece di un’Asur), segnalando l’esigenza di curare con particolare attenzione il passaggio del personale nell’unificazione con Marche Nord.

In particolare, la direttrice generale di Marche Nord, Maria Capalbo, si è mostrata molto ben disposta (con il disorientamento del consigliere regionale Carancini del Pd) verso la riforma, affermando che questo cambiamento è utile perché l’organizzazione dei servizi nel Pesarese ha sofferto di una difficoltà di comunicazione tra le aziende e la sanità efficiente è quella che si organizza con l’integrazione tra ospedale e territorio.

La reazione di medici e infermieri

Riguardo al personale di Marche Nord - direttori, medici, infermieri, operatori socio sanitari - nell’incontro con il vertice della Regione «sono emersi un atteggiamento collaborativo - ha dichiarato Francesco Acquaroli - e l’apprezzamento per essere noi venuti a presentare questa proposta di riforma, in una fase di concertazione. Sono arrivati suggerimenti, valutazioni generali e specifiche. È l’inizio di un percorso perché una riforma non la si fa approvando un articolato di legge ma cercando di capire come utilizzare al meglio le risorse e mettendo le aziende in condizione di interpretare meglio le esigenze dei cittadini. Può esserci preoccupazione, perché i cambiamenti inducono questo, però, spero e credo, perché in tanti sono intervenuti, che tutti abbiano capito che non c’è la volontà di mettere in discussione l’operato di nessuno, bensì la voglia di adeguare la sfida della sanità regionale ai tempi che viviamo».

© RIPRODUZIONE RISERVATA