Tre settimane in zona arancione: meno contagi, ma negli ospedali si sono liberati solo 20 posti letto

Mercoledì 16 Dicembre 2020 di Lorenzo Sconocchini
Tre settimane in zona arancione: meno contagi, ma negli ospedali si sono liberati solo 20 posti letto

ANCONA  - A cosa sono servite nelle Marche tre settimane di zona arancione? Quanto hanno arginato la diffusione del virus e alleggerito il sovraccarico del Covid-19 sugli ospedali i 21 giorni, dal 15 novembre al 6 dicembre, trascorsi con bar e ristoranti chiusi e il divieto di uscire dal proprio comune se non per giustificati motivi? Domande più che legittime, specie ora che, dopo appena una settimana di rientro in zona gialla, si affaccia concreta la prospettiva di un nuovo giro di vite in tutta Italia.

 

 

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Le risposte sono nei numeri che si ottengono confrontando la situazione a distanza di tre settimane, traslando però i dati in avanti di 7-10 giorni, il tempo necessario - tra incubazione del virus e diagnosi dopo i sintomi - per vedere in concreto gli effetti di una misura di contenimento. 


Così il confronto, per valutare l’impatto della zona arancione, può essere utile tra la seconda settimana di dicembre, prima che inizino a farsi sentire i possibili effetti del ritorno in giallo (bar e ristoranti riaperti e libera circolazione tra comuni) con la terza di novembre, quando ancora non si avvertivano i primi benefici delle restrizioni scattate il 15 novembre. Di sicuro la diffusione del virus ha rallentato. Non lo testimonia solo la discesa dell’indice Rt (che si calcola solo sui sintomatici) passato dall’1.17 del report del 20 novembre allo 0,8 dell’ultimo monitoraggio di ministero della Salute e Iss, venerdì scorso. Anche l’incidenza dei nuovi positivi è diminuita decisamente, passando dai 3.783 casi della terza settimana di novembre ai 2.434 della seconda di dicembre, con una flessione intorno al 35%. Ma il drastico abbattimento dei contagi è dovuto in buona parte alla diminuzione dei soggetti sottoposti a tampone molecolare. Nella terza settimana di novembre erano stati testati 12.548 marchigiani, nella seconda di dicembre (al netto dei test rapidi che la Regione contabilizza dal primo dicembre ma ancora non valgono per attestare la positività) si è scesi a 9.700. Per cui il calo del tasso di positività è sceso sì di livello, passando dal 30,1 al 25,1%, ma resta alto: all’inizio di ottobre si trovavano 4 positivi ogni 100 tamponi adesso siamo a un positivo ogni 4.

E se anche l’incidenza dei positivi è calata, passando da 248 casi settimanali ogni 100mila abitanti a 160, il livello resta alto, seppur inferiore alla media nazionale: le Marche ora sono all’ottavo posto tra le 21 regioni e province autonome, distanti dal Veneto e dal Friuli, che guidano la classifica con 523 e 384 nuovi positivi settimanali ogni 100mila abitanti, ma molto peggio ad esempio della Toscana, dove il transito in zona rossa ha permesso di abbattere l’incidenza fino a 102 casi. Lo stesso vale per la Valle d’Aosta, zona rossa della prima ora, scesa adesso a 109 casi ogni 100mila residenti. 


E l’impatto dell’arancione sui reparti Covid non è stato risolutivo. Nonostante nelle tre settimane di “monitoraggio” ci siano stati nelle Marche ben 236 decessi correlati all’epidemia e 716 dimissioni di contagiati, il calo dei ricoveri è stato modesto. Dal 22 novembre al 14 dicembre i pazienti in terapia intensiva sono scesi da 88 a 83, appena 5 in meno. Più pronunciato il calo dei ricoveri complessivi per Covid contabilizzati nei bollettini del servizio Salute della Regione, scesi in tre settimane da 630 a 552 (-78). Nell’ultimo monitoraggio nazionale le Marche restano sopra la soglia critica sia per il tasso di occupazione dei posti di Terapia intensiva per pazienti Covid (45%, come tre settimane prima) sia per l’occupazione dei posti di area medica, sebbene la percentuale sia scesa dal 52 al 43%. 


E il quadro si fa più complicato se si calcolano anche, come avveniva nella fase 1 dell’emergenza sanitaria, altre due categorie di pazienti infetti: i ricoverati nelle strutture territoriali tipo Rsa, quelli che a primavera si chiamavano reparti post-acuzie (280 pazienti al 14 dicembre) e i pazienti assistiti nei pronto soccorso (23 alla stessa data) che a metà novembre la Regione ha scorporato dal totale ritenendoli tecnicamente “non ricoverati”. Aggiungendo anche questi, il totale dei ricoveri tra Coviderie, pronto soccorso e Rsa sale a 855, appena 20 in meno rispetto a tre settimane prima. E intanto è aumentato il ritmo dei decessi correlati all’epidemia: erano stati 67 nella terza settimana di novembre, sono saliti a 77 nella seconda di dicembre.

 

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