Marche poco "free": differenziata
ogni anno solo il 38% della plastica

Mercoledì 7 Agosto 2019 di Martina Marinangeli
ANCONA Ogni marchigiano produce, in un anno, circa 64 chili di plastica, per un totale di 96mila tonnellate. Di queste, solo il 38% viene riciclato, mentre il resto finisce nell’indifferenziata. Numeri allarmanti che danno il quadro di un problema di dimensioni planetarie.



Le Marche - con un piccolo passo, ma nella direzione giusta - hanno cercato di arginare questa deriva varando, tra le prime in Italia, una legge che limita l’utilizzo dei prodotti in plastica monouso, ed è il suo estensore, il consigliere regionale Sandro Bisonni, a tracciare i contorni della questione, riportando i dati del Rapporto rifiuti 2017.
 
«Dobbiamo prevenire la produzione dei rifiuti plastici - mette i paletti Bisonni - perché i dati ci dicono che le Marche non sono esenti da questo grave problema. La legge regionale nasce con la finalità di salvaguardare la salute del nostro ambiente marino e terrestre. Nei fatti, anticipiamo la direttiva europea che ha approvato il divieto al consumo, a partire dal 2021, di alcuni prodotti in plastica, che costituiscono il 70% dei rifiuti marini. Ancor prima dello Stato, recepiamo la direttiva sin da subito». 

Nello specifico, la legge approvata all’unanimità dall’Assemblea legislativa nella seduta del 30 luglio, prevede il divieto in tutti gli enti pubblici, nelle spiagge e nelle feste patrocinate dalla Regione, l’utilizzo di piatti, bicchieri, cannucce e sacchetti, e più in generale di tutti i prodotti in plastica monouso e oxo-degradabile. Sotto controllo, inoltre, il fumo in spiaggia per prevenire la dispersione dei filtri in terra e in acqua. «La questione ecologica non ha colore politico ed è un tema che tutti gli schieramenti in campo devono affrontare», è l’appello del coordinatore dei Verdi, Gianluca Carrabs, ieri con Bisonni per presentare i dati sul tema della plastica. 

L’unica altra regione che si è dotata, a giugno, di una legge simile a quella made in Marche, è stata la Toscana: un articolato più scarno sul quale c’è già stato un confronto con il ministero dell’Ambiente. Tecnicamente, infatti, è lo Stato a dover recepire la direttiva europea, e non le singole regioni, cosa che potrebbe far emergere un profilo di incostituzionalità poiché l’ente legifera su una materia appannaggio del governo nazionale. «Nell’interlocutoria che precede l’impugnazione - spiega Bisonni - la Toscana si è però già confrontata con il ministero e la situazione è rientrata, cosa che fa ben sperare anche per quanto concerne le Marche. La nostra legge, inoltre, a differenza di quella Toscana, specifica che, nel momento in cui lo Stato recepirà a direttiva europea, la Regione si impegnerà ad adeguare la normativa, perciò non dovrebbero esserci problemi». 

Diversa la questione delle ordinanze, che sta tenendo banco in altre regioni. Alcune associazioni di produttori, infatti, hanno fatto ricorso ai Tar contro le ordinanze sulle spiagge plastic free: in due casi - regione Puglia e comuni di Trapani e Santa Flavia, in Sicilia - hanno vinto, mentre in altri due (comune di Teramo, in Abruzzo, e di San Teodoro, in Sardegna) hanno perso. «In quelle situazioni si parla di ordinanze - rassicura Bisonni-: la nostra è una legge e al massimo può essere impugnata dallo Stato». Il fianco scoperto potrebbero invece mostrarlo le ordinanze fatte da comuni come quello di Ancona, ma il ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, ha garantito appoggio agli enti locali in questo braccio di ferro. © RIPRODUZIONE RISERVATA