Quello che non ci piace di Africano: tutti i dubbi sul nuovo leader dell'autorità portuale

Giovedì 22 Aprile 2021 di Andrea Taffi
Il porto di Ancona

ANCONA - Che fosse una scelta marcatamente politica lo abbiamo detto in tempi non sospetti. Che si continui a spacciare la nomina di Matteo Africano a presidente dell’Autorità di sistema portuale Adriatico centrale come una scelta di alto profilo quanto a competenza invece no, non ci siamo proprio.

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Dato pieno rispetto al curriculum dell’ingegnere romano, gradiremmo più di rispetto per il senso comune del pudore: Africano non è una scelta di alto profilo ma è quel che passava il convento e Messineo e Giampieri erano molto più competenti. Per ruoli ricoperti e risultati raggiunti. Punto. Poi vale tutto: gli ultimi 25 anni di porto insegnano che i superesperti del caso hanno fatto meno di chi fin lì aveva venduto mobili. Per dire. Per dire che in questa materia ispida e di scorza dura chiamata porto serve una capacità manageriale su più livelli ed è su questo che sarà giudicato Africano. Che dovrà farci capire, per esempio, come sciogliere il nodo del corridoio trasversale delle reti Ten-T tra Ploce, Civitavecchia e Barcellona. Passerà da Ortona o da Ancona? Tertium non datur e in questa storia balla mezzo miliardo di euro.

Sarà utile ricordare: primo, l’autorità portuale non ha compiti diretti nella vicenda ma supporta il governo nell’istruzione della pratica da presentare a Bruxelles. Quindi ha un ruolo chiave. Secondo: l’Abruzzo è già in fiamme con le categorie in rivolta come da noi scritto lunedì scorso. Terzo: le Marche sono stufe di rimetterci sempre ai tavoli romani. Lo tenga a mente Africano, perché sullo sfondo della sua nomina si intravede un’altra, clamorosa beffa: il nome di Salvatore Minervino, capitano di vascello e comandante della guardia costiera di Pescara, come anticipato dal Corriere ieri è effettivamente quello in pole position per fare il segretario. Che l’Abruzzo (il porto di Ortona è 1/9 di quello dorico), possa imporre il segretario non va bene. Che ne pensa Africano? O deciderà la politica per lui? Paroli, per il quale molti invocano la riconferma, viene dato con le valigie in mano. Davvero la nuova Autorità di sistema portuale sarà così lontana da Ancona e dalle Marche? Che potere contrattuale potrà avere Africano con il governo? «È un bravo ragazzo», sussurrano i lobbisti romani che ronzano intorno al Mit e non sembra essere un complimento. La terza questione è la visione con un primo passo già apparecchiato: il raddoppio di Fincantieri.

Ci sono i soldi (40 milioni del governo, 40 di Trieste), c’è il parere dell’avvocatura di Stato sulla stazione appaltante. Niente scherzi: Africano saprà chiudere la questione senza divagazioni del caso? Secondo tema di visione: la nuova banchina 27, fresca di via libera, offre uno spazio lineare clamoroso fronte mare e c’è da sbloccare il dragaggio della 26. Seicentro metri di molo con fondali da 10 metri. Forse 14. Proviamo a tradurre: se portacontainer e traghetti si fermassero lontano dal varco della Repubblica si potrebbe completare la restituzione del porto storico alla città. Africano sarà un uomo di visione per progettare questo tipo di porto? Un tema enorme. Insieme all’uscita stradale dal porto, una matassa biblica che dopo 30 anni ancora è lì, irrisolta. Basterà la sponda del governatore Acquaroli che lo ha scelto per i rapporti con la politica, in primis con la sindaca Mancinelli? Ancora.

La soluzione in corner per le nove crociere di Msc che aveva cassato Ancona (saranno alloggiate alle banchine 19, 20 e 21, ex silos) offre un’alternativa sul lungo periodo al molo pensato per l’home port di Msc. Pare ci avesse messo gli occhi Alberto Rossi. Africano avrà una sovrastruttura tale per poter essere uomo di mediazione tra operatori portuali e big players? Certo, questi in fondo, erano anche i dubbi sull’ultimo Giampieri: l’obiezione si può accogliere a condizione che il nuovo uomo al timone abbia i polsi fermi.

Africano, 20mila euro lordi dichiarati come reddito annuo nel 2017 secondo i documenti depositati nella sezione trasparenza di Civitavecchia, per ora è un professionista con il 25% nell’azienda edile di famiglia e varie consulenze di settore (studi meteomarini a Rodi Garganico, il progetto per un porto turistico, studi per impianti tecnologici costieri a Singapore) che a Civitavecchia ricordano per «qualche astensione di troppo» (radio Ap) in comitato di gestione e un’antipatica vicenda di rimborsi in cui è rimasto impigliato per un viaggio a Singapore. La strada per diventare presidente di Autorità di sistema portuale è lunga. Speriamo non troppo.

 

Ultimo aggiornamento: 09:53 © RIPRODUZIONE RISERVATA