Il nuovo oro giallo: l’introvabile girasole tocca prezzi record. Le Marche prima regione produttrice in Italia (oltre 94mila tonnellate)

Giovedì 21 Aprile 2022 di Véronique Angeletti
Il nuovo oro giallo: l’introvabile girasole tocca prezzi record. Le Marche prima regione produttrice in Italia (oltre 94mila tonnellate)

Il blocco delle navi nel porto di Odessa e la riduzione almeno del 30% delle semine primaverili in Ucraina, fanno del girasole l’oro giallo dell’anno agricolo. Kiev è il principale paese produttore della pianta oleaginosa alla base dei mangimi in zootecnia ed è anche il maggior esportatore dell’olio ricavato dai suoi semi. Materia grassa fondamentale per l’industria alimentare che, questi ultimi 6 anni, ha sostituito il contestato olio di palma in un’infinità di ricette. 

 


Oro giallo marchigiano
Il problema è grave. Prezzo triplicato da gennaio, attualmente 3 euro al kg secondo l’indice Fao. E per ovviare alle difficoltà di approvvigionamento, a marzo, il ministero delle Attività produttive italiano ha autorizzato le aziende a sostituirlo con altri oli vegetali senza l’obbligo di cambiare l’indicazione sulle etichette (in possesso). L’allarme è stato tale che perfino alcune insegne di supermercati hanno razionato l’acquisto a poche bottiglie. Eppure, l’agricoltura italiana ha investito sul girasole fino a farne una delle principali colture oleaginose del paese con le Marche prima regione produttrice. Nel 2021, 43mila ettari sono stati dedicati allo Helianthus annuus, il 36,8% dei quasi 117mila ettari italiani, e sono state raccolte 94.825 tonnellate, il 33,7% del volume nazionale (280.582 ton.). Dati che fanno dell’Italia il 20° paese produttore in una classifica dominata dall’Ucraina (13,6 milioni) e la Federazione Russa (11milioni) che, in due, assicurano la metà della produzione mondiale (47,3 milioni). Mentre con i suoi 135.300 tonnellate di “sunflower oil”, il nostro paese si posiziona al 18°posto in un giro produttivo grande 15,8 milioni di tonnellate dominato di nuovo dall’Ucraina (4,4 milioni) e dalla Russia (4 milioni). Tuttavia, seppur sia significativa, l’offerta nostrana è lontana dalle richieste dell’industria italiana. Ne importiamo 153mila tonnellate. Il che con lo sblocco del “set aside” dall’Ue, ovvero dei terreni al riposo per la biodiversità, fa pensare che le Marche quest’anno potrebbero dedicare ancora più ettari ad una coltivazione che si distribuisce al 35% nel Maceratese, al 25,9 % nell’Anconetano, al 18,1% nel Pesarese, al 13,2% nell’Ascolano e al 7,5% nel Fermano. 


Gli ettari non si cambiano
«Non per forza» osserva Francesco Guzzini che a Recanati continuerà a riservare i soliti 20 ettari al girasole. Spiega che il suo successo è legato alla scomparsa della coltura di barbabietole da zucchero e degli zuccherifici dieci anni fa, alle condizioni pedoclimatiche delle zone collinare particolarmente vocate, al fatto che la pianta non richiede molta acqua, ha una buona resa (25 quintali all’ettaro), un breve ciclo colturale ed è ideale in rotazione con il grano duro dove le Marche – ricorda – è la terza regione produttrice per quantità e si distingue per l’alta qualità del raccolto. «La situazione internazionale - afferma - influisce sulla redditività della coltura sia sul prezzo di vendita del prodotto sia sui costi di produzione e quindi condizionerà il prezzo lordo vendibile». Tonino Maccaroni anche lui coltivatore di girasoli a Recanati precisa: «Tenendo conto che l’agricoltore è l’ultimo coinvolto nella fissazione del prezzo. La liquidazione è fissata dalla media del prezzo da settembre a gennaio, quindi non è davvero difficile anticipare la quotazione che avrà al momento del raccolto». L’uno e l’altro comunque avvertono: «I piccioni sono una piaga naturale. Spesso si devono ripetere le semine. Se non si studia un sistema difensivo, sempre più agricoltori rinunceranno a coltivarlo nelle Marche». 

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