Al cinema arrivano i titoli di coda: «Bolletta da 190mila euro, significa che chiudiamo»

Al cinema arrivano i titoli di coda: «Bolletta da 190mila euro, significa che chiudiamo»
Al cinema arrivano i titoli di coda: «Bolletta da 190mila euro, significa che chiudiamo»
di Maria Cristina Benedetti
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Lunedì 29 Agosto 2022, 02:35 - Ultimo aggiornamento: 2 Settembre, 12:55

ANCONA - L’incubo del caro-bollette non resta fuori dall'aula. Tutt’altro. Per schivare i contraccolpi, Riccardo Rossini ipotizza: «Perché non piazzare sui tetti delle scuole pannelli fotovoltaici? Le strutture, grandi e di proprietà pubblica, potrebbero trasformarsi in piccole centrali elettriche e aggirare l’ostacolo». Lapalissiano. Il preside dello Scientifico “Guglielmo Marconi” di Pesaro e presidente regionale dell’Anp, l’associazione che riunisce i direttori scolastici, indica la distanza che intercorre tra l’idea e la pratica: «Noi non abbiamo competenze sulle strutture: le superiori dipendono dalla Provincia; le medie e le elementari dal Comune».

Evidenzia subito i due fronti opposti sui quali si è costretti a procedere: «Le norme sulla sicurezza impongono che devono essere 20 i gradi nelle classi e 18 nei corridoi. Ma non siamo come il nord Europa, dove la gestione è autonoma e si può prospettare una possibile soluzione». Del tipo: «Tornare tra i banchi dal primo settembre e andare in dad, didattica a distanza, a dicembre, quando è più freddo». Guai, tuttavia, a invertire i ruoli: «Noi, come sindacato dei presidi, possiamo offrire spunti, ma qualcuno ci deve interpellare. Finora non l’ha fatto nessuno». Ripassa le ferite, aperte da tempo: «Sono aumentate le prove scritte e il mio liceo avrebbe avuto necessità di quattro aule in più». Niente da fare: «A fine dello scorso anno la Provincia non aveva più soldi: li aveva spesi per le bollette». Tutti. 

La legge


Le luci della ribalta s’abbassano, quelle del grande schermo rischiano di spegnersi. Per sempre. Massimiliano Giometti non è per le mezze misure: «Sono affranto. Dopo lo stop generato dal Covid, ora arriva la mannaia dei costi energetici». Da gestore di 12 multisale tra Marche, Emilia Romagna e Toscana, il 50% delle quali qui, va dritto al nucleo: «A luglio dell’anno scorso la mia bolletta elettrica era da 60mila euro, quest’anno è arrivata a 190mila euro. Significa fermarsi se si considera che tutto ciò va sommato alla diminuzione in sala del 70% delle presenze e al fatto che, con la pandemia, è saltata la legge sulla finestra esclusiva». Tradotto: i film non potevano passare sulle piattaforme prima di 120 giorni dall’uscita. «Ora non è più così, è un disastro. Ha chiuso Cineworld Group: la seconda catena di cinema più grande del mondo». É un’ossessione, la sua: «Che sciagura». Sussurra le contromosse: «Ristabilire la finestra esclusiva. I sussidi? Finiscono dove cominciano, non sono mai equiparati alle perdite. Due anni fa con un fatturato base di 30 milioni abbiamo ottenuto 900mila euro». Alza di un soffio il tono: «Dovrebbero essere rimodulate le tariffe e, contro le speculazioni, andrebbero garantiti controlli stretti a livello comunitario». Non si trattiene: «E non mi vengano a dire che è tutta colpa della guerra». 


I consumi 


Dà voce ad artigianato e piccola impresa, Massimiliano Santini. Il direttore della Cna di Ancona lavora di fino: «Stiamo valutando ogni caso per abbassare i consumi delle aziende, puntando all’efficientamento mirato». La sua convinzione: «L’unico modo, sicuro e rapido, per avere delle bollette più basse oggi è quello di affidarsi ai pannelli fotovoltaici: appena montati, iniziano a produrre energia». Una logica che entra in rotta di collisione con la concretezza: «Questa soluzione è spesso costosa e quindi la sua attuazione di massa richiede una mole sostenuta di finanziamenti pubblici, per agevolare il più possibile la nascita delle Comunità energetiche rinnovabili». Indica ancora un passaggio obbligato: «Per accelerare è necessario che lo Stato impieghi risorse anche in termini di personale preparato, per analizzare i progetti, velocizzandone l’iter di approvazione». E via. 
Non vede la fine, Alberto Tassi. «Tante crisi si stanno addensando: fiscale, demografica, del lavoro e ora il caro-bollette».

L'hotel

Il presidente regionale di Assohotel, titolare di un 50 camere con vista sulla spiaggia di velluto, si sente costretto in un angolo: «È un problema serio, poi, con il caldo di quest’estate. Non tutte le strutture sono dotate di dispositivi per il controllo dell’aria condizionata nelle stanze e i turisti non sono così attenti al risparmio». Ammette: «La bolletta di luglio non ho ancora avuto il coraggio di guardarla». Si affida a una media: «A giugno dell’anno scorso una struttura simile alla mia ha pagato sui 4mila euro, quest’anno è arrivato un conto da 8mila euro. Per chi ha piscina e spa, sarà un botto». È sconsolato: «Vogliamo mettere i costi di lavanderia, che sono legati al gas? Sono lievitati del 40%». Le sponde si sgretolano. «Una decina di anni fa - ricorda - a Senigallia in inverno, e fino a Pasqua, rimanevamo aperti almeno in 25, la scorsa stagione siamo arrivati a otto. Sarà peggio». Non vede alternative: «Dobbiamo aumentare i prezzi del 15% in un mercato asfittico, perché il nostro è fatto solo di vacanzieri italiani, che sono sempre più poveri». Come un moto irreversibile. 

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