Così una tira l’altra: è una stagione d’oro per le nostre ciliegie. La raccolta 2022 nelle Marche è stata abbondante e con una qualità ottimale

Un frutto a cui la siccità fa quasi bene. I costi di produzione sono raddoppiati

Così una tira l’altra: è una stagione d’oro per le nostre ciliegie. La raccolta 2022 nelle Marche è stata abbondante e con una qualità ottimale
di Véronique Angeletti
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Giovedì 16 Giugno 2022, 08:45

Sbagliava Oriana Fallaci nell’affermare che «Una ciliegia tira l’altra. E quando ce l’hai nel cesto, non le conti mica». Il succoso frutto va contato eccome. L’Ismea ha calcolato che nel 2020, benché le ciliegie rappresentino solo l’1,4% degli acquisti domestici di frutta fresca, nella spesa valgono il 3,7%. Per l’Osservatorio di Cso a Ferrara, l’anno scorso una famiglia su due (48%) ha comprato ciliegie nei supermercati (56%), dai fruttivendoli (10%) e nei mercati rionali (21%), preferendo l’offerta già pesata più che lo sfuso. Delle quasi 11mila tonnellate di ciliegie consumate in più nel 2021, rispetto al 2020, 7.400 erano confezionate seppur costavano 1,51 euro in più al kg ed il consumo si è concentrato al 96% tra maggio e luglio, addirittura al 63% a giugno.

 
Frutto delicato
Fino alla scorsa settimana, la campagna 2022 nelle Marche è stata abbondante con una qualità ottimale per la dolce ciliegia prodotta nella Val d’Aso. Spiega Lucrezia Geminiani dell’azienda agricola omonima a Montalto delle Marche che «con la siccità, le ciliegie, prive d’acque, sono più piccole ma molto più saporite». Ricorda che si tratta di un frutto sensibile a parassiti e funghi che protegge con misure sostenibili «perché più a lungo gli alberi producono, più sarà buona l’annata». Ragione per cui ha attrezzato i vari frutteti, in tutto 20 ettari tra cui 6 dedicati alla mela rosa, di rete antigrandine e anti-insetti. Multifunzionale, l’azienda fa anche conserve e marmellate e vende nei mercati di Campagna Amica della Coldiretti. I fratelli Paolo e Marco Acciarri, per coprire le richieste, da fine primavera a estate inoltrata, si districano tra tante varietà di Prunus avium anche se la ciliegia tardiva rimane il loro focus produttivo. La loro azienda agricola vanta 200mila alberi (10mila ciliegi) tra Ortezzano, Monte Vidon Combatte e Montalto delle Marche ed è una delle prime aziende marchigiane di frutta fresca. Sono anche esportatori di kiwi). Spiegano che «la cerasicoltura non è meccanizzata, il raccolto è esclusivamente manuale e il lavoro di pulizie tra i filari e di potatura richiede operai esperti». Risorse difficili da reperire in questo periodo che coincide con il diradamento sempre manuale delle mele, delle pere, delle susine. Problemi a cui si va a sommare l’impennata dei prezzi dal carburante al packaging che «ha fatto raddoppiare i costi di produzione, costi che non offuscano – ribadiscono i fratelli - il valore vero del frutto fresco made in Val d’Aso in cui crediamo ed investiamo in misure sostenibili e tecniche, incluso l’irrigazione 4.0. Siamo convinti - concludono - che potenziare le strategie per la promozione dell’origine “Val d’Aso” aiuterebbe tutte le produzioni delle aziende agricole che lavorano in questa valle vocata per la frutticoltura e l’orticoltura».


La valle dell’eden
Una vallata lunga una sessantina di chilometri, divisa tra il Fermano e l’Ascolano, che nasce a Montemonaco e sfocia nell’Adriatico a Pedaso e rappresenta un’importante quota parte delle 43 tonnellate di ciliegie prodotte nell’Ascolano e delle 31 tonnellate nel Fermano. Anche se, al top rimane il Maceratese con 38 ettari di ceraseti e 149 tonnellate. Le Marche con 79 ettari e una produzione di 352 tonnellate di ciliegie dolci valgono il 0,2% della superficie agricola dedicata in Italia e il 0,37% della produzione nazionale che con 93mila tonnellate (prodotte al 62% in Puglia) fa del Paese, il sesto produttore mondiale. I primi due sono la Turchia (26%) e gli Usa (12,4%).

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