Due marchigiani volontari a Cuba per sperimentare un nuovo vaccino contro il Covid-19

Mercoledì 8 Dicembre 2021 di Giulia Sancricca
Simone Valli mentre assume il vaccino sperimentale a Cuba

SARNANO - L’altro lato della medaglia. In un momento storico in cui l’opinione pubblica si divide tra favorevoli e contrari al vaccino anti-Covid c’è chi fa di più: si mette a disposizione della scienza per trovare un’altra arma contro la pandemia. Simone Valli, 47 anni, autista soccorritore della Croce Rossa di Sarnano, dove vive, è uno di questi. Uno dei 35 italiani (il secondo marchigiano, l’altro è Marco P. residente nel Pesarese), tra i 19 e i 60 anni, partiti da ogni parte della penisola per Cuba.

 

L’obiettivo: farsi inoculare uno dei cinque sieri creati da un istituto di L’Avana e dimostrarne l’efficacia come terza dose da abbinare a qualsiasi altra marca di vaccino già fatta. Una delle condizioni per accedere al progetto, infatti, era quella di aver avuto il Covid o aver ricevuto le prime due dosi di vaccino. A spiegare i motivi che lo hanno spinto a mettersi a disposizione della Scienza è lo stesso Valli.

«Conosco abbastanza Cuba - dice - perché faccio parte di un collettivo denominato “Cuba Va” che si è occupato dell’accoglienza dei medici che nel 2020 arrivarono in Italia per aiutarci durante l’emergenza pandemica. Grazie a loro e all’ospedale “Amedeo Savoia” di Torino è nato un sodalizio per uno studio clinico volto a stabilire l’efficacia del vaccino cubano. Uno dei cinque che Cuba ha sviluppato e che sono pubblici e gratuiti. Il progetto è stato sostenuto da diverse realtà, tra cui l’Aicec (Agenzia di interscambio culturale ed economico con Cuba). Sono stati loro a creare il portale che permetteva di partecipare allo studio come volontari». Così Valli ha deciso di iscriversi e partecipare. «Ho ricevuto la doppia dose di Pfizer a marzo scorso. Sono partito perché voglio aiutare a combattere la pandemia. Mi fido della scienza, del sistema sanitario cubano, e sono convinto che la vaccinazione sia un’arma fondamentale per contrastare le malattie». 

Il gruppo di italiani, chiamato “Soberana plus” come il nome del farmaco, è partito il 15 novembre dall’aeroporto di Malpensa. «Il giorno dopo ci hanno fatto i prelievi per conoscere gli anticorpi che avevamo e poi ci hanno somministrato il siero. Nei quattro giorni successivi siamo stati sotto osservazione e non abbiamo avuto problemi se non un piccolo dolore nel punto dell’inoculazione per qualche ora dopo l’iniezione». Poi il rientro in Italia, dove però la somministrazione non vale ancora come terza dose. «Il 15 dicembre a Torino - dice - vedranno se abbiamo sviluppato gli anticorpi. Dal punto di vista clinico siamo coperti da eventuali problemi con il Covid, ma non essendo riconosciuto come vaccino, non è valido per il Green pass. Al momento siamo in attesa di capire se ci saranno sviluppi, altrimenti per metterci in regola con la legge italiana, dovremmo fare la dose di richiamo prevista nel nostro Paese».

Nessun vantaggio, quindi. Anzi, la possibilità di dover ricevere una “quarta” dose. Per Valli, però, ne è valsa la pena. «Qualcuno si è stupito della mia scelta - ammette - ma poi spiego i motivi e mi comprendono. Ai miei genitori ho detto che sarei andato in vacanza per non farli preoccupare. Quando sono tornato ho raccontato tutto e anche loro sono stati contenti».
 

Ultimo aggiornamento: 15:58 © RIPRODUZIONE RISERVATA