Elezioni politiche, cosa succede dopo il voto? Le tappe che porteranno al nuovo governo (forse tra ottobre e novembre)

Una volta stabilito il risultato delle urne, da lunedì, si aprirà il secondo tempo della competizione. Quello che nell'arco di qualche settimana dovrebbe portare alla formazione di un nuovo governo

Elezioni politiche, cosa succede dopo il voto? Le tappe che porteranno al nuovo governo (forse tra ottobre e novembre)
Elezioni politiche, cosa succede dopo il voto? Le tappe che porteranno al nuovo governo (forse tra ottobre e novembre)
di Andrea Bulleri
4 Minuti di Lettura
Sabato 24 Settembre 2022, 12:14 - Ultimo aggiornamento: 12:16

Come una partita da giocare in due tempi. I primi 45 minuti di "gioco", nella sfida delle elezioni Politiche, termineranno domenica alle 23. Ma chiusi i seggi, il match sarà tutt'altro che concluso. Perché una volta stabilito il risultato delle urne, da lunedì, si aprirà il secondo tempo della competizione. Quello che nell'arco di qualche settimana dovrebbe portare alla formazione di un nuovo governo. E il risultato di questa seconda fase, come dimostrano molti precedenti (a cominciare dai casi del 2018 e del 2013), non è sempre scontato.  

Come nascerà il nuovo governo? Le tappe

A prescindere dall'esito del voto, in ogni caso, la prima tappa della roadmap verso il nuovo esecutivo è già stata fissata. La data da segnare sul calendario è il 13 ottobre, quando a Montecitorio e Palazzo Madama si insedieranno le nuove Camere. Tra meno di un mese, infatti, i neo eletti deputati e senatori (600 in tutto per la prima volta) prenderanno fisicamente posto in Aula, per la prima seduta della diciannovesima legislatura. 

Il primo passo a cui saranno chiamati i parlamentari, come all'inizio di ogni nuovo quinquennio, è l'elezione dei presidenti di Camera e Senato. Una tappa fondamentale, a cui seguirà la formazione dei gruppi dei diversi partiti e la scelta dei rispettivi capigruppo. Passaggio decisivo, si diceva, perché è proprio convocando i due presidenti d'Aula e (successivamente) i presidenti dei gruppi politici del nuovo Parlamento che il Capo dello Stato potrà dare avvio alle consultazioni, necessarie per arrivare alla nascita del governo. 

Le consultazioni: i tempi

Una volta elette la seconda e la terza carica dello Stato, e una volta che i gruppi parlamentari hanno individuato chi li guiderà, si entra nel vivo con la fase delle consultazioni. Si tratta dei colloqui che il presidente della Repubblica tiene al Quirinale prima di affidare l'incarico di formare un esecutivo. Una prassi divenuta ormai un passaggio obbligato, che può avere una durata variabile: più lunga, se come nel 2018 dalle urne non dovesse uscire una maggioranza definita (prima di arrivare al varo del Conte I quattro anni fa ci vollero ottanta giorni di consultazioni), oppure più spedita, se un partito o una coalizione dovessero disporre di un ampio sostegno parlamentare.

Terminato questo passaggio, sulla base dei colloqui con i leader dei partiti, i capigruppo e i presidenti di Camera e Senato, Sergio Mattarella individuerà la personalità a cui affidare l'incarico di guidare l'esecutivo. Compito che l'incaricato (o incaricata) premier in pectore accetta, così vuole la prassi, "con riserva", ossia riservandosi di verificare se possa davvero contare sul sostegno di una maggioranza. Espletato anche quest'ultimo passaggio, il neo individuato presidente del Consiglio torna al Quirinale per "sciogliere la riserva".

 

Quanto tempo potrebbe volerci, nel concreto? Molto, si è detto, dipenderà dai numeri che usciranno dalle urne domenica. In caso di maggioranza chiara, molti ritengono che il Capo dello Stato vorrà procedere il più speditamente possibile, considerate le emergenze e le scadenze che il nuovo governo si troverà fin da subito ad affrontare (prima tra tutte, la legge di bilancio). In modo, si ipotizza, da avere un governo in carica tra la fine di ottobre e l'inizio di novembre. 

In tutto questo tempo, in ogni caso, un governo il Paese ce l'avrà ancora. Sarà quello, in carica per gli affari correnti, di Mario Draghi. Il cui mandato a Palazzo Chigi terminerà solo con il giuramento del nuovo esecutivo al Quirinale, ultima tappa del percorso che comincia domenica. Seguita dal rito del passaggio di consegne tra premier "entrante" e "uscente" (la cosiddetta cerimonia della Campanella), e, infine, dal voto di fiducia alle camere sul nuovo esecutivo. Incassato il quale il nuovo governo - già formalmente in carica dal momento del giuramento - sarà pienamente operativo.   

© RIPRODUZIONE RISERVATA