Web e cambio dei rapporti di forza tra le generazioni

Martedì 8 Giugno 2021 di Rossano Buccioni
Web e cambio dei rapporti di forza tra le generazioni

Il dibattito sulla tutela della privacy esprime la necessità di garantire la libera costruzione del sé difendendola dai rischi riconducibili alla matrice tecno-scientifica della società complessa, esprimendo anche inedite dimensioni nel rapporto individuo/società. Le potenzialità del Web, saldandosi con gli universi dell’immaginario giovanile, hanno determinato sdoppiamenti e riallineamenti di funzioni sociali che prima ritenevamo saldamente in mano a strumenti tradizionali di controllo e repressione. In circostanze storiche recenti, diverse aree del quadrante virtuale hanno operato in sinergia per affermare nuovi diritti e le community che si sono strutturate a partire dal raddoppiamento virtuale della realtà, si sono successivamente riconosciute in una comunità in carne e ossa, dimostrando che le risorse di rete possono garantire successo a rivendicazioni che, affidate ai mezzi espressivi tradizionali, si sarebbero consegnate all’inerzia ed al fallimento. Quindi la grande novità antropologica della nostra epoca deriva dall’interfaccia tecnologica che la performa in un equilibrio assai instabile tra natura e cultura, umano e post-human. Una testimonianza della fase fortemente oscillatoria della “tarda cultura” ( N. Luhmann) è la frenesia dell’opinione, un’autentica dittatura della doxa che travolge ogni orizzonte normativo perché capace di mobilitare opinione in modo completamente diverso rispetto alle consolidate tecniche politico-mediali di articolazione del consenso e del dissenso. Il “nuovo” che in questo momento agita il mondo, è certamente espressione della rete, ma anche condizione predisponente al suo potenziamento. E’ perfetta autologia, ma con l’inevitabile sottrazione di ambiti di diversione all’interno delle coordinate strettissime del “pensiero convergente”, brodo di coltura dell’ambivalente rapporto tra le generazioni che caratterizza il nostro tempo. Se una volta erano gli adulti a trasmettere ai più giovani saperi, esperienze e competenze, oggi avviene sempre più spesso il contrario. La cultura non è più esclusivamente discendente, orientandosi dai genitori verso i figli, ma è ormai largamente ascendente, dirigendo dai figli verso la condizione genitoriale, con la categoria dello “stile di vita” che frammenta e riaggrega indifferentemente modelli di comportamento, look, affioramenti etici, valori ed, ovviamente, desideri. La tecnologia diviene artefice primo di questa costante “disarticolazione riaggregante”, esprimendo non solo l’ombra della contingenza storica, ma proponendosi come autonoma fabbrica di significato. Le stesse ragioni che impongono l’esperanto informatico su vasta scala eliminano l’orizzonte dell’interiorizzazione, costruendo una nuova pedagogia sociale in cui non sono più i ragazzi ad imparare dai grandi, attivando coerenti tecniche imitative, ma sono i grandi ad essere istruiti dai giovani, a loro agio nel “panta rei” della condizione tecnoumana. Se nella nostra società non funzionano più generatori simbolici capace di costruire e rappresentare la realtà, saranno gli adulti ad imitare i giovani, non per rilevarne il posto nel mondo, ma per adorarne la dilatata temporalità senza vincoli e traguardi, capace di consistere di pura presenza e puro agire non sorvegliato da specifici sistemi di aspettativa innervati da deterrenze. In questa condizione socio-strutturale, l’intensità psico-sociale del concetto di Privacy, esprime la profonda esigenza di una definitiva ristabilizzazione delle questioni che vi si esprimono, confacente (in primis) alla realtà giuridica che si va definendo, insistentemente sollecitata dalle infinite possibilità trasformative espresse dal pozzo delle Danaidi tecnologico. Il termine privacy ormai viene ad esprimere una congerie di significati, ben al di la dell’originaria definizione ancorata alla tutela del “diritto ad essere lasciati soli”. La posta in palio al tempo presente riguarda la tutela dei dati personali, minacciata dalle sempre più sofisticate possibilità di utilizzo e di manipolazione, intollerabili a fronte della contemporanea immagine dell’uomo, ispirata da una vera e propria “costituzionalizzazione” della persona. Tuttavia, la guerra per il controllo dei dati personali si combatte - come abbiamo visto - in un contesto dominato dai paradossi di una vera e propria iniziazione alla rovescia, che transitando per la rappresentazione tecnologica dell’umano, trasforma in un oggetto sociale nullo – o ambiguo – la straordinaria naturalezza con la quale i giovani si immergono nella dimensione hi-tech, essendo spesso risucchiati nelle secche della dipendenza e del disagio, pur essendo socialmente promossi ad iniziatori e maestri degli adulti. Se la tecno-scienza a-simmetrizza l’ordine sociale istituendo un prima ed un dopo nello schema agire/esperire, la velocità con cui i nativi digitali si impadroniscono della tecnologia seguendo le logiche di una vera e propria cognizione incarnata (coestensiva all’imporsi dell’ambiente digitale), determinerà il loro essere proiettati sempre più avanti dei loro genitori e/o formatori, smentendo l’idea progressiva di un sapere cumulativo e determinando una condizione per cui il presente diviene dimensione temporale eternizzata, sempre in anticipo su qualsivoglia prospettiva di cambiamento, indifferente ad ogni politica emancipativa ispirata a valori di tipo universalistico. L’antropologo Marino Niola, citando il poeta Guillaume Apollinaire che argomentava sulla trasformazione dei padri in “figli dei propri figli”, derivava da questa grande novità importanti conseguenze di sistema, acuite dalle attuali difficoltà dell’analisi sociale. La crisi di scuola e famiglia come agenzie di socializzazione lo testimoniano frequentemente.

 

* Sociologo della devianza e del mutamento sociale

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