L’esame di italiano di Suarez è la solita farsa che ci indigna

Venerdì 25 Settembre 2020 di Giovanni Guidi Buffarini
Doveva essere il gran colpo del mercato juventino. Non è andato in porto. Niente di strano fin qui. Trattative che si concludono positivamente, trasferimenti che all’ultimo saltano: è il calciomercato, bellezza. Meno normale che la vicenda sia trasmigrata dalle pagine sportive alle pagine di cronaca. Ripresa dalle testate di tutto il mondo. Diventando il caso Suarez. Riepilogo veloce, a beneficio di quanti negli ultimi giorni avessero seguito solo i risultati delle Regionali e le statistiche del Covid. Sguarnita di centravanti, la Juventus ha puntato l’attaccante del Barcellona Luis Suarez. Gran giocatore sebbene talvolta un filo troppo irritabile, sgradevole la sua tendenza a morsicare i difensori avversari (Chiellini in Italia - Uruguay dei Mondiali 2014). Trattativa semplice: desiderio di comprare, desiderio di vendere, calciatore d’accordo anche sul contratto. Unico problema, il regolamento. Le società italiane possono tesserare due extracomunitari. La Juve li ha già. Unica possibile soluzione, far acquisire a Suarez il passaporto italiano. Ne ha diritto, in quanto sposato con una signora italiana e urugagia insieme, discendente di nostro connazionale emigrato. Ma la legge impone, condizione aggiuntiva, il superamento di un esame di dantesco idioma. L’esame si è svolto all’Università per Stranieri di Perugia, il procuratore Cantone ritiene si sia trattato d’una farsa: domande rivelate in anticipo al candidato, risposte concordate. Alcuni stralci di intercettazioni pubblicati sui giornali sembrano avvalorare la tesi della procura. Ora, i processi non si celebrano sui mass media, e le intercettazioni vanno ascoltate - non solo lette, il tono della voce può modificare radicalmente il senso di una frase -, e ascoltate per intero. Qualche considerazione però la si può fare. La prima è seria, anzi indignata. E prescinde dalla regolarità o meno dell’esame perugino. La procedura per ottenere la cittadinanza italiana è lunga e complessa. Minimo quattro anni, per un poverocristo venuto nel nostro Paese in cerca di un futuro migliore. Prima del Decreto Sicurezza Salvini, dicembre 2018, erano due. Quattro anni teorici, in pratica i tempi sono spesso, e anche significativamente, più lunghi: nella giungla burocratica italiana sai quando entri, quando ne uscirai non puoi saperlo. Invece, tutto filando liscio, Suarez sarebbe stato naturalizzato entro il 5 ottobre, ultimo giorno del calciomercato. Siamo uomini di mondo, consapevoli che le regole non siano sempre proprio uguali uguali per tutti. Ma una simile corsia preferenziale, un iter tanto super extra ultra accelerato, non provoca anche a voi un conato di vomito bello poderoso? (Cambierebbe poco se si rivelasse vera la notizia secondo cui il calciatore avrebbe avviato le pratiche nel 2018). La seconda considerazione è un invito ai colleghi che nelle prossime settimane nei prossimi mesi avranno la ventura di incontrare Suarez. Proponetegli di farla in italiano, l’intervista. Se lo parla dignitosamente oggi, non l’avrà scordato a ottobre, a dicembre. In caso contrario, in caso abbia barato, beh, cosa ci stiamo a fare noi giornalisti se ogni tanto non ci comportiamo da figli di signora dai costumi non irreprensibili? La terza considerazione è calcistica. La Juventus ha in squadra: Bonucci (33 anni), Chiellini il Morsicato (36, e reduce da infortunio grave), Cristiano Ronaldo (un fenomeno d’accordo, ma 35enne), Buffon (42, e si notano tutti). Con Suárez (34 a gennaio) volevano ricostituire il pokerissimo di quasi pensionati, appena sbolognato Higuain? Dura vincere la Champions imbottiti d’atleti di sì lungo corso. In compenso, i giocatori di gran nome ancorché in parabola discendente sono ideali per mandare il bilancio in profondo rosso (quello relativo alla stagione 2019-20 s’è chiuso con una perdita intorno ai 70 milioni e il prossimo è previsto peggiore). E comunque, a ‘sto punto, perché non offrire un contratto al glorioso Beppe Furino? È svincolato e senza un filo di panza (sempre che non photoshoppi di brutto). Ha 76 anni, ok. Ma i 76 sono i nuovi 36 o lo saranno presto. L’ultima tendenza della nostra società non è forse negare il tempo, tutti ragazzi fino a un passo dalla cassa definitiva?

*Opinionista e critico cinematografico © RIPRODUZIONE RISERVATA