La previsione impossibile del disastro e la prevenzione sempre dimenticata

La previsione impossibile del disastro e la prevenzione sempre dimenticata

di Sauro Longhi
4 Minuti di Lettura
Lunedì 19 Settembre 2022, 08:49

Abbattuto sulle operose terre ai margini dei fiumi Misa, Nevola e Sentino era imprevedibile. In altri termini, i modelli matematici fin qui sviluppati e i dati degli eventi atmosferici registrati nel passato non sono stati sufficienti per la previsione di un evento straordinario per intensità e durata che si è rovesciato sulle Marche. La conoscenza che disponiamo sugli eventi meteorologici e che utilizziamo per la costruzione di algoritmi previsionali programmati in calcolatori sempre più potenti, i più potenti al mondo, non è stata capace di prevedere un evento che da lì a poche ore avrebbe strappato tante vite umane e distrutto tutto, case, fabbriche ed ogni cosa si frapponesse al passaggio di una quantità d’acqua impensabile in così poco tempo.

Un evento imprevedibile, porta ad una semplice considerazione, il clima sta cambiando, i dati storici non ci aiutano a prevedere il futuro, i tanti che chiedono interventi globali per contrastare i cambiamenti climatici è tempo che siano ascoltati. La mobilitazione globale per il clima indetta venerdì 23 settembre dal movimento Fridays For Future ha questo scopo, uno Sciopero Globale per il Clima per chiedere ai politici e ai leader mondiali di dare priorità alle persone e non al profitto e far tornare la crisi climatica al centro delle scelte politiche. Occorrerà tempo affinché queste scelte producano i primi effetti, ma non esiste altra strada, se non vogliamo che il pianeta perda il suo naturale equilibrio, bisogna accelerare il più possibile la transizione energetica verso le energie rinnovabili e indirizzare le azioni di sviluppo economico verso una maggiore sostenibilità ambientale e sociale.

Ma in attesa che la consapevolezza su queste scelte da parte dell’opinione pubblica imponga a chi ci governa soluzioni coerenti con queste prospettive globali, molto si può fare a livello locale, rendendo i nostri territori più resilienti, capaci di contenere i danni anche di fronte ad eventi inaspettati che arriveranno dai cambiamenti climatici in atto. Del rischio idrogeologico conosciamo tutto, lo insegniamo nelle aule delle nostre università, sappiamo quello che possiamo fare e quello che non dobbiamo fare. Le Marche per la sua conformazione idrogeologica si trova spesso a dover affrontare situazioni drammatiche come quelle della scorsa settimana, ricordo l’alluvione del fiume Aspio nella zona industriale di Ancona, quindici anni fa, del fiume Tronto nella zona industriale di Porto d’Ascoli, trenta anni fa, per fortuna senza vittime ma con danni alle attività produttive ingenti e paragonabili a quanto accaduto qualche giorno fa, danni per decine e decine di miliardi, molto di più dei milioni necessari per mettere in sicurezza il territorio. Si potrebbe spendere molto meno in prevenzione che nelle tante ricostruzioni, e sappiamo anche cosa fare ma non viene fatto. 

Sono tante le raccomandazioni e le indicazioni che il Corriere Adriatico ha raccolto in questi giorni da esperti e tecnici che da anni suggeriscono le azioni da intraprendere per rendere più resilienti i nostri territori con opere utili a mitigare gli effetti di eventi così eccezionali. Solo per fare alcuni esempi: garantire una sufficiente larghezza dei corsi d’acqua, prevedere vasche di contenimento per evitare alluvioni nei centri abitati, pulire e se necessario alzare gli argini dei fiumi, non costruire nelle zone alluvionali. I fiumi delle Marche sono corti e veloci, l’acqua raccolta nelle colline dell’entroterra arriva velocemente al mare, non potendo cambiare l’orografia delle Marche si devono solo pianificare le azioni di contenimento e riduzione dei danni. La prevenzione richiede lungimiranze politica e amministrativa che va spesso oltre il singolo mandato legislativo. Spesso, prevale la ricerca del consenso elettorale immediato, si scelgono strategie per risolvere i problemi contingenti del presente senza prestare attenzione a quelli del futuro. Tra una settimana andiamo al voto, almeno questa volta scegliamo chi sarà capace di garantirci un futuro sostenibile dal punto di vista sociale ed ambientale.

* Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione Facoltà di Ingegneria Università Politecnica delle Marche

© RIPRODUZIONE RISERVATA