Un fenomeno dopo il Covid: incidenti stradali in aumento

Un fenomeno dopo il Covid: incidenti stradali in aumento

di Rossano Buccioni
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Martedì 6 Dicembre 2022, 06:40 - Ultimo aggiornamento: 7 Dicembre, 12:30

Dopo il superamento della fase pandemica acuta con la sospensione delle strategie sociali di distanziamento e di interdizione delle normali libertà di movimento, si torna a parlare di incidentalità stradale alla luce di dati piuttosto allarmanti riferibili a comportamenti deliberati in contesti di microconflittualità stradale diffusa. Proprio l’analisi delle condotte fatali in ambito stradale fornisce un decisivo contributo alla ricostruzione delle cause di un incidente, ricercandone però sia le motivazioni prossime sia quelle remote, cioè quelle che possono riproporsi nella consueta sottovalutazione del rischio.

Perimetrati sui dinamismi comportamentali, gli oggetti di tali analisi riguardano l’ambito psico-sociale, investendo le condotte e le cognizioni dei coinvolti per decidere il ruolo che questi possono aver avuto nel verificarsi di un sinistro. Un comportamento consiste nella manifestazione osservabile e misurabile delle caratteristiche letture della realtà di un individuo, mentre con “perimetro cognitivo” possiamo fare riferimento anche a tutto ciò che nell’esperienza psichica della persona, rimane sovente confinato nella dimensione pre-conscia, risultando dunque difficilmente osservabile dall’esterno (pensieri, sensazioni, ma anche tracce traumatiche).

È importante rilevare come le condotte (insiemi organizzati di questi due elementi) non siano facilmente osservabili in un momento differito rispetto alla loro concreta manifestazione e questo vuol dire che davanti ad un evento come un incidente stradale, non è possibile dimostrare oggettivamente che l’individuo abbia attivato un certo comportamento piuttosto che un altro. Nel caso di incidenti stradali gravi spesso accompagnano l’hic et nunc della tragedia anche i limiti rappresentativi della situazione ed i micro-traumi sepolti nella vicenda personale – anche rimossa – del soggetto, insieme alle riattivazioni deliberate di condizioni predisponenti. Pensare all’incidente stradale come pura fatalità – escludendo una inquietante componente soggettiva capace di aggregare diversi elementi contestuali - appare riduttivo, considerando che una condotta aggressiva sulla strada può non rientrare nel pieno controllo razionale della persona coinvolta in situazione.

Legare l’incidentalità stradale alla scelta irrazionale ed alla deliberata compromissione della propria e dell’altrui sicurezza, appare scelta consolatoria quanto deludente perché si è soliti imputare attraverso linee causali specifiche una chiara responsabilità, nel tentativo semplicistico di comporre un sinistro nell’ambito di un prima e di un dopo, di una causa e di un effetto, di una responsabilità definibile nella logica della colpa e magari della sanzione. Tuttavia, le condotte dei coinvolti, costituendo spesso la causa irriducibile degli incidenti, ci consentono di stabilire che un sinistro non può essere interamente ricondotto ad una concatenazione causale data perché scaturendo - del tutto o in parte - dalle azioni delle persone, saranno proprio tali azioni a suggellare un inedito interesse nella ricostruzione degli eventi, certamente ai fini dell’attribuzione di colpe di interesse giuridico, ma anche in vista della valutazione dell’effetto-identificazione degli individui con i loro autoveicoli e della costruzione comunicativa della mobilità come fortuito incontro tra estranei. Come ricostruire dunque queste condotte complesse e tragicamente sfuggenti?

E’ interessante notare come i professionisti dell’ambito ricostruttivo (quasi sempre ingegneri e/o fisici) siano costretti ad oltrepassare sempre più frequentemente il loro ambito quando la comprensione di un incidente richiede, non solo di immaginare cosa sia accaduto all’interno degli abitacoli, ma anche ciò che si agita fatalmente nella mente e quindi nel comportamento dei soggetti coinvolti. Se lo specialismo ricostruttivo – in specie quello ingegneristico - insegue il fattore umano avventurandosi in ipotesi multidisciplinari, le determinanti comportamentali stabilite dalle scienze umane sono chiamate direttamente in causa, magari richiedendo alle stesse ciò che non potranno mai offrire nelle modalità predittivo-ricostruttive delle classiche scienze previsionali.

Se in caso di incidente appare necessario comprendere come anche il funzionamento psichico degli individui richieda un approccio scientifico strutturato, non potendosi basare soltanto sulla libera opinione comune, sarà della massima importanza non ridurre il tema dell’incidentalità stradale ad ambiti troppo specializzati, affrontandolo nella sua valenza pluri-disciplinare, a partire dall’enorme dilatazione sociale dell’oggetto automobile e dell’incremento dei suoi significati in termini di autonomizzazione e identificazione pro-attiva con un brand. Non dimentichiamo che l’estrema mobilità psichica dell’individuo contemporaneo trova sulle strade informatiche quello spazio che difficilmente gli verrà riconosciuto sulle strade di asfalto.

L’automobile, consentendo un forte incremento del potenziale espressivo-performativo individuale realizzato nell’utilizzo molteplice di questo re degli oggetti transizionali, espleta pur sempre la sua funzione su risorse viarie limitate. Spesso le ricostruzioni cinematiche effettuate dai periti, anche nel caso di incidenti ritenuti “semplici” (due veicoli coinvolti), svelano una insospettabile complessità per quanto riguarda la definizione degli esiti finali che pongono delle domande di interesse irriducibilmente socio-psicologico. Ormai, per rispondere al dramma dell’incidentalità stradale, occorre un’analisi stratificata delle condotte fatali, con l’esposizione al rischio dei protagonisti che spesso evidenzia una precoce tendenza alla negazione di sé.

* Sociologo della devianza e del mutamento sociale

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