Enel, balzo in Borsa a 90 miliardi. L'ad Francesco Starace: «Così abbiamo scalato le classifiche mondiali»

Mercoledì 3 Febbraio 2021 di Roberta Amoruso
Francesco Starace, amministratore delegato e direttore generale dell'Enel

Nell’annus horribilis del Covid il suo valore di Borsa è cresciuto di 10 miliardi, tagliando il traguardo dei 90 miliardi (leggermente ridimensionati in questi giorni), consolidando la posizione di testa nella classifica delle big europee per capitalizzazione e il secondo posto nel mondo per le società del settore. Ma «ci aspettiamo ancora molto», scrive Goldman Sachs in un rapporto sull’Enel. Non solo perché, come sostengono gli esperti della banca d’affari Usa, la società guidata da Francesco Starace avrà tutti i numeri per consolidare il suo status di Supermajor delle rinnovabili viaggiando su un incremento di utili del 9% l’anno (oggi 5 miliardi a fronte di 80 miliardi di ricavi) per il prossimo decennio. Per Jp Morgan la società è quel tipo di opportunità, la migliore nel Sud Europa, per esporsi al settore delle rinnovabili a prezzi convenienti: di bolla, per ora nessuno parla. Enel è uno di quei colossi con le radici nella old economy che ha puntato per tempo sulle tecnologie del futuro. Dunque, il mercato crede davvero all’uscita dal carbone entro il 2025 in Italia e nel 2027 nel mondo, sostituito da fotovoltaico, eolico, idroelettrico e geotermia. Entro il 2030 sarà triplicata la capacità installata da fonti verdi, accompagnata dallo sviluppo di batterie, ibridizzazione e idrogeno verde. Tra 10 anni l’80% della produzione sarà da rinnovabili, oggi al 54%.

LE TAPPE DELLA SCALATA

«Obiettivi sfidanti», spiega lo stesso Starace a colloquio con il Messaggero. Compresa la «riduzione dell’80% delle emissioni di gas a effetto serra per kWh entro il 2030, rispetto al 2017, per raggiungere lo zero emissioni ne 2050». Un percorso a più tappe per un appassionato di ciclismo come Starace, che intende affrontare «aumentando le rinnovabili nel mix di generazione, favorendo il cambiamento con reti affidabili, digitalizzate e resilienti e lavorando con i clienti per l’efficienza energetica e l’elettrificazione dei consumi finali». Dai trasporti agli edifici, fino all’industria. In campo per il gruppo italiano ci sono 160 miliardi di investimenti al 2030, circa 39 concentrati fino al 2023, di cui 14 in Italia. Ma il Recovery potrà attivarne altri 25, con un effetto leva da 78 miliardi sul Pil e 108mila nuovi posti di lavoro. Secondo l’Irena bisogna spostare il denaro dai progetti fossili alle tecnologie pulite se si vuole arrivare al 56% di energia verde in 10 anni a livello globale. Gli investimenti dovrebbero essere duplicati fino a 660 miliardi di dollari all’anno. Del resto, si tratta per Enel di tenere il passo in un processo di transizione energetica continuo, e tanto più ineluttabile adesso nella sua accelerazione innescata dalla pandemia.

La stessa Goldman Sachs stima che nel 2021 la spesa mondiale per le energie rinnovabili supererà per la prima volta quella per le trivellazioni di gas e petrolio. E l’elettrificazione, specie della mobilità, inizierà a farsi sentire. In realtà, il sorpasso rinnovabili-idrocarburi è avvenuto anche per le aziende. Enel vale in Borsa quasi il triplo dell’Eni, che pure sta puntando sul green. Il grande sorpasso è avvenuto a giugno 2017, quando valevano entrambe circa 50 miliardi. Ma non è solo un fenomeno italiano. Anche l’esplosiva NextEra Energy negli Stati Uniti è a un passo, dopo averla già scavalcata, da Exxon Mobil, mentre Iberdrola vale già più di Repsol. Il segno inequivocabile di un futuro che avanza. Starace spiega al Messaggero che il gran balzo di valore del titolo Enel ha alle spalle motivazioni concrete: gli investitori ormai percepiscono le rinnovabili come l’investimento più sicuro e affidabile. «La sostenibilità - osserva - è l’unica strada per orientare positivamente scelte che riguardano il presente e il futuro; da qui dobbiamo ripartire per dare risposte concrete alle nuove generazioni». «L’emergenza causata dalla pandemia - aggiunge - ha definitivamente svelato limiti e rischi legati ai vecchi modelli di sviluppo. Per generare valore nel lungo termine è necessaria una visione che metta la sostenibilità al centro delle attività umane. Si tratta di un modello sperimentato per anni con successo. E dovrebbe diffondersi sempre di più, visto che può far bene, al tempo stesso, all’ambiente, alle aziende, alle persone e alle comunità». Il mercato lo ha capito da un po’. «Il record della capitalizzazione di Enel - rimarca Starace - non è che il riconoscimento della solidità di una strategia che integra la sostenibilità nel modello di business». Una rotta che funziona per l’ambiente e crea valore di lungo periodo.

«Non esiste una contrapposizione tra competitività e sostenibilità - aggiunge - Anzi, è proprio l’adozione di strategie sostenibili a rendere le aziende più competitive perché meno esposte a rischi e quindi con una maggiore solidità nel lungo termine». Del resto, la stabilità è la prima condizione che chiedono i mercati, soprattutto nel clima di incertezza che viviamo. Di qui la strategia del gruppo Enel ricalibrata su questo bisogno crescente. «Per soddisfarlo - prosegue Starace - abbiamo lanciato, primi al mondo, emissioni obbligazionarie SDG-linked, basate su un approccio che combina la performance in tema di sostenibilità con l’emissione di titoli, segnalando agli obbligazionisti l’impatto degli investimenti sulla strategia della società». Non solo. «Abbiamo anche pubblicato il primo Sustainability-linked financing framework in cui descriviamo il legame con la sostenibilità degli strumenti utilizzati». Un altro segno dell’accelerazione impressa dalla pandemia a processi avviati, ora più che mai richiesti dal mercato.

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LA SFIDA DELLA PANDEMIA

Poi c’è l’aspetto operativo. Nonostante gli intoppi per l’emergenza, osserva Starace, «il 2020 è stato un anno record per l’installazione del fotovoltaico». L’emergenza «ci ha fatto fare un vero salto nel futuro, proiettandoci tra 5-10 anni». Ma attenzione, avverte l’amministratore delegato del gruppo Enel, «la strada verso la decarbonizzazione richiede strumenti amministrativi più adatti alla velocità e alla dimensione dello sforzo che vogliamo mettere in atto». È impensabile che si possano fare grandi salti con gli attuali processi che regolano le decisioni di investimento con pile di autorizzazioni. «Abbiamo un mondo che vuole fare, la grande politica ha capito e ora, grazie al Recovery, abbiamo anche i denari». Infine il tema delle risorse: perché il Recovery Plan italiano ha deciso di puntare sull’idrogeno verde? «Perché oggi usiamo carbone e gas - risponde Starace - producendo quotidianamente un idrogeno al quale è associata una grande quantità di C02: una quantità che quivale alle emissioni di C02 annuali di Inghilterra e Indonesia insieme». Sarebbe una contraddizione procedere per questa via, sebbene rispetto all’idrogeno blu il verde è più costoso e richiede tempi più lunghi. «Il Recovery dà l’opportunità di procedere su una strada diversa da quella attuale - conclude Starace - Altrimenti non avrebbe senso. Vale perciò la pena investire per far affermare tecnologie capaci di ridurre il prezzo dell’idrogeno verde, cioè il futuro». Proprio come accadde anni fa per le rinnovabili. Oggi i frutti sono tutti in quei 90 miliardi di valore raggiunti dall’Enel.

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Ultimo aggiornamento: 2 Marzo, 15:15 © RIPRODUZIONE RISERVATA