Wesolowski, niente omelia
al funerale del vescovo pedofilo

Lunedì 31 Agosto 2015 di Franca Giansoldati
CITTA' DEL VATICANO - In tema di funerali scomodi, dopo quello spettacolare al boss Casamonica, oggi pomeriggio sono state celebrate in Vaticano, senza alcuna pubblicità, le esequie del primo nunzio apostolico messo sotto inchiesta da Papa Francesco per una orribile vicenda legata alla pedofilia.

Una bara semplice, posata su un bel tappeto persiano, davanti all’altare della ottocentesca cappella del Palazzo del Governatorato, all’interno del territorio pontificio.



Fuori aspettava un carro delle pompe funebri, privo di fiori e di corone, pronto ad accogliere il feretro per trasportarlo al Verano monsignor Jozef Wesolowski. Dentro, invece, la chiesa era piena. “Misericordioso e pietoso è il Signore che ci tratta secondo le nostre colpe”. Tante le suore inginocchiate ai banchi, con il rosario in mano. C’erano anche le religiose che vivevano con il prete orco nell’appartamento in cui è stato trovato cadavere la scorsa settimana, stroncato da un infarto. “Preghiamo per il nostro fratello Giuseppe, perché il Signore lo liberi dalle tenebre” ha detto il celebrante, monsignor Krajewsi, elemosiniere di Francesco. Non c'è stata nessuna omelia, solo un silenzio imbarazzato.





I primi tre banchi, invece, quelli riservati ai famigliari, erano desolatamente vuoti. Evidentemente non è voluto arrivare nessuno dalla Polonia. In compenso c’erano i sacerdoti polacchi che lo hanno frequentato nella chiesa di San Stanislao a via delle Botteghe Oscure, centro della comunità polacca a Roma, dove monsignor Jozef Wesolowski ha lavorato per anni prima di essere promosso arcivescovo e fatto nunzio apostolico da Giovanni Paolo II, grazie soprattutto ai buoni uffici del suo grande sponsor, il segretario personale di Wojtyla, Stanislao Dziwisz, attualmente cardinale a Cracovia. Fu lui a volerlo favorire a tutti i costi.



C’è chi sussurra che all’origine di questa decisione incomprensibile vi fosse l’intenzione di toglierlo da Roma pur di sottrarlo ad una denuncia arrivata all’ex Sant’Uffizio. Si voleva evitare lo scandalo nella cerchia più stretta dell’Appartamento pontificio. Peccato però che in questo modo Wielosowski sia stato trasferito a Santo Domingo, un’isola dove, secondo le indagini effettuate dalla polizia locale, avrebbe approfittato della diffusa prostituzione minorile di giovani e poverissimi ragazzini, costretti a vendersi pur di mantenere la propria famiglia. Una storia squallida e tristissima che ha travolto la Chiesa dominicana, creando non pochi problemi alla comunità locale. Dalle indagini, nel frattempo, sono finiti in galera un giovane diacono, suo amante, e uno sacerdote polacco, anche egli attualmente dietro le sbarre in Polonia. Welosowski avrebbe dovuto essere processato dai magistrati vaticani. L’udienza era stata fissata questo mese.



Al funerale si è invocato a lungo il giudizio di Dio, si è letto un passo dell’apocalisse di Giovanni, ma soprattutto implorata la misericordia dell’Altissimo, virtù generata dalla compassione del Padre Celeste che ama ogni suo figlio ed è sempre pronto a perdonarlo. Forse è proprio per questo che il grande teologo tedesco del Concilio, Karl Rahner sosteneva che l’inferno è vuoto. Chissà. Ultimo aggiornamento: 20:28 © RIPRODUZIONE RISERVATA