Meredith, condannata a 3 anni la superpoliziotta che indagò. ​Amanda e Sollecito: «Ve l’avevamo detto»

Venerdì 18 Settembre 2020 di Egle Priolo
​Meredith, condannata a 3 anni la superpoliziotta che indagò. ​Amanda e Sollecito: «Ve l’avevamo detto»

Evidentemente aspettavano questo momento da anni. Da quando, nel 2013, la super poliziotta che li aveva arrestati nel 2007 era stata indagata per il complotto ordito contro una psicologa nominata dal tribunale dei minori nell’ambito di una controversia con il suo ex marito. E ora che Monica Napoleoni, ex capo della squadra Omicidi della questura di Perugia, per quella vicenda è stata condannata a 3 anni e 3 mesi, Raffaele Sollecito e Amanda Knox, condannati tre volte e poi assolti in via definitiva per l’omicidio di Meredith Kercher, si sono presi la loro rivincita via social. Alla notizia della condanna del sostituto commissario, Sollecito ha affidato a Facebook di prima mattina la sua rivalsa. «Capo della squadra omicidi quando indagarono nel caso Kercher – ha scritto ieri -... poi in tribunale per anni mi sono sentito dire che sono persone oneste ed encomiabili». Un post che ha ottenuto oltre un centinaio di like e una decina di condivisioni, ma che ha fatto rumore soprattutto a Perugia, dove la storia della morte di Meredith è ancora una ferita aperta. Una storia vissuta in maniera quasi viscerale, con la fine della vicenda giudiziaria che non è mai stata del tutto digerita in città. Come Amanda non ha ancora digerito quell’arresto, arrivato cinque giorni dopo la morte della sua coinquilina, trovata accoltellata nella casa che le due giovani dividevano in via della Pergola. Chiamata in questura come persona informata sui fatti, fu arrestata insieme a Sollecito qualche ora dopo. 

«Nel suo libro – ha twittato ieri in inglese la Knox pensando a quella notte - Raffaele ha descritto le minacce e gli abusi che subimmo da Monica Napoleoni. Ora lei e altre due poliziotte sono state condannate per simili abusi di potere in un altro caso». Più la chiusura in italiano: «Ve l’abbiamo detto». Amanda e Raffaele hanno sempre contestato le modalità di quell’arresto, parlando di minacce e «scappellotti in testa», della difficoltà di difendersi, soprattutto per la giovane americana che non capiva bene l’italiano. Accuse così pesanti, che venne indagata per calunnia e poi assolta. E chiaramente aspettava solo un ribaltamento della situazione per rinfocolare la sua rabbia. Anche se la recente condanna alla Napoleoni (e a due colleghe poliziotte, più alcuni carabinieri), poco ha a che fare con un’inchiesta per omicidio. Secondo la procura di Perugia, l’ex numero uno della Omicidi avrebbe danneggiato l’auto della psicologa e avrebbe fatto svolgere accertamenti arbitrari tramite il sistema informativo interforze per conoscere dati come indirizzo e targa della macchina della professionista. 

Accuse per cui si è sempre dichiarata innocente ma per cui è stata condannata in primo grado dal tribunale di Perugia, mentre è stata assolta per le scritte offensive che la psicologa aveva trovato sull’auto della figlia e vicino al suo ufficio. Una vicenda esplosa a febbraio 2013, quando Napoleoni venne indagata, ironia della sorte giusto pochi giorni prima che la Corte di cassazione riaprisse il processo Kercher, annullando l’assoluzione in appello dei due ex fidanzati. Che chissà cosa diranno se il secondo grado dovesse assolverla.
 

Ultimo aggiornamento: 12:34 © RIPRODUZIONE RISERVATA