Inferno in Messico: è allarme per l'alto pericolo di morte per giornalisti

Inferno in Messico: pericolo di morte per i giornalisti
Inferno in Messico: pericolo di morte per i giornalisti
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Martedì 6 Dicembre 2022, 17:03 - Ultimo aggiornamento: 17:27

Il Messico continua a essere un inferno per i giornalisti.

L'Unesco ha constatato che nel 2019 il paese azteco è stato il secondo più mortale al mondo per i professionisti di questo settore, dopo la Siria. Gli omicidi di quanti praticano informazione e cronaca «non si sono fermati durante gli ultimi tre mandati di sei anni (mandati presidenziali in Messico) e il maledetto numero cresce di mese in mese».

Come riporta El Clarìn, Reporters sans frontières «ha posizionato il Messico, nel 2021, al 143esimo posto su 180 paesi valutati, concludendo che «il Messico continua ad essere, anno dopo anno, uno dei paesi più pericolosi e mortali al mondo per i media. Nonostante alcuni recenti progressi, il Paese continua a sprofondare nella spirale infernale dell'impunità».

La parola impunità, che è un termine utilizzato Reporters sans frontières, spiega la drammaticità della situazione, poiché coinvolge le massime autorità del Paese, incapaci di fermare il flagello sanguinario.

Il tema è stato argomento di discussione di un panel moderato dal giornalista messicano Gabriel Díaz (direttore di Channel 24 dell'Università di Guadalajara) tra giornalisti che denunciano e indagano su questo fenomeno criminale. 

Il dibattito di denuncia si è tenuto nell'ambito della prima biennale di giornalismo organizzata alla Fiera Internazionale del Libro di Guadalajara dalla Cattedra Mario Vargas Llosa. In mezzo a un silenzio che sembrava essere di rabbia e di lutto, giornalisti come Marcela Turati, Adela Navarro Bello, Ricardo Raphael, così come il suddetto giornalista che è stato anche governatore, Javier Corral, hanno raccontato le esperienze di amici e colleghi degli scomparsi, minacciati o uccisi.


Fino a oggi, in Messico, un Paese in cui il 40% del territorio è comandato da chi gestisce la malavita,  sono stati assassinati 156 giornalisti. Il moderatore ha preso in esame, tra l'altro, i seguenti dati: «Negli ultimi ventidue anni in Messico sono stati assassinati in totale 156 giornalisti, e 91 di questi omicidi sono avvenuti nonostante l'esistenza del Meccanismo di protezione per i difensori dei diritti umani e i giornalisti» - strumento a sostegno delle persone minacciate -, che ha iniziato a funzionare nel novembre 2021. «In questo contesto tragico e dannoso per la libertà di espressione in Messico, i dati ufficiali del governo avvertono che, attualmente, 495 giornalisti sono beneficiari di questo Meccanismo di protezione, poiché le loro vite sono in pericolo».
Nonostante tutto ciò, «non sono cessate né diminuite le morti violente sia di comunicatori che di giornalisti. Nei quattro anni dell'attuale governo federale, 36 comunicatori sono stati assassinati». 

L'ultima argomentazione del moderatore è stata fornita da Reporters sans frontières e da rappresentanti dell'ONU e dell'Unione europea dopo una visita in questo paese: «In Messico c'è il 95% di impunità per i casi di sparizione e omicidio di giornalisti». I giornalisti non sono protetti nei territori in cui subiscono minacce, il che significa che devono lasciare il posto di lavoro, «e quindi vince chi li mette a tacere». L'insicurezza accompagna e protegge la corruzione in Messico. Il potere sostiene l'impunità, non solo contro i giornalisti ma contro i cittadini in generale.

È, ha detto Ricardo Raphael, uno dei grandi giornalisti messicani che hanno partecipato, «un conflitto armato interno, a cui partecipano mezzo milione di persone militarizzate, compresi bambini e adolescenti che si considerano inutili e sono esposti all'omicidio e alla propria morte». 

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