Il giudice delle minigonne si difende
"Sono un genio incompreso come Einstein»

Martedì 12 Dicembre 2017
Il giudice delle minigonne si difende: "Sono un genio incompreso, anche Einstein fu attaccato per le sue idee"

«Il processo in corso è alle mie idee, si vuole applicare un giudizio morale su aspetti che riguardano la mia vita privata e un approccio disciplinare che nessuno capisce perché è troppo moderno». Si difende così Francesco Bellomo, il giudice del Consiglio di Stato che è accusato di aver costretto giovani allieve del suo corso privato 'Diritto e Scienza' a vestirsi con minigonne, tacchi a spillo, trucco marcato alle sue lezioni e non solo.



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Il caso è partito dopo la denuncia del padre di una ex allieva di Bellomo, la cui scuola ha sedi in diverse città d'Italia (Milano, Roma e Bari, la città natale del giovane magistrato), alla Procura di Piacenza alla fine del 2016. Il Consiglio di Stato ha già vietato a Bellomo l'attività di docenza, ma c'è di peggio: il giudice pugliese rischia la destituzione.



Secondo quanto raccolto dagli inquirenti, Bellomo avrebbe soggiogato le giovani allieve, costringendole a farsi inviare foto hard. Otto giovani borsiste milanesi hanno anche parlato di un contratto in cui si garantiva 'fedeltà assoluta' alla scuola, evitando di raccontare dettagli privati. E c'è anche chi sostiene di essere stata esclusa perché fidanzata o sposata.



Bellomo ha ammesso di aver avuto rapporti sessuali con alcune allieve, sostenendo che fossero consenzienti. E, dal canto suo, nega alcune accuse e difende il suo corso: «Il mio è un metodo scientifico di intendere la funzione della ragione nelle cose umane. Tutti i geni, Einstein, si sono dovuti difendere dagli attacchi di chi non ne conosceva le idee. Non avrei voluto divulgare le mie, ma sono venute fuori. Allora perché non dite che funzionano? Le mie allieve (e i miei allievi) hanno superato il concorso più di quelle di qualunque altro corso. E poi il dress code non è quello che scrivete».



L'INDAGINE INTERNA La conclusione dell'iter, che ha visto anche nel corso degli scorsi mesi l'audizione di tutte le parti coinvolte, compresa la ragazza e il padre che ha sporto denuncia, «è imminente», assicura la giustizia amministrativa. Tempi troppo lunghi? Va detto che il presidente del Consiglio di Stato, Alessandro Pajno, ha ricevuto il 23 gennaio 2017 gli atti relativi alla vicenda, «per il successivo inoltro alla procura della Repubblica di Roma», ed ha esercitato l'azione disciplinare, di cui è titolare, il successivo 2 febbraio, quindi 10 giorni dopo. I tempi successivi sono in parte dettati dalla legge e dalle procedure e sono stati «i più rapidi consentiti», assicurano gli organi della giustizia amministrativa.



UN PADRE: "CI HA CHIESTO LA CONCILIAZIONE" «Mia figlia sta cercando di tornare a una vita normale», dice intanto il padre della ragazza piacentina che ha denunciato vessazioni e minacce durante il corso per aspiranti magistrati. L'uomo riferisce che la ragazza - laureata alla Cattolica di Piacenza - ora sta meglio ma «questa odissea le ha distrutto la vita. Ha ripreso a mangiare e a studiare, ma è ancora in cura dagli psicologi». Ripete che la figlia «è stata sotto ricatto per troppo tempo attraverso il contratto che come borsista doveva firmare per mantenere la borsa di studio». Bellomo avrebbe cercato, dopo aver appreso della denuncia, di arrivare a una conciliazione con la ragazza. I carabinieri «sono venuti più volte, chiedevano a mia figlia di firmare un atto di conciliazione. Sono venuti a maggio, e poi a ottobre, ma lei era in ospedale», conclude. ​

Ultimo aggiornamento: 13:20 © RIPRODUZIONE RISERVATA