Hashish in carcere nei tubetti di dentrificio destinati a un detenuto, in sei finiscono nei guai

L'interno di un carcere
L'interno di un carcere
di Luigi Miozzi
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Giovedì 17 Febbraio 2022, 06:55

ASCOLI - Si facevano spedire l’hashish all’interno del carcere di Marino, nascondendola nei tubetti di dentifricio. Sei ascolani sono finiti nei guai perché coinvolti in un traffico di droga scoperto dagli agenti di polizia penitenziaria. A tenere le fila dell’organizzazione, per gli inquirenti, sarebbe stato un ascolano di 46 anni che, sebbene detenuto, riusciva a comunicare con l’esterno e dare istruzioni affinché l’hashish entrasse in carcere

 
Il sistema
Secondo quanto ricostruito dalla Procura di Ascoli, il detenuto era riuscito a disporre di un telefono cellulare con il quale chiamava due suoi complici all’esterno per richiedere la sostanza stupefacente. I due, con l’aiuto di altre due persone, provvedevano a rifornirsi di droga e poi, seguendo le indicazioni del detenuto, riuscivano a superare i controlli. Avevano concordato che le dosi venissero occultate all’interno del tubetto di dentifricio che poi veniva inserito in uno dei pacchi che i familiari di tanto in tanto inviano ai detenuti. In questo caso, il destinatario del pacco era un altro recluso all’interno dell’istituto di pena e indicando come apparente mittente la madre di quest’ultimo. Poi, dopo che il pacco veniva recapitato, il destinatario consegnava il tubetto di dentifricio con all’interno lo stupefacente al detenuto ritenuto la mente dell’organizzazione. A febbraio dello scorso anno, qualcosa non è andato come pianificato poiché, nel corso di un controllo, gli agenti della polizia penitenziaria scoprirono 17 dosi di hashish nascoste all’interno del telefonino. 


Le indagini
Dalla successiva attività d’indagine, gli inquirenti avrebbero ricostruito la fitta rete di collegamenti e i traffici tra le sei persone finite sotto inchiesta: i due detenuti e i quattro complici che all’esterno si procuravano la droga, la occultavano e la spedivano in carcere. Tutti, sono stati rinviati a giudizio e devono rispondere a vario titolo dei reati di detenzione ai fini di spaccio e traffico di sostanze stupefacenti. Il 22 aprile colui che viene ritenuto la mente dell’organizzazione, accompagnato dal suo legale, l’avvocato Umberto Gramenzi, comparirà coi presunti complici davanti al giudice per l’udienza preliminare.

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