Palombina e Falconara, ora piove sul bagnato. E riscatta lo stop ai tuffi

Saturday 6 June 2020 di Federica Serfilippi
Palombina e Falconara, ora piove sul bagnato. E riscatta lo stop ai tuffi

ANCONA  - Piove, si aprono gli scolmatori e torna puntuale il divieto di balneazione. Per un tratto del Passetto, Palombina e Falconara lo stop ai tuffi imposto ieri mattina è il secondo decretato in appena una settimana. Il primo era stato emesso lo scorso sabato, un giorno dopo l’apertura ufficiale della stagione balneare. Ora bisognerà aspettare gli esiti delle campionature eseguite dall’Arpam per revocare i divieti. La speranza è che lo stop venga tolto per domenica. 

Intanto, però, se ne va una parte del fine settimana in una stagione già ampliamente limitata dalla normativa anti Covid, tra steward in spiaggia, distanze da mantenere e regole ferree per gli stabilimenti balneari. Dopo le piogge di giovedì, notte compresa, si sono aperti tutti e sette gli scolmatori presenti sul litorale anconetano. Per questo, è scattato il divieto di balneazione a Palombina, dal confine con il comune di Falconara fino al porticciolo di Torrette, allo sbocco del Monte Cardeto e al Passetto, sotto la piscina comunale. Per quanto riguarda Falconara è stato interdetto il tratto di mare a sud della raffineria Api fino al confine con il comune di Ancona. Lo scorso weekend, lo stop ai tuffi (era stato aperto un numero minore di scolmatori) era durato 72 ore. La questione degli sversamenti rappresenta una spada di Damocle che da anni penzola sugli operatori di Palombina e Falconara. 

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Un problema che ha portato più volte al confronto vari attori istituzionali per cercare una soluzione e venire incontro alle esigenze degli stabilimenti e dei frequentatori del litorale sabbioso. Nel corso del 2018 c’erano stati plurimi incontri tra i sindaci Mancinelli e Signorini con l’obiettivo di arrivare alla stesura di un protocollo condiviso. Ai tavoli avevano partecipato anche, tra gli altri, VivaServizi, Arpam e Regione Marche. Alla fine, non era stato siglato nessun protocollo, quanto l’impegno da parte dell’Arpam di ridurre i tempi per eseguire le analisi delle acque e fornire il primo responso entro 24 ore dalla campionatura e non 48. Tempi ridotti per, sulla carta, accontentare tutti. Ma il problema è molto più ampio. All’orizzonte c’è un progetto elaborato da VivaServizi e commissionato in tandem dai Comuni di Ancona e Falconara. È stato reso noto nell’ottobre dello scorso anno: si tratta di un piano faraonico del costo complessivo di 19,5 milioni (più Iva) e della durata di 8 anni con la realizzazione di vasche di prima pioggia. La questione degli sversamenti era finita anche in Procura con il deposito di alcuni esposti da parte di partiti, cittadini e associazioni ambientaliste. Ne è scaturita un’indagine ancora pendente che aveva portato al sequestro di uno scolmatore al confine tra le due città. 

Nonostante le difficoltà, comunque, gli operatori di Palombina non hanno mai smesso di investire sui servizi del litorale. La risposta dei bagnanti è stata sempre ottima. Questa stagione, anche se all’inizio, non sembra aver fatto eccezione: «Le prenotazioni – afferma Gianfranco Cirulli, presidente Co.Ba - sono buone, Palombina si sta pian piano ripopolando, anche nelle ore notturne. C’è tanta voglia di ripartire e le persone stanno rispondendo bene. Per gli eventi stiamo ancora monitorando la situazione: dobbiamo vedere quello che si può fare e quello che non si può organizzare. Da oggi (ieri, ndr) siamo ripartiti con gli allenamenti di beach volley. Sono stati verniciati i sottopassi dove è previsto un solo senso di marcia e ritorneranno in funzione entrambi gli ascensori per l’accesso in spiaggia». 

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