Dopo le terapie ha gravi danni all'occhio: verrà risarcita ma sono passati 14 anni

Il tribunale di Ancona
Il tribunale di Ancona
di Federica Serfilippi
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Mercoledì 9 Giugno 2021, 05:05

ANCONA  - Si sottopone a delle laser terapie per cercare di ridurre una retinopatia causata dal diabete. Gli interventi non vanno nel modo sperato: perde quasi totalmente il visus dell’occhio destro, non ancora “attaccato” dalla patologia diabetica. Ipotizzando un presunto caso di malasanità, decide così di fare causa all’Asur. Il primo round in tribunale viene perso, il secondo vinto.

Ma 14 anni dopo l’esecuzione dei trattamenti. Ci sono voluti quasi tre lustri a una 73enne fabrianese per ottenere dall’azienda sanitaria il risarcimento legato alla lesione subita all’occhio destro. L’Asur dovrà risarcire alla paziente circa 180mila euro. 


È stata assistita nel percorso giudiziario (dalla fine del primo grado fino all’appello) dagli avvocati Riccardo Leonardi e Fabiola Francesconi. Nel corso del 2007 la 73enne si è sottoposta a sei sedute di laser terapia bilaterale agli occhi, essendo affetta da retinopatia diabetica, affidandosi all’ospedale di Fabriano. Dopo ogni intervento, la donna avrebbe sofferto di un abbassamento dell’acutezza visiva dell’occhio destro (non ancora interessato dagli effetti del diabete), recuperata in un secondo momento, eccezion fatta per l’ultima seduta. All’epoca, la 73enne aveva chiesto spiegazioni al medico che la seguiva, ricevendo risposte contrastanti: prima sarebbe stato detto che per «interventi eseguiti in prossimità della macula, potevano capitare incidenti con la perdita definitiva e completa del visus», poi che la lesione dell’occhio sarebbe avvenuta per un «movimento della paziente che avrebbe comportato l’attingimento da parte del raggio di tessuti diversi da quelli che dovevano essere trattati». 


Davanti a tale quadro, la fabrianese si era così rivolta al Tribunale, sostenendo anche che di tali rischi paventati dal medico non era mai stata informata. In primo grado, il perito del giudice aveva escluso qualsiasi tipo di responsabilità sanitaria, abbracciando la tesi del movimento della paziente. Risultato: 73enne condannata a risarcire l’Asur con 14mila euro, cifra sostenuta per le spese legali. 


La difesa sosteneva che il possibile spostamento della paziente, dove mai fosse stato la causa del danno, doveva essere evitato dal medico operante. Il giudizio è stato ribaltato in appello, quando il giudice ha riconosciuto la responsabilità sanitaria, non risultando traccia – negli atti di causa – della circostanza che la paziente si sarebbe mossa e ritenendo superfluo rinnovare la consulenza tecnica. La Corte ha piuttosto provveduto ad affidare un nuovo incarico peritale per stimare il danno patito dalla donna. 

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