Tormenta la ex: «Attenta, se vai con un altro sono botte». E poi pubblica le foto osé sulle chat

Venerdì 3 Luglio 2020 di Federica Serfilippi
Tormenta la ex: «Attenta, se vai con un altro sono botte». E poi pubblica le foto osé sulle chat
ANCONA - Prima, secondo quanto ricostruito in aula, tormenta la ex per pregarla di tornare insieme. Poi passa agli insulti e alla minacce una volta scoperta l’esistenza della nuova liaison amorosa della ragazza, minorenne all’epoca dei fatti. In preda alla rabbia, infine, diffonde su Whatsapp alcune foto osée della vittima, destinate agli amici. Sono le contestazioni che ieri mattina hanno portato alla condanna per stalking di uno jesino di 19 anni.

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La scoperta
Il giudice Elisa Matricardi ha stabilito una pena di un anno e sette mesi di reclusione. I fatti sono accaduti la scorsa estate, quando l’imputato – incensurato e difeso dall’avvocato Marco Fioretti - aveva da poco compiuto 18 anni e la sua ex era ancora minorenne. Era stata la madre di lei, dopo aver visto i messaggi ricevuti dalla figlia sul cellulare, a far iniziare le indagini delle forze dell’ordine. Due le parti offese: l’ex fidanzatina e il ragazzo che aveva iniziato a frequentare dopo la fine della storia avuta con lo jesino. Non ci sarebbero mai stati insulti o minacce ripetute vis a vis, ma soltanto virtuali, attraverso Whatsapp o Instagram. Proprio a causa dell’utilizzo del mezzo informatico, lo stalking è stato configurato nella forma aggravata.
Stando a quanto descritto dalla procura, l’imputato aveva tartassato per mesi le due parti offese. A lei sarebbero arrivati prima gli insulti, poi le minacce: «Se ti vedo in giro con quello, lo prendo a botte», «Stai attenta quando esci», «Vi faccio pentire a entrambi», «Di’ a quello che c’ha la famiglia morta». Al nuovo fidanzato dell’ex, le minacce erano state formulate in maniera indiretta, attraverso i messaggi inviati dall’imputato ai suoi amici e conoscenti: «Digli che mi porto un coltello e lo ammazzo». In un’altra chat, il ragazzo aveva fatto riferimento anche a una pistola, in realtà mai avuta. Dopo una pausa, come detto dalla pm in udienza, il 19enne è tornato a scrivere alla vittima durante il lockdown, augurandole di «prendere il Covid».
La difesa aveva chiesto la derubricazione del reato in minacce aggravate o diffamazione: non c’è mai stato un pericolo concreto per le parti offese. La fine della relazione sarebbe stata gestita in maniera immatura, ma non con la volontà di far del male alle vittime.
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