Il giro di vite del prefetto: «Via gli sbandati dal Mandracchio. Ma la sola repressione non basta»

Il giro di vite del prefetto: «Via gli sbandati dal Mandracchio. Ma la sola repressione non basta»
Il giro di vite del prefetto: «Via gli sbandati dal Mandracchio. Ma la sola repressione non basta»
di Stefano Rispoli
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Domenica 24 Aprile 2022, 05:45

ANCONA  - Stop ai bivacchi all’ex Fiera della Pesca. Basta con i dormitori con vista Duomo alla vecchia stazione marittima. Arriva il giro di vite di prefettura e questura per ripristinare la legalità in zone dimenticate del porto, occupate da sbandati e abusivi. Dopo l’ennesimo intervento del 118 e della polizia, che giovedì al Mandracchio hanno soccorso il solito homeless polacco, un habitué dell’ospedale (tra abusi etilici e risse è finito tre volte a Torrette in una settimana) si profila una stretta sul mondo borderline che popola questi angoli di disperazione dello scalo dorico. Il tema tornerà d’attualità nel prossimo Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica, in programma mercoledì prossimo, che coinvolgerà non solo i vertici delle forze dell’ordine, ma anche l’Autorità portuale, il Comune e i Servizi sociali. 

 

Il vertice 

«Siamo di fronte ad un problema non tanto di ordine pubblico, ma di disagio sociale che richiede una risposta complessiva», anticipa il prefetto Darco Pellos. Un fenomeno che può essere fronteggiato solo con un’azione corale che coinvolga tutte le parti in causa. «I soggetti che hanno creato problemi per l’ordine pubblico sono stati raggiunti da provvedimenti, anche di allontanamento dal territorio comunale o nazionale nel caso di cittadini stranieri - aggiunge il prefetto -. Ma la repressione non è sufficiente. Serve una risposta di carattere generale perché spesso si tratta di persone che si fa fatica ad inserire nel contesto sociale». L’argomento sarà al centro del prossimo Comitato in prefettura, «ma non è la prima volta che ce ne occupiamo - evidenzia Pellos -. Le misure adottate, come i provvedimenti di allontanamento, nascono da una condivisione di strategie con il questore e le forze dell’ordine. Ma il problema va affrontato nella sua globalità e in modo collettivo: auspichiamo un coinvolgimento di tutti i soggetti interessati, incluse le associazioni di volontariato». 

Gli interventi 

Tradotto: non bastano le dimostrazioni di forza, gli sgomberi, le sanzioni (per il clochard polacco, oltre alla denuncia, è scattato l’obbligo di allontanamento dal territorio nazionale dopo che gli era già stato comminato un Foglio di via: ma se ne andrà mai dalla città?). Serve un intervento più mirato e corale. Ma intanto, il primo passo da compiere è ripristinare la legalità in luoghi strappati al vivere civile e conquistati da sbandati, tossicodipendenti e alcolizzati. Se non altro per venire incontro alle richieste degli operatori e garantire la sicurezza di chi transita in porto, come turisti e autotrasportatori. Perché è un attimo che la richiesta insistente di elemosina possa degenerare in situazioni di pericolo. All’ex stazione marittima il problema non è solo di decoro: come ha spiegato l’assessore al Porto, Ida Simonella, quell’area va bonificata perché rientra nel novero degli spazi destinati alla mobilità dolce attorno alla Mole Vanvitelliana. Eppure c’è chi dorme sulle panchine, con tanto di valigie e vestiti stesi ad asciugare al sole. Anche all’ex Fiera della Pesca l’invasione di homeless è ormai un vulnus cronico e a quanto pare inguaribile. Ci sono italiani e stranieri che l’hanno trasformata in un hotel a zero stelle. La vecchia biglietteria è una capanna per sbandati, arredata con materassi, sedie, suppellettili, tra stracci e avanzi di cibo. Qui un giorno sì e uno no intervengono i mezzi del 118 per soccorrere uomini e donne storditi dall’alcol o feriti in scazzottate. Vengono multati, allontanati. Ma poi tornano sempre lì, al punto di partenza di una strada senza sbocco, quella della disperazione. 

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