Minacce e ricatti ai ragazzini disabili, il bullo non si pente: condannato a 2 anni e 8 mesi per estorsione e stalking

La procuratrice dei Minori, Giovanna Lebboroni e il capo della Squadra Mobile, Carlo Pinto
La procuratrice dei Minori, Giovanna Lebboroni e il capo della Squadra Mobile, Carlo Pinto
di Federica Serfilippi
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Mercoledì 8 Dicembre 2021, 07:20 - Ultimo aggiornamento: 15:57

ANCONA - Dopo la revoca della messa alla prova, ecco la condanna. Due anni e otto mesi di reclusione al 18enne anconetano arrestato nell’ottobre del 2020 dagli agenti della Squadra Mobile con l’accusa di aver minacciato e perseguitato un ragazzino (gravato da deficit cognitivo), tra botte e richieste di denaro. La pena, in abbreviato, è stata emessa ieri dal giudice del tribunale dei Minorenni, competente per il procedimento incentrato su fatti avvenuti tra il 2019 e l’estate del 2020. 

 
Due i reati contestati: estorsione e stalking. La procura, rappresentata dalla dottoressa Giovanna Lebboroni, aveva chiesto una condanna superiore: quattro anni e otto mesi. Si è arrivati a processo perché al 18enne era stata revocata la messa alla prova della durata di 18 mesi. Questo perché, stando a quanto emerso, il ragazzo lo scorso agosto ha abbandonato la comunità (si trova in provincia di Pesaro-Urbino) e non vi ha fatto più ritorno. Avrebbe lasciato la struttura per, tra le altre motivazioni, non aver instaurato un legame positivo con gli educatori. La messa alla prova prevedeva un percorso rieducativo fatto di varie attività: tra queste, volontariato alla Caritas («ho sbagliato con le persone, fatemi lavorare vicino alle persone» aveva detto nell’udienza che aveva portato alla concessione della Map), programmi di giustizia ripartiva, corsi online sulla legalità e attività scolastica. 

Attualmente, il 18enne è libero. Come per i procedimenti del tribunale ordinario, i suoi difensori potranno ricorrere in appello. La messa alla prova è stata concessa anche ad altri tre ragazzi, arrestati assieme al 18enne con le stesse accuse (c’erano anche altre vittime) e tutti minori all’epoca dei fatti. Un quinto componente è stato già condannato in appello a tre anni e quattro mesi. Era l’unico maggiorenne del gruppo. In particolare, il ragazzo condannato ieri se l’era presa con un ragazzo che oggi ha 16anni, tutelato nel processo dall’avvocato Laura Versace. La vittima, stando alla procura, sarebbe stata tartassata con 17 richieste di denaro (potevano andare da un euro fino a dieci) e minacce: «Io ti ammazzo, lì non ci sono le telecamere, quindi posso picchiarti per bene, o vuoi che lo faccio davanti a tutti?». E ancora: «Ti tiro un pugno che ti rientrano naso e denti». Alla parte offesa il 18enne aveva anche scritto una lettera di scuse: «Spero che ora tu stia bene, mi dispiace». Alcuni episodi erano contestati in concorso con parte dei ragazzi arrestati dalla polizia. Per quelli trattati dal tribunale dei Minorenni, due stanno portando avanti la messa alla prova (18 e 27 mesi). Per un altro è stata sospesa in attesa di trovare una struttura terapeutica più adatta al ragazzo (in sostituzione della comunità), trovato spesso positivo ai test tossicologici. 

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