Voragini in strada, marciapiedi-trappola e fontane senz'acqua in corso Mazzini. I commercianti: «Noi, abbandonati»

Una delle buche in corso Mazzini
Una delle buche in corso Mazzini
di Stefano Rispoli
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Mercoledì 2 Febbraio 2022, 06:20

ANCONA - Buche grosse come voragini, marciapiedi-trappola, fontane senz’acqua e, in generale, uno stato d’incuria indegno per un capoluogo di regione. Corso Mazzini invoca pietà. «Ci sentiamo abbandonati», recitano in coro i commercianti che attendono quantomeno l’intervento di manutenzione della strada promesso dal Comune. C’è un unico problema: il cantiere in corso per la riqualificazione delle facciate del tribunale renderà impossibile il rifacimento dell’asfalto prima di settembre/ottobre 2022. 

 
«Corso Mazzini è un disastro, una cosa oscena». Non ci va leggero Vittorio Belvederesi, il sarto delle star. La sua boutique si affaccia sul degrado. «Ci sono buche che mettono paura, da sotto i marciapiedi escono i topi: saranno vent’anni che il Comune non si vede, mi viene da pensare che il sindaco ce l’abbia con noi», commenta lo storico commerciante. Che, con il senno di poi, rimpiange il passato. «Si stava meglio quando c’erano le bancarelle qua davanti: ora è un deserto». E chiude con una battuta: «I clienti che vengono a trovarmi da fuori mi chiedono: ma dov’è il centro?». 


Chissà se nel progetto per l’asfaltatura del tratto iniziale di corso Mazzini è previsto anche il ripristino dei marciapiedi. Perché il rischio che qualcuno inciampi e si faccia male è concreto. «Guardi qua che roba, se uno non sta attento si spacca una gamba». Natascia Roccheggiani, dipendente del bar “Il Ristretto”, indica il punto in cui il marciapiede ha ceduto, una vera trappola per i passanti. «E che vogliamo dire delle buche? Vicino al bar c’era una voragine che il Comune ha coperto, ma si è riaperta con la pioggia». 


L’altra minaccia è rappresentata dai vandali: nei giorni scorsi hanno distrutto una vetrata del gazebo esterno del bar. «L’hanno fatto di notte, ce ne siamo accorti il mattino seguente - spiega Natascia -. Speravamo nell’aiuto delle telecamere, ma niente da fare». D’altronde, dove c’è degrado c’è teppismo. «Una città vuota, anche per colpa del Covid e degli uffici chiusi, è normale che diventi ostaggio delle bande di ragazzini - sostiene Flavio Zoppi della Tazza d’Oro -. Anche per questo mi auguro che si esca dall’emergenza e si torni il prima possibile alla normalità. Ma ora è importante che il Comune ragioni su come rendere più attrattivo il centro: prima di tutto, servono parcheggi perché in corso Mazzini, ma non solo qui, c’è gente che lascia l’auto ovunque. Ci sono immobili abbandonati che potrebbero essere utilizzati a questo scopo: l’ex palazzo della Provincia, ad esempio, poteva diventare un grande park all’americana». 


Decoro è la parola d’ordine. Ma basta vedere come sono ridotte le fontane-simbolo della città per rendersi conto di quanto lavoro c’è da fare. Quella di piazza Roma, dove l’acqua non sgorga più, si è trasformata in una pattumiera. Il complesso delle Tredici Cannelle soffoca sotto uno spesso strato di muschio ed è stato a più riprese vandalizzato da writer armati di pennarello: ora si attende con ansia il restyling da 60mila euro che dovrebbe partire a marzo. Il colmo è che per preservare la “bellezza” della Fontana del Calamo, cessata l’emergenza pandemica, verrà ripristinato il vincolo della Soprintendenza in quell’area: niente dehors dal 1° novembre al 30 marzo. «È un provvedimento anacronistico - protesta Gabriele Capannelli della Bontà delle Marche -, speravamo che con il nuovo regolamento venisse eliminata la stagionalità dei dehors perché il Covid ha cambiato il mondo e la gente ora preferisce stare all’aperto anche d’inverno. Non chiedevamo più spazi, solo mantenere quelli attuali, ma per tutto l’anno». 

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