L’attore Andrea Scarduzio alle stelle: «Un sogno stare sul set a fianco di Tom Cruise in Mission: Impossible 7»

Giovedì 4 Marzo 2021 di Giovanni Guidi Buffarini
L'attore Andrea Scarduzio di Loreto

LORETO - L’attore Andrea Scarduzio è rientrato alla base marchigiana (è di Loreto) dopo una trasferta ad Abu Dhabi. Dove ha condiviso il set con un americano che forse qualcuno di voi conosce: Tom Cruise. Per un film di cui forse avrete sentito parlare: “Mission: Impossible 7”.

 


Come è finito su quel set?
«Il mio agente londinese mi propone un provino, via Zoom, con la direttrice di casting Nina Gold, la numero uno. Lo faccio, senza sapere per quale film. Una settimana dopo, altro provino, sempre alla cieca. Passa un giorno e mi richiamano. Mi dicono che ho convinto regista e casa di produzione, ma serve un ulteriore provino per ricevere l’approvazione del protagonista. Chiedo chi sia l’attore così potente da avere l’ultima parola. Solo a questo punto mi fanno il nome di Tom Cruise. La più grande delle star, da quasi 40 anni. Supero anche il terzo provino, tocco il cielo con un dito, parto per Abu Dhabi».


Immagino non possa dirci nulla del film.
«Siamo tutti vincolati alla più assoluta riservatezza, se svelassi il dettaglio più insignificante andrei incontro a una denuncia megagalattica. Pensi che sul set non potevamo neppure scattare una foto. Mai visto un set così blindato. Una cosa però gliela dico. Il girato che ho potuto visionare è favoloso».


Che tipo è Tom Cruise? Ha avuto occasione di farci quattro chiacchiere?
«Un giorno mi si è avvicinato lui, io non avrei mai osato. Abbiamo parlato di tutto, dalla spiritualità alla fisica quantistica. È stato bellissimo, è stato incredibile. Lui è un tipo pazzesco. Ha una forza mentale che non ci si crede. È questo che gli permette di essere ancora in vetta dopo tanti anni. Che gli rende possibile girare le scene pericolose senza ricorrere agli stunt. Era sempre sul set, attento a ogni dettaglio. Mi ha dato dei consigli preziosi. Mi è accaduto di piangere in quei giorni, di sera, in albergo. Lacrime di felicità e di gratitudine. Avevo già partecipato a film importanti ma essere in questa megaproduzione è stato un qualcosa di speciale. Il coronamento di un lungo percorso. Venti anni di lavoro e sacrifici, venti anni in cui nessuno mi ha regalato niente».


In che cosa la lavorazione di un blockbuster differisce dalla lavorazione di un film diciamo normale?
«Nella possibilità di sperimentare, innanzi tutto. Il budget spropositato permette questo. Se sono coinvolte persone creative, si capisce, e qui, oltre a Tom Cruise, è d’obbligo ricordare il grande regista Christopher McQuarrie. Si parte da un’idea, la si sviluppa, si prende un’altra strada. Quello che ho fatto al provino, quello che ho fatto sul set all’inizio e la versione definitiva sono tre cose completamente diverse».


E adesso, cosa bolle in pentola?
«La quarantena post Abu Dhabi mi ha fatto perdere un western le cui riprese sono partite proprio in questi giorni. Ci tenevo ma pazienza. In compenso, quando il virus allenerà la presa, uscirà il film biblico che ho girato con Roland Joffé, il regista di “Mission”. Inoltre aspetto che il maestro Peter Greenaway finisca il montaggio di “Walking to Paris”, ho una gran bella parte lì. Mentre su Netflix sarà presto disponibile il thriller “Devil”: muoio veloce ma apro il film. Quanto ai nuovi progetti, mi conceda di tacere. Scaramanzia».

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