Al Cartoceto Dop il Festival Cristina Donà con “Canzoni in controluce”

Domenica 10 Novembre 2019 di Elisabetta Marsigli
Cristina Donà nella foto di Andrea Aschedamini
CARTOCETO - Cristina Donà, con il suo fidatissimo Saverio Lanza e la partecipazione straordinaria della Corale Nostra Signora di Fatima di Rimini  sarà  sul palco del Teatro del Trionfo a “Cartoceto Dop il Festival”, domenica 10 novembre alle 18,30, con “Canzoni in controluce”. Cantautrice di grande fascino, la Donà ha saputo fondere il rock alternativo con testi poetici e delicati che narrano di emozioni, intime o condivise, raccontando personaggi femminili, mai stereotipati, che sanno reagire a sconfitte e delusioni, in cerca della propria strada.

A due anni dalle celebrazioni dei suoi vent’anni di carriera, come ci si sente?
«Ci si sente un po’ invecchiati, ma bene, almeno a livello artistico: riuscire a festeggiare 20 anni con un certo aplomb, una certa postura e, soprattutto, avendo avuto la fortuna di poter fare sempre quello che avevo in testa assecondando  i miei desideri artistici e collaborazioni eccellenti, è un bel risultato. Non lo prendo come un traguardo: mi interessa continuare a sondare ed esplorare».

Cosa è cambiato, se è cambiato, dal suo primo album Tregua?
«Tante cose, a partire dalla mia vita personale, con l’arrivo di un figlio che in qualche modo ti cambia la visuale e la percezione delle priorità, ma anche la frequentazione di tante persone che mi hanno arricchito. Forse ora c’è il desiderio di affrontare le cose con più leggerezza, senza ancorarsi alle sicurezze. Dall’altra parte è cambiato il mondo della musica: dalla creazione alla discografia, la sopravvivenza degli artisti è profondamente cambiata, soprattutto dal punto di vista tecnologico. Ma, avendo costruito un percorso di credibilità, è stato facile anche affrontare un crowfounding».

Dopo il tour con Ginevra di Marco, come è nato il progetto Canzoni in controluce?
«È nato dopo una serie di chiacchiere con Saverio Lanza mio produttore da tanti anni, a cui interessa molto il discorso sull’uso della simultaneità delle voci, partendo dal canto liturgico. È un lavoro che mi affascinava moltissimo e così, al Planetario di Torino, abbiamo applicato al nostro duo l’amplificazione vocale di un coro».

Una bella esperienza?
«Bellissima e non vedevo l’ora di ripeterla: ho un debole per i cori, per il lavoro corale, sia che riguardi quello liturgico o il coro degli alpini, perché ho un legame molto forte con lo strumento voce e quello che esprime. La potenza di un coro va a toccare una serie di corde emozionali che poi è difficile riprodurre se non in quel momento ed essendo lì, fisicamente, la vibrazione e la frequenza che si genera nella riproduzione di questo suono è di un’intensità notevole».

Cosa succederà sul palco del Trionfo?
«Ci sarà particolarità: ogni volta che affrontiamo questo esperimento, improvvisiamo su un testo dedicato all’occasione. Per il Planetario scrissi un testo sulla luna rossa, poi abbiamo affrontato Santa Croce ed ora sto scrivendo, per Cartoceto, un testo che abbia a che fare con l’ulivo che, tra l’altro, è un simbolo incredibile e racchiude tantissime simbologie: dal sacro, quello usato per le estreme unzioni ad esempio, al cibo. L’olio di Cartoceto avrà la sua dedica speciale». © RIPRODUZIONE RISERVATA