Un viaggio nei piceni e il ciclo di mostre temporanee “Tesori dai depositi” al Museo archeologico di Ascoli

Lunedì 8 Marzo 2021 di Chiara Morini
La sala principale del Museo archeologico di Ascoli

ASCOLI - L’antica vita del territorio ascolano in un museo: ospitato nel cinquecentesco palazzo Panichi, che si affaccia nella centrale piazza Arringo, il museo Archeologico Statale di Ascoli Piceno è stato aperto al pubblico nel 1981. Il nucleo originario è il materiale che alla fine del XVII secolo l’allora vescovo di Perugia, Monsignor Alessandro Odoardi donò alla sua città natale, appunto Ascoli. Altri lasciti, a partire dagli anni ’70 dell’800, hanno fatto crescere la dotazione dei reperti museali. Su tutte si ricordano quelli di Candido Augusto Vecchi e Costanzo Mazzoni; e si segnala l’opera sul territorio del primo direttore del Museo, Giulio Gabrielli.

 

 
Dici archeologia dici Piceni. Così è soprattutto per Ascoli Piceno, e per il suo museo archeologico nel quale, quando sarà di nuovo possibile, il visitatore potrà fare un ideale viaggio nel tempo. Quello del territorio ascolano, in particolare, con una straordinaria panoramica che lo porterà dall’età del ferro fino alle porte dell’antica Roma. Sono esposti i reperti provenienti da molti rinvenimenti, testimonianze della vita e della cultura picena, soprattutto nella parte sud del territorio. Così l’età del ferro viene raccontata da rinvenimenti dell’antico abitato di Colli del Tronto, e da corredi funerari su cui spicca quello della Monteprandone dell’antichità. In particolare qui si segnala un pettorale a doppia piastrina, realizzato in bronzo, risalente al IX secolo a.C. Le piastrine mostrano piccole teste stilizzate di uccelli acquatici, una decorazione tipica del mito della barca solare diffuso nell’epoca. Di rilievo il corredo della “Signora di Montedinove”, collocato tra il VII e il VI secolo a. C. e ricco di monili in ambra e di oggetti pregiati. Qui c’è il segno inconfondibile delle profonde influenze orientali che nel periodo iniziavano ad esserci nelle famiglie aristocratiche picene. Il culmine della civiltà picena, però, arriva nel VI secolo a.C., con tanti siti a restituire molte testimonianze. Da Grottazzolina a Cupra Marittima, da Montedinove fino a Mozzano, da quest’ultima arrivano in particolare le decorazioni per vaso a forma di galletto, anatre e grifi in ceramica, destinati ad una sorta di braciere. Impossibile non citare la necropoli con le 30 sepolture di Colle Vaccaro: in particolare la numero 14, in cui il defunto è stato trovato sepolto insieme al suo corredo, un’armatura da guerriero e vasellame e utensili per un banchetto. 
Covid permettendo il museo ha in programma il ciclo di mostre temporanee “Tesori dai depositi” con reperti che solitamente non sono visibili. Lo scopo è quello di «lavorare per riportare il museo vicino alla città e ai cittadini perché a loro appartiene il patrimonio che curiamo e conserviamo», dice la direttrice Sofia Cingolani. A questo proposito doveva essere aperta fino al 19 marzo la mostra “Ceramiche figurate della collezione Mazzoni”, con figurazioni di provenienza etrusca. Al momento sono fruibili solo gli approfondimenti tematici sulle pagine social del museo. 

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