Ascanio Celestini con I Racconti d’estate
al Your Future Festival di Ancona

Ascanio Celestini con I Racconti d’estate al Your Future Festival di Ancona
di Cristina Gioacchini
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Giovedì 21 Maggio 2015, 21:38 - Ultimo aggiornamento: 22 Maggio, 21:07

ANCONA - Al Your Future Festival con 'Racconti d' estate, storie e contro storie' è arrivato il momento del contributo di Ascanio Celestini. Nato dalla collaborazione tra l'Università Politecnica delle Marche e Amat, l' evento si inserisce nella ricca programmazione del festival che mette al centro le contaminazioni tra l' Ateneo ed i soggetti che interagiscono con esso. L' appuntamento con Celestini, attore e narratore tra i più amati da pubblico e critica, è stasera alle 21,30 presso l'Aula Magna Guido Bossi polo Monte Dago in Ancona. 'Sono diversi anni -commenta Celestini- che vengo nelle Marche, nei posti più disparati, dagli spazi occupati ai teatri. In questa regione c'è un teatro in ogni paese, una risorsa straordinaria'. Info Amat 071 2072439.

Celestini, le è già capitato di recitare in un'aula magna piuttosto che in un teatro?

Diciamo che la maggior parte delle volte che ho fatto teatro nelle scuole è stato in situazione di occupazione. Ci è sembrato sensato portare questi racconti al festival ma, tecnicamente, non sappiamo ancora come ci organizzeremo perché nella stessa sala c'è una scaletta di appuntamenti da rispettare, mente noi generalmente alle spalle abbiamo una se non due giornate di montaggio. L' importante per me è portare uno spettacolo fluido e flessibile.

Ovvero? Che storie racconterà ai ragazzi che verranno a vederla?

Lo spettacolo in realtà è un'incognita, nel senso che cambia a secondo del posto. Parto con una scaletta con il fonico ma, come se fossi in concerto, si decide al momento che cantare. Naturalmente non sono storie che invento, sono del mio repertorio però, gli argomenti li decido in base al tipo di serata.

Come si inserisce il suo spettacolo nel contesto di questo festival dove si parla principalmente dei giovani e del loro futuro?

Il linguaggio dell'arte è mediato, è un linguaggio che porta più il dubbio che la certezza, che non indica strade, non parla del futuro ma della possibilità di linguaggio del futuro. Come diceva Fortini, chi ha memoria deve cercare di comunicarla legandola a un tempo breve, affinchè non sia inquinata, tale memoria, da un lavoro di ricostruzione storico e sociologico. L' artista per me deve fare questo, ricordare alle persone ciò che sta accadendo e ciò che è accaduto ieri quindi, più che altro, lavorare sull' incertezza e sul dubbio.

Che cosa racconterebbe allora del nostro tempo?

A differenza del passato che per capire in che tempo stessimo vivendo bisognava raddrizzare le antenne, ora serve fare il contrario e tapparsi le orecchie. Tutte le volte che vado in un posto mi rendo conto che ciò che è stato raccontato più che falso è parziale, come, ad esempio, mi è capitato di constatare a Lampedusa. Siamo distratti dalla narrazione professionale e, se per caso ci capita una cosa davanti agli occhi, non la vediamo. C'è allarme per l' arrivo dei barconi ma la gente non si rende conto che, a parte quelli che hanno famiglia o chi è stato identificato in Italia, gli altri se ne vanno e sarebbero ben felice di poter sbarcare in un paese molto più civile del nostro.

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