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Omicron 4 e 5: sintomi, contagiosità e reinfezione. Ecco cosa sappiamo

Omicron 4 e 5: sintomi, contagiosità e reinfezione. Ecco cosa sappiamo
Omicron 4 e 5: sintomi, contagiosità e reinfezione. Ecco cosa sappiamo
3 Minuti di Lettura
Giovedì 5 Maggio 2022, 19:02 - Ultimo aggiornamento: 6 Maggio, 12:04

Le nuove varianti Omicron hanno diversi sintomi rispetto alle precedenti. Stiamo parlando delle sotto-varianti BA.4 e BA.5, che hanno avuto origine rispettivamente a metà dicembre e ai primi di gennaio. Da aprile hanno comincianto a diffondersi soprattutto in Sudafrica, dove oggi sono responsabili di circa i tre quarti delle infezioni. Per l'Ema «c'è bisogno di monitorare attentamente la diffusione delle sottovarianti di Omicron BA.4 e BA.5 in Sudafrica e in altre regioni, per capire se porteranno a un aumento dei casi anche nell'Unione europea». A farlo presente è stato Marco Cavaleri, responsabile Vaccini e Prodotti terapeutici Covid-19 dell'Ema, durante il briefing periodico con la stampa. 

Omicron o raffreddore? I sintomi che rivelano se hai la variante (anche per chi è vaccinato)

Omicron 4 e 5, i sintomi

I sintomi di Omicron 4 e 5 non dovrebbero discostarsi da quelli della variante ora più comune. Solitamente vengono colpite soprattutto nella vie respiratorie superiori, nella trachea, provocando sintomi come il naso che cola (rinorrea), ma anche vertigini e mal d'orecchio. Inoltre causano meno perdita del gusto (ageusia) e dell'olfatto (anosmia), due dei sintomi più diffusi della COVID-19 provocati dai ceppi antecedenti a Omicron (come Alfa, Beta e Delta) assieme a tosse e febbre.

 

Sono efficaci i vaccini?

Nello studio, coordinato dall'Africa Health Research Institute di Durban in Sudafrica e pubblicato su medRxiv, i ricercatori sudafricani hanno verificato la capacità di neutralizzare le due varianti con il siero di 39 persone che avevano contratto Omicron BA.1: 24 di loro non erano vaccinate, le rimanenti 15 si erano ammalate nonostante avessero ricevuto il vaccino Pfizer-BioNTech o Johnson & Johnson. Il siero era stato prelevato in media 23 giorni dopo l'insorgenza dei sintomi, «corrispondente al momento in cui l'immunità neutralizzante contro Omicron BA.1 si sviluppa e raggiunge il massimo».

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