Covid, milioni di dosi di vaccini scadute e buttate via: è emergenza smaltimento

Covid, milioni di dosi di vaccini scadute e buttate via: è emergenza smaltimento
di Flavio Pompetti
4 Minuti di Lettura
Giovedì 14 Luglio 2022, 06:00 - Ultimo aggiornamento: 08:03

Scartati in massa nei magazzini delle case produttrici, rimossi dagli scaffali delle farmacie, distrutti negli stoccaggi speciali che i governi di tutto il mondo avevano provveduto a riempire.

Due anni fa eravamo in piena corsa per reperire e mettere da parte grandi quantitativi di vaccini contro il Covid. Oggi il prodotto segue il triste destino delle regole del commercio al quale è legato: in mancanza di domanda i vaccini languono inutilizzati, fino a che la data di scadenza, o una nuova esigenza di spazio in magazzino, non ne determinano l’obsolescenza e la necessità di essere smaltiti come rifiuti. L’ansia di accaparramento aveva raggiunto picchi altissimi alla fine del 2020, quando le agenzie statali dell’Inghilterra prima e degli Usa poi, ne avevano autorizzato per la prima volta l’uso. Gli Stati Uniti che avevano finanziato parte dei costi di ricerca e sviluppo del farmaco di Moderna, avevano guadagnato un diritto di prelazione quasi esclusivo sui 20 milioni di dosi che l’azienda produsse entro la fine di quell’anno in Massachussets. L’anno seguente nuove fabbriche in Canada, Inghilterra, Francia e poi in Kenia superarono la produzione di un miliardo di dosi. Lo stesso discorso vale per la Pfizer e la AstraZeneca, così come per il russo Sputnik e il cinese Covax, tutti sovraprodotti in tempo di emergenza e ora giacenti in magazzini stracolmi. La sola Moderna ha dovuto sbarazzarsi di 30 milioni di dosi negli ultimi mesi dell’inverno dell’anno in corso, mentre tra i governi, quello del Canada ha conquistato la palma di grande spazzino dei vaccini in scadenza: dall’inizio dell’anno si è disfatto di 1,2 milioni di dosi di Moderna, 15 milioni di AstraZeneca. Non c’è modo di recuperare parte del materiale utilizzato, o di riportare le fiale in laboratorio per aggiornarne il contenuto. «Mi rattrista dover riconoscere che stiamo letteralmente gettando nella spazzatura i vaccini che abbiamo prodotto», si è lamentato nel corso di un panel al recente World Economic Forum di Davos il ceo di Moderna, Stephane Bancel. Non mancano certo sulla scena mondiale paesi che ancora fanno fatica a reperire dosi per completare le campagne di vaccinazione dei propri cittadini, come accade ancora in gran parte dell’Africa. Ma anche in questo caso il passare del tempo gioca contro l’interesse di centrare l’obiettivo di una vaccinazione universale: le dosi in scadenza sono relative a vaccini di prima generazione, che non sono i più adatti a combattere le nuove varianti nelle quali il Covid si è evoluto. Quando le nuove versioni degli stessi farmaci debutteranno il prossimo autunno, il ciclo della corsa agli acquisti e dei ritardi nei paesi più poveri è destinato a ripetersi con una forza esponenziale.

LA DISAFFEZIONE

La causa principale che sta determinando il surplus è comunque la disaffezione progressiva nei confronti dei vaccini. Negli Usa l’11,9% delle 762 milioni di dosi prodotte, pari a 90,6 milioni, sono finite nella spazzatura, con un’accelerazione nell’ultimo mese e mezzo, nel quale lo scarto è stato di 12 milioni di dosi. Il vaccino viene accorpato dai produttori in confezioni da cinque a venti dosi ciascuna per favorirne il raffreddamento necessario per la sua conservazione. Una volta aperto il flacone e in assenza di una domanda immediata, il siero scade entro 12 ore e non è più utilizzabile. Il problema sta diventando più acuto, ora che molti paesi stanno lanciando campagne di inoculazione per i bambini. Molte farmacie e studi medici di periferia, preoccupati dall’alta percentuale di scarti, hanno smesso di ordinare i vaccini, e i responsabili delle campagne, stato per stato, stanno contattando i punti di vaccinazione per convincerli che anche un alto volume di scarti è accettabile, pur di far progredire il numero di persone, specie tra i bambini, coperti dalla protezione vaccinale. © RIPRODUZIONE RISERVATA

© RIPRODUZIONE RISERVATA