Covid, quanto dura l'effetto del vaccino? Ad oggi si calcola 9-12 mesi dalla seconda dose. Ecco perché

Giovedì 10 Giugno 2021 di Carla Massi
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Mentre i giovani nipoti si vaccinano, i nonni iniziano a preoccuparsi. Quelli che sono stati protetti all’inizio dell’anno, infatti, si domandano per quanto tempo duri l’immunità dalla seconda somministrazione. Un quesito cruciale anche per capire come muoversi nel prossimo futuro. Se pensare a una terza dose – come si ipotizza concretamente adesso –, o richiamo come lo chiamano i virologi, oppure prevedere per l’autunno l’accoppiata del vaccino contro l’influenza e quello “rivisto” anti-Covid. Non un mix, ovviamente, ma due diverse inoculazioni. Cerchiamo di dare risposte alle tante domande con il virologo Giovanni Maga, direttore dell’Istituto di genetica molecolare IGM-CNR di Pavia. Dal secondo rapporto del gruppo di lavoro “Sorveglianza vaccini Covid-19” dell’Istituto Superiore di Sanità e del ministero della Salute si cominciano ad avere le prime certezze sui tempi della protezione: «A partire dai 105-112 giorni dalla vaccinazione si osserva una ulteriore riduzione del rischio di diagnosi, con un effetto simile negli uomini, nelle donne e in persone in diverse fasce di età. Al momento non vengono rilevati aumenti nel rischio di diagnosi nei periodi di osservazione più lunghi dopo la vaccinazione, questo suggerisce una protezione protratta nel tempo». Il rapporto evidenzia che i rischi di infezione da Sars-CoV-2, ricovero, terapia intensiva e decesso diminuiscono rapidamente dopo le prime due settimane e fino a circa 35 giorni dopo la somministrazione della prima dose. Mentre dopo i 35 giorni «si osserva una stabilizzazione di questa riduzione, che è di circa l’80% per il rischio di diagnosi, il 90% per il rischio di ricovero e di ammissione in terapia intensiva e il 95% per il rischio di decesso». Gli effetti, fanno sapere gli analisti, sono simili sia negli uomini che nelle donne e nelle persone in diverse fasce di età. «Stiamo monitorando le varianti del virus – spiega il presidente dell’Istituto superiore di Sanità, Silvio Brusaferro – Dobbiamo essere pronti a utilizzare eventualmente dei richiami, o in maniera estesa oppure per determinate categorie di persone». 

Ecco il quadro, domanda e risposta.

1- Quali sono gli effetti dell'immunizzazione?

La durata della protezione non possiamo averla ancora con certezza perché il periodo di osservazione è stato necessariamente di pochi mesi. Le somministrazioni sono iniziate i primi di gennaio. 
Comunque, con i primi dati che abbiamo a disposizione dalle ricerche su guariti e  vaccinati e le conoscenze sugli altri tipi di coronavirus, possiamo ragionevolmente dire che la durata potrebbe essere di almeno nove-dodici mesi a partire dalla seconda dose. 

2 - Chi si è ammalato può dirsi al sicuro?

Le persone che si sono ammalate potrebbero essere al sicuro da una reinfezione per un anno e anche più. È possibile, come vediamo dai primi risultati, che i pazienti abbiano acquisito una immunità così lunga. Parliamo di una durata che prescinde dalla gravità della malattia, dall’età dei pazienti o dalla presenza di altre patologie. Ciò non toglie che tutti, anche coloro che sono guariti dal Covid-19, devono essere vaccinati contro il virus insieme al resto della popolazione. 

3 - Quando inizia il decadimento delle difese dopo l'iniezione?

Gli anticorpi neutralizzanti che vengono indotti dalla vaccinazione, pur persistendo per un periodo di sei mesi e oltre, decadono lentamente nel tempo. Le risposte immunitarie sono caratterizzate inizialmente da una fase di espansione a cui fa seguito una contrazione. Tuttavia, questo non significa che l’organismo umano, dopo quel periodo, si trovi totalmente scoperto in caso di esposizione al Covid-19. La risposta immunitaria è presente e rimane.

4 - Va fatto un test per verificare la carica anticorpale?

Il test serve per monitorare la copertura anticorpale nelle persone che si sono sottoposte alla vaccinazione. Fornisce la risposta di presenza o assenza di anticorpi contro il SARS-Cov-2. I risultati ci danno la fotografia di quel momento, non sappiamo per quanto tempo dureranno. Quei valori, infatti, non ci permettono di predire i tempi di decadimento che possono variare da persona a persona. Secondo le generali condizioni di salute e l’età.

5 - Che cosa accade all'organismo se la nostra risposta al virus è debole?

Non sono solo gli anticorpi a neutralizzare Sars-Cov-2. Attenzione, a pensare che una nuova infezione ci faccia ripartire da zero. Anche in assenza di anticorpi neutralizzanti abbiamo i linfociti B della memoria. Parliamo di immunità di lunga durata prodotta da cellule del midollo osseo nelle quali persiste il ricordo del virus. Ricerche hanno dimostrato che i sopravvissuti alla Sars presentano cellule immunitarie 17 anni dopo la guarigione.

6 - Perché si rischia comunque di infettarsi di nuovo?

Non esistono vaccini che proteggono al 100%. L’efficacia può superare il 90% ma un margine di probabilità resta. La copertura permette di escludere le forme gravi che costringono al ricovero o alla terapia intensiva. Siamo di fronte a un virus altamente contagioso. Per questo è necessario, anche dopo la somministrazione del vaccino, indossare la mascherina, rispettare il distanziamento e lavare frequentemente le mani.

7 - Si parla della terza dose nel 2022. Quali elementi faranno decidere?

Il richiamo di un vaccino ha sempre senso se ci sono evidenze che l’immunità può indebolirsi. Se ora, con l’accumularsi dei dati che provengono dalla campagna vaccinale, dovesse emergere un possibile rischio di questo tipo o se si presentasse qualche ceppo virale particolarmente resistente alla vaccinazione il richiamo potrebbe essere giustificato. Si tratta comunque di una decisione che deve essere presa unicamente sulla base dei risultati clinici.

8 - Le soluzioni fino a oggi realizzate sono efficaci contro le mutazioni?

I vaccini che sono stati utilizzati in Europa si sono dimostrati efficaci. Sappiamo che riescono a neutralizzare le nuove versioni del virus. Fino ad adesso, fortunatamente, il Sars-CoV-2 non ha mostrato mutazioni particolarmente pericolose. La variante rilevata in Gran Bretagna si è mostrata più contagiosa di quella che abbiamo conosciuto durante la prima ondata ma non è più pericolosa nei confronti dell’organismo umano.

 

Ultimo aggiornamento: 17:36 © RIPRODUZIONE RISERVATA
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