«Ricci joker malefico»: gli insulti sui social costano cari all'hater del sindaco. I danni andranno in beneficenza

Martedì 24 Maggio 2022 di Luigi Benelli
«Ricci joker malefico»: gli insulti sui social costano cari all'hater del sindaco. I danni andranno in beneficenza

PESARO Insulti e oltraggio sui social nei confronti del sindaco, c’è la prima condanna per uno degli “hater” citati in giudizio dal Comune: si tratta di Agostino Cicciarello, 57 anni, accusato di diffamazione per aver offeso a mezzo Facebook Matteo Ricci.

 

Nella querela presentata dal Comune vengono citati alcuni commenti come «ma questo chi lo commissaria anche se io gli farei ben di peggio». E ancora: «Sindaco codardo, vieni da solo dove vuoi con me o manda uno dei tuoi scagnozzi picchiatori in tua vece. Ringrazia che l’altra sera non ti ho riconosciuto. Sei solo un joker dal ghigno malefico, votato da una massa di idioti non in grado di intendere e di volere». Per il Comune non più un diritto di critica, ma parole con una «valenza denigratoria, infamante, disonorevole e dispregiativa che costituiscono un pesante attacco volto a ledere la reputazione dell’ente». Insomma, «Pesanti manifestazioni di ostilità e malanimo». Tanto da aver ingenerato una serie di reazioni da parte di altri utenti di «violenta manifestazione di odio, espressioni aggressive provocando una escalation capace di costituire un veicolo di pericolosità sociale». 

Il pm aveva chiesto 2mila euro di multa mentre l’avvocato del Comune ha parlato di «parole esorbitanti che trascendono dal diritto critica sull’attività del sindaco». Ha citato la cancellazione dei post offensivi dopo aver presentato la querela e ha parlato di toni «denigratori, sferzanti e disprezzo». Per l’Ente insomma si parla di «onorabilità lesa». Tanto da chiedere un risarcimento di 30mila euro e una provvisionale di 15mila. Ieri il giudice ha condannato il 57enne a 800 euro di multa e 3000 euro di risarcimento alla parte civile oltre al pagamento delle spese processuali. Spiega il sindaco: «Durante la prima fase del Covid l’odio social aveva oltrepassato il limite, creando un clima tremendo nel quale qualche cretino si era anche spinto a mandare a casa delle minacce di morte. Erano proprio i giorni in cui stava per uscire il mio ultimo libro “Vincere l’odio”. Decidemmo quindi insieme ai miei collaboratori di iniziare a querelare.

La giustizia ha fatto il suo corso e come avevamo preannunciato abbiamo deciso di devolvere questa cifra per un’iniziativa educativa o sociale. In campo tre ipotesi:realizzazione di una panchina arcobaleno a sostegno della battaglia all’omobitransfobia, un corso di formazione contro l’odio social da fare nelle scuole, un intervento per rendere più accessibile alla disabilita alcuni spazi pubblici. In giunta decideremo in base alle indicazioni dei pesaresi. Che la sentenza sia di monito ad altri perché continueremo ad essere intransigenti e rimaniamo in attesa degli altri processi. E che sia utile ad una battaglia culturale che con grande forza sta portando avanti in prima fila Liliana Segre».

L’avvocato dell’imputato, Marco Garulli commenta così: «Aspettiamo le motivazioni e proporremo appello. Ravvisiamo quantomeno aspetti discrezionali perché al contrario il sindaco si è visto archiviare la posizione rispetto alla querela per diffamazione proposta dal consigliere Fdi Nicola Baiocchi. Archiviare il caso di un sindaco e condannare un cittadino è urticante, andremo avanti. Non ravvisiamo le offese dirette all’ente, dunque non c’è legittimazione del Comune a querelare e costituirsi parte civile» L’avvocato ha richiamato poi al diritto di critica verso l’agire politico del sindaco. 

 

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