Michela Andreozzi: «Lezioni di sesso su Tik Tok o Posta del cuore su Cioè, non si finisce mai di imparare»

Mercoledì 26 Gennaio 2022 di MICHELA ANDREOZZI*
Michela Andreozzi: «Lezioni di sesso su Tik Tok o Posta del cuore su Cioè, non si finisce mai di imparare»

Non mi piace studiare. A me piace imparare. «Imparare è bello», ha detto Natalie Portman.

A me è sempre piaciuta l’idea di migliorare. Quando avevo quindici anni credevo che il mondo fosse teso a migliorarsi. Che di lì a poco sarebbe stato scontato avere un partner di qualsiasi sesso, etnia o religione. Che ci sarebbero state donne arbitro o Presidenti della Repubblica. Che le città si sarebbero autopulite, che la scienza avrebbe riportato in vita mia nonna, che sarebbe stato possibile parlare di autoerotismo femminile senza pudori. E che io avrei dato il mio contributo! Ero ottimista, come lo si può essere soltanto da adolescenti – durante le pause tra i giorni di pessimismo cosmico e quelli autodistruttivi– col tempo ho capito che l’ottimismo è il sale… sulle ferite. Il mondo non sarebbe migliorato solo perché lo desideravo: l’unica cosa che poteva progredire grazie a me, ero io. A riuscirci. Ora, guardando indietro, mi darei due pacche sulla spalla per non aver smesso di provarci, ma il futuro mi ha poi spesso deluso. Non siamo inclusivi, le donne sono ben lontane dalla parità, il decoro urbano è solo una categoria dello spirito (santo), la scienza viene messa costantemente in discussione (non da me). Ma almeno è possibile parlare di autoerotismo femminile senza pudori. O sentirne parlare: la rete serve anche a questo. E se una parte di mondo resta dell’idea che con il ciclo la maionese si smonti, un’altra parte vuole sapere, in mancanza di una pratica limitata dalle condizioni, almeno la teoria. Alle richieste di una generazione Z che sta mettendo tutto in discussione – identità di genere, relazioni, orientamento – sta fiorendo una leva di attiviste che condividono su Tik Tok le proprie competenze. Educano. Sono, ad esempio, l’ostetrica Violeta Benini, la ginecologa Chiara Di Pietro, l’attivista Medmaki che spiegano come siamo fatti, rispondono alle domande, rassicurano sul diritto di essere come si è. La mia generazione è cresciuta con l’idea che le misure contano, la Coca-Cola è un anticoncezionale, l’orgasmo è obbligatorio. In mancanza, si tace e si finge. Quando avevo quindici anni, le fonti erano: le rare madri esplicite, i rarissimi padri eroici, i racconti delle sorelle più grandi, le leggende delle compagne di scuola, i giornaletti porno dei cugini. Ma il vero e unico faro per i nostri dubbi adolescenziali era la Posta del Cuore del settimanale Cioè, alla quale finivamo per porre sempre quella domanda, che ci definiva più di ogni possibile risposta: «Ma con un bacio, posso rimanere incinta?».

*Attrice, sceneggiatrice e regista
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Ultimo aggiornamento: 20 Febbraio, 09:15 © RIPRODUZIONE RISERVATA