Covid, altre due vittime nel Fermano: la più giovane ha 57 anni. Riprende il pressing per l'organico dell'ospedale

Lunedì 24 Gennaio 2022 di Nicola Baldi
Covid, altre due vittime nel Fermano: la più giovane ha 57 anni. Riprende il pressing per l'organico dell'ospedale

FERMO - Qualche esperto intravede la fine del tunnel, in tanti chiedono di accorciare le quarantene. Ma i numeri restano ancora allarmanti anche se, a differenza di quanto si temeva all’inizio del mese, le Marche sembrano scongiurare, per ora, il passaggio dalla zona gialla a quella arancione.

 

All’ospedale Murri di Fermo la situazione è stabile, con 30 ricoveri (il massimo consentito) a Malattie infettive e 5 a Rianimazione. Poi ci sono i passaggi al pronto soccorso, dove ieri i pazienti sono aumentati superando anche quota 10. E le brutte notizie arrivano dal fronte dei decessi, visto che delle 4 donne morte nelle Marche 2 sono del Fermano, una di soli 57 anni di Montegranaro e una di 71 di Porto Sant’Elpidio. Il totale regionale delle vittime sale a 3.353 per un bollettino che, purtroppo, è necessario aggiornare tutti i giorni. E proprio su questo fronte continua il pressing sulle istituzioni per garantire maggiori servizi al Murri. Sul caso, come abbiamo anticipato in breve ieri, è tornato anche il segretario della Cisl Fp Giuseppe Donati che ha scritto una lettera aperta al prefetto Vincenza Filippi.
I particolari
Sotto la lente i buchi in organico che, secondo Donati, riguardano tutti i reparti: parla anche della carenza di infermieri (circa 20 unità che equivalgono a 150.000 ore in meno di tempo assistenziale all’anno), operatori sociosanitari (sono circa 15 gli Oss sospesi ma altrettanti sono assenti perché in quarantena), e raparti vari, dal Servizio Trasfusionale a Radiologia «E da febbraio - dice - sembrerebbe che la Direzione abbia deciso di rinunciare all’apporto delle cooperative e utilizzare l’ordine di servizio per reperire medici dai reparti che copriranno le guardie al pronto soccorso. Da cittadino stavolta, sono ancor più atterrito da questa scelta perché temo, senza mettere in discussione l’alta professionalità dei nostri medici, che non tutti (solo perché laureati in medicina, non avendone l’esperienza) saranno in grado di lavorare al pronto soccorso garantendo il miglior intervento possibile».

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