Cinema, via la commissione censura: la prima cosa giusta di Franceschini

Venerdì 16 Aprile 2021 di Giovanni Guidi Buffarini
Il ministro Franceschini

Ogniqualvolta mi è accaduto di commentare le iniziative del ministro della Cultura Franceschini ho rinunciato a fatica a impugnare la truculenta mazza chiodata invece del più elegante, per quanto appuntito, fioretto. Avrà ben operato, il ministro, per quanto attiene a musei e siti archeologici, ma col cinema non ci ha preso praticamente mai. E basti ricordare le strombazzatissime giornate col biglietto a due euro. Avrebbero dovuto portare gli italiani a riscoprire il grande schermo, l’idea si rivelò fallimentare (e non serviva esser dei geni per anticipare il risultato). Della serie, come prendere tre piccioni con una fava: ma piccioni infetti, e contagiosi.

1) I cinema si riempirono sì nei giorni della promozione, però nei precedenti e nei successivi erano più deserti del Sahara profondo. E a fine stagione il saldo contabile fu negativo. 2) Il biglietto ultrascontato non penalizzò più che tanto i multiplex (in grado di rifarsi con le vendite al bar) ma fu una mazzata in testa per i monosala, già molto sofferenti. 3) Proprio nella fetta di pubblico che si intendeva riconquistare, si diffuse l’idea che i 2 euro fossero il prezzo giusto per un film in sala, i 7 euro o gli 8 un furto. Riassumendo. Inefficacia in rapporto all’obiettivo dichiarato, distorsione di un mercato già distorto e svalutazione del prodotto: si poteva dar di peggio? Simile prodezza, unita a parecchie dichiarazioni vuote o velleitarie, mi avevano convinto che dall’onorevole Franceschini non ci fosse da attendersi nulla di buono. Invece, nei giorni scorsi, il ministro una cosa giusta l’ha fatta. Ha abolito la Commissione Censura.

Non importa che da oltre 20 anni l’odiosa istituzione facesse passare più o meno tutto, un Vm18 ogni morte di papa. Nei decenni precedenti aveva prodotto danni incalcolabili, scritto pagine vergognose. Pasolini sotto processo a ogni film o quasi, l’innocuo “Totò e Carolina” amputato di circa mezz’ora - ma il materiale espunto è stato ritrovato e oggi il film è integro: censoriiii, prrr! - e “Ultimo tango” al rogo e “Totò che visse due volte” vietato “a tutti” (era il 1998, fu l’ultimo titolo colpito e affondato, l’ultima manifestazione d’oscurantismo). Mentre la versione integrale del “Grande dittatore” arrivò nei nostri cinema solo nel 2002 (!). Fino a quella data, il capolavoro chapliniano era mutilato delle scene che riguardavano donna Rachele. Non rispettare i divieti della detestabile Commissione, quello sì, era divertente. Entrai, un pomeriggio, al Cinema Salotto. Davano “Full Metal Jacket”. Stanley Kubrick, e il sergente maggiore Hartman che alle reclute urla insulti no-stop.

«I tuoi genitori hanno anche figli normali?». Era vietato ai 18 e io ne avevo 16 e ne dimostravo meno, non un pelo in faccia e gli attuali, vertiginosi 165cm li ho conquistati tardivamente. Chiesi un biglietto, il vecchio esitò. Lo trafissi con lo sguardo. Mi fece entrare. Ovunque tu sia, Vecchio del (fu) Salotto: grazie. Al netto del piacere della trasgressione, quella della Commissione Censura era una brutta storia, una storia da chiudere. D’ora in avanti spetterà ai produttori classificare i film. Speriamo non si autocensurino, l’autocensura si porta parecchio di questi tempi. In ogni caso, se un sedicenne si presenterà alla cassa in compagnia di un adulto, potrà tranquillamente vedere il film sconsigliato ai minori di 18. Bravo ministro Franceschini. Adesso che ne ha azzeccata una, sarebbe così gentile da continuare? Per esempio, rimanendo in tema censura, cancellando con un tratto di penna la parte della legge Mammì che vieta, perfino in seconda serata, la messa in onda televisiva dei film vietati ai minori, se non sfregiati da ignobili tagli.

E in vista della riapertura delle sale (quando sarà possibile, senza tampone dell’obbligo, il tampone equivalendo all’invito a starsene a casa), in vista della riapertura delle sale, dicevo, venga incontro agli esercenti, quelli che sosteneva di voler aiutare con le giornate dei 2 euro. Basta una leggina che sancisca la libertà di prodotto. Ogni cinema deve poter programmare il film che vuole e tenerlo finché vuole finché incassa. Fra le varie riforme che servirebbero alla filiera, è la più urgente. Coraggio, ministro.

 

*Opinionista e critico cinematografico

 

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