Pensioni, da Quota 102 ai fragili: tutte le opzioni sul tavolo e come funzionano

Lunedì 12 Aprile 2021 di Giusy Franzese
Pensioni, da Quota 102 ai fragili: tutte le opzioni sul tavolo e come funzionano

Il tema è sul tavolo e non potrà essere rinviato a lungo. A fine anno scadono “quota 100” e “opzione donna”, due misure che hanno consentito negli ultimi anni un po’ di flessibilità nell’uscita dal lavoro verso la pensione. Quota 100, come è noto, è stato il cavallo di battaglia della Lega alleata del primo governo Conte. C’è da sottolineare che entrambe le misure non hanno provocato enormi flussi verso l’anticipo della pensione. A Quota 100 ha aderito non più del 50% della platea stimata inizialmente. Secondo gli ultimi dati diffusi dall’Inps al 31 marzo scorso risultavano accolte in totale 286 mila richieste, di cui 141 mila dal privato e 86 mila dal pubblico. Poche le adesioni anche ad Opzione donna (58 anni e 35 di contributi per le lavoratrici dipendenti, 59 anni e 35 di contributi per le autonome) perché - con il calcolo dell’assegno interamente contributivo - il sistema  è molto penalizzante.

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Resta comunque il fatto che dal primo gennaio del 2022 queste misure non saranno più in vigore. Il governo Draghi ha già fatto sapere di escludere la proroga per Quota 100 la cui scadenza è al 31 dicembre 2021. Per opzione donna c’è ancora una riflessione in corso. Senza interventi quindi a partire dal 2022 sarà possibile andare in pensione solo con i requisiti di vecchiaia che attualmente sono 67 anni di età e almeno 20 di contributi versati. Uno scalino anagrafico, rispetto a Quota 100 che prevede la possibilità di accedere alla pensione con 62 anni di età (e 38 di contributi), di ben 5 anni. Forse troppi tutti insieme. Di qui le varie ipotesi sulle quali è aperta una riflessione anche con i sindacati.

DA QUOTA 100 A QUOTA 102

È una delle ipotesi: il requisito dell’età anagrafica passerebbe a 64 anni, mentre quello dei contributi resterebbe a 38 con non più di due anni di versamenti figurativi (malattia, maternità, laurea, militare, riscatti volontari). L’assegno non dovrebbe subire tagli, visto che le penalizzazioni sono insite nel meccanismo del calcolo dei coefficienti di trasformazione, che riducono automaticamente la pensione ogni volta che si anticipa l’uscita dal lavoro.

 

I LAVORATORI FRAGILI

Secondo il presidente dell’Inps, Pasquale Tridico, più che ipotizzare nuovi scalini dopo l‘esaurimento di Quota 100 alla fine di quest‘anno, bisognerebbe pensare ad un‘uscita anticipata per i lavoratori cosiddetti fragili (immunodepressi, oncologici). «Oggi il legislatore - ha detto - dovrebbe porsi il problema di anticipare il pensionamento per alcune categorie, i lavoratori fragili e i disoccupati espulsi con la crisi». In particolare per i lavoratori fragili Tridico propone un tetto a 63 anni. Ad aiutare l’accesso alla pensione anticipata dei lavoratori con problemi di salute oppure con familiari a carico da curare, potrebbero essere utili i fondi di solidarietà. Si tratta di fondi alimentati dalle stesse aziende con una contribuzione intorno allo 0,32% della retribuzione (un terzo a carico del lavoratore), che potrebbero beneficiare anche di altre risorse. Secondo l’esperto di previdenza Alberto Brambilla si potrebbero prevedere fondi di solidarietà per l’industria, il commercio, l’artigianato e l’agricoltura: in queste situazioni potrebbe essere consentita un’uscita anticipata con 62 anni d’età con almeno 35 di contributi versati. Praticamente Quota 97. I fondi bilaterali, senza costi aggiuntivi per lo Stato, sono utilizzati per favorire il turnover già da banche e assicurazioni.

LAVORI USURANTI

Sul tavolo anche la possibilità di una Quota 92 per chi fa lavori usuranti: 62 anni di età e 30 di contributi.

41 ANNI DI CONTRIBUTI

I sindacati fanno pressing affinché, raggiunta una certa soglia di contributi si possa andare in pensione a qualunque età e qualunque sia il lavoro svolto. Si valuta di fissare l’asticella a 41 anni di contributi. Attualmente è così, ma solo per i lavoratori precoci (chi  prima dei 19 anni di età aveva già maturato almeno 12 mesi di contributi) e altre quattro categorie di lavoratori: disoccupati a causa di un licenziamento individuale o collettivo, per giusta causa o risoluzione consensuale, che abbiano terminato da almeno 3 mesi, la fruizione della NASPI o altra indennità spettante; caregiver o lavoratori dipendenti ed autonomi che al momento della domanda, assistono da almeno 6 mesi il coniuge o un parente di primo grado convivente con handicap in situazione di gravità ai sensi della legge 104; invalidi civili almeno al 74% dipendenti o autonomi che hanno una riduzione della capacità lavorativa; addetti a mansioni usuranti o gravose svolte per almeno 7 anni negli ultimi 10 anni di attività lavorativa (sono specificate dalla legge 67/2011).

 

Ultimo aggiornamento: 14 Aprile, 09:35 © RIPRODUZIONE RISERVATA