Bpm, il cantiere cda tra nuovi azionisti e la corte di Agricole

Bpm, il cantiere cda tra nuovi azionisti e la corte di Agricole
di Rosario Dimito
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Mercoledì 7 Settembre 2022, 14:00 - Ultimo aggiornamento: 8 Settembre, 10:22

Non c’è solo JpMorgan in manovra sul 5% nel Banco Bpm, terza banca italiana, reduce dalla migliore semestrale di sempre, con 497 milioni di utile nel cui capitale Crédit Agricole Italia è sbarcato da cinque mesi con il 9,18%.

Altri si stanno muovendo per posizionarsi in vista del risiko, ma soprattutto del rinnovo della governance ad aprile 2023. Tra questi Cassa Forense, uno dei più importanti enti previdenziali privati italiani, con 14 miliardi di patrimonio: secondo quanto risulta a MoltoEconomia, da luglio l’ente degli avvocati e procuratori, grazie a un avanzo di esercizio di 1 miliardo, ha rastrellato sul mercato l’1,6% della banca guidata da Giuseppe Castagna con un investimento che sfiora 60 milioni. Questa quota confluirà nel patto di consultazione costituito a gennaio 2021 sul 6,2% e di cui fanno parte le Fondazioni Crt (1,8%), Lucca (1,16%), Alessandria (0,5%), Caritro, Manodori, Carpi per un totale di 0,32%, più Enpam (1,9%) e Inarcassa (0,50%). Con l’apporto dell’1,6% di Cassa Forense, l’accordo salirà al 7,8% e presto sfiorerà il 10%, non solo perché potrebbe rientrarvi Cariverona (0,7% fuori patto), ma anche per il probabile incremento da parte di Cassa forense, Enpam e qualche fondazione.

IL PRESIDENTE

Queste manovre di fatto accompagnano il processo di consolidamento dell’istituto scadenzato, però, dopo la nomina del nuovo board nell’ambito di una governance che prevede la lista del cda, alla seconda sperimentazione. Secondo lo statuto, dei 15 membri del plenum, ben 12 rientrano nei nomi scelti dal consiglio uscente. La riunione del cda il 13 settembre a Verona quasi certamente aprirà il cantiere: si è preferito scavallare l’estate in quanto il tema potrebbe essere divisivo e non si è voluto surriscaldare le ultime settimane più di quanto lo abbia fatto la colonnina di mercurio. Questo perché è evidente che dei 12 consiglieri uscenti, almeno 4 dovranno “spintaneamente” farsi da parte per far posto ai rappresentanti dei vari gruppi di azionisti. Un posto è blindato per Giuseppe Castagna, la cui conferma viene considerata sicura come era quella di Carlo Messina in Intesa Sanpaolo ad aprile scorso: il manager partenopeo è considerato uno dei migliori banchieri italiani ed è l’artefice del successo dell’istituto. Incerta invece la posizione del presidente Massimo Tononi, perché il banchiere trentino con esperienze istituzionali e bancarie non avrebbe ancora deciso se accettare un secondo mandato: l’incertezza non ha però niente a che vedere con le voci su una candidatura alla presidenza della Fondazione Cariplo, per la semplice ragione che il banchiere non rientra nell’identikit tracciato dal presidente uscente Giovanni Fosti. A qualcuno Tononi avrebbe confidato che, alla fine, accetterà un secondo triennio. Qualora ciò non accadesse, già si profilano almeno due alternative. La prima esterna: si tratterebbe di un docente di materie finanziarie della Bocconi; l’altra interna di Mauro Paoloni, attuale vicepresidente, veterano di Piazza Meda dove siede dal 2011. Paoloni sedeva nel vecchio consiglio di sorveglianza di Bpm, sponsorizzato dalla Fabi la cui influenza è un retaggio dei tempi in cui la ex popolare era governata dai sindacati: docente di economia aziendale all’Università Roma Tre e titolare di uno studio di consulenza aziendale, Paoloni è viterbese come Lando Sileoni, dominus incontrastato della Fabi. Ma ancora non sarebbe emersa la posizione di Sileoni.

PRESIDIO ITALIANO

In ogni caso, Tononi e Castagna dovranno sondare gli azionisti. A cominciare da Giampiero Maioli, country manager di Crédit Agricole Italia che oggi spinge per un’alleanza bancassicurativa: assieme ad Axa, Agricole è favorita per l’accordo nel ramo danni. Questo sarebbe il primo passo prima di un’alleanza strategica in più tappe che però deve fare i conti con la contrarietà di Fratelli d’Italia, forza politica che probabilmente avrà molto da dire dopo le elezioni. «L’Italia ha bisogno di 2-3 grandi gruppi bancari», spiega a MoltoEconomia Guido Crosetto, co-fondatore di FdI e referente sui temi di economia e finanza, «Bpm è un tassello fondamentale per la costruzione di un secondo o terzo polo italiano che possa competere con i gruppi bancari europei». A prescindere dalla politica, i francesi a cavallo di fine anno, scioglieranno le riserve se presentare una lista per il cda, mentre lo faranno i pattisti istituzionali. Le fondazioni e le casse di previdenza lasciano trapelare l’interesse di entrare in cda perché vogliono avere voce in capitolo sulle strategie. Non ci sarebbero preclusioni verso l’Agricole che è da decenni in Italia e Maioli offre adeguate garanzie, anche se da parte di questi soci si vuole proteggere l’italianità nel senso dei rapporti di forza da esprimere nella nuova governance. Ora l’ipotesi di fusione dovrà passare le forche caudine del nuovo governo, nonostante il presidio italiano del ruolo di Castagna alla guida.

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