Compiti vacanze non fatti, le scuse più assurde
degli studenti: altro che «li ha mangiati il gatto»

Compiti vacanze non fatti,
le scuse più assurde
degli studenti, altro che gatto
Nelle prime settimane di scuola, per molti studenti, c’è una sorta di resa dei conti. Escludendo quelli che iniziano un nuovo ciclo di studi o che cambiano scuola, tutti gli altri sono chiamati a presentare i tanto temuti compiti per le vacanze. Perché – ogni anno è la stessa storia – i ragazzi preferiscono godersi la pausa estiva anziché ‘perdere tempo’ su libri e quaderni. C’è chi tenta di recuperare il tempo all’inizio di settembre, fallendo puntualmente. Così, anche stavolta, quasi la metà degli alunni – il 41% - si è presentato in classe senza aver finito i compiti.



A dirlo è un sondaggio di Skuola.net, effettuato su oltre 15mila studenti di medie e superiori. Ma non c’è problema, quasi tutti hanno l’asso nella manica: la scusa definitiva, quella a cui i prof devono credere per forza. Ammesso che i docenti abbiano voglia di leggere quelle pagine riempite svogliatamente, visto che ad oggi il 59% degli insegnanti non ha ancora chiesto il conto ai propri alunni (e forse non lo chiederanno mai). In attesa di capire come si muoveranno i professori, ecco una carrellata delle giustificazioni più assurde dette al cospetto dei docenti. Qualcuna è studiata apposta per essere verosimile. Altre, onestamente, sembrano più un esercizio di goliardia.

Il filone più gettonato è sicuramente quello ‘animalesco’: i ragazzi hanno addossato la colpa praticamente a qualsiasi essere vivente che abita le nostre case. I compiti? Li hanno distrutti, in ordine sparso: il cane, il gatto, il criceto, il coniglio, la tartaruga, il furetto, il pesce rosso.
C’è poi il grande capitolo delle disavventure vacanziere: piccoli contrattempi o disguidi che hanno avuto tra le vittime preferite proprio i compiti estivi. In questo momento, stando alle tesi sostenute dai ragazzi, gli esercizi degli studenti italiani si trovano sparsi ai quattro angoli del Pianeta: in America, in Africa, in Grecia e Cambogia, in Thailandia e in Russia, in Alaska, nella casa al mare, in quella di montagna. Qualche quaderno è probabilmente ancora in viaggio, visto che in tanti hanno detto di averlo lasciato su aerei, treni, traghetti, all’aeroporto, in stazione, ecc.
Mentre in altri casi i compiti sono ormai irrecuperabili, complice il pessimo rapporto della carta con l’acqua (ma, forse, era intuibile). Talmente tanta la voglia di farli che, qualcuno, se li portava sempre appresso. Peccato che, ‘sfortunatamente’, sono finiti “in fondo al mare durante una gita in barca”. Scusa, questa, usata anche nelle varianti con protagonisti laghi, fiumi o qualsiasi altro bacino d’acqua. I più banali hanno detto che “il quaderno è caduto in una pozzanghera” o “nel wc di casa”. Forse troppo per far abboccare i prof.

Altri se la sono presa con il caldo asfissiante della scorsa estate. Un ragazzo ha detto che “la canicola era così forte che i fogli hanno preso fuoco riducendosi in cenere” (di cui lo stesso ragazzo portava le prove, mostrando una manciata di polvere racchiusa nel palmo della mano). Un altro che era “costretto a tenere il ventilatore sempre al massimo della velocità finché un giorno ha risucchiato e triturato il quaderno con dentro i compiti”. Immancabili quelli che hanno chiamato in ballo i parenti. Un vero sterminio quello di cui è stata vittima la famiglia di quel ragazzo che ha detto che gli erano “morti ben 5 congiunti proprio nei tre mesi estivi”. Molti altri non hanno voluto spingersi così oltre e, a rotazione, hanno fatto morire nonni, zii, cugini e fratelli.
E chi non se l’è sentita, forse per scaramanzia, di raccontare la dipartita di un proprio caro li ha comunque coinvolti nella sceneggiatura in qualità di responsabili della scomparsa dei compiti. Troviamo, così, un papà che “ha usato il quaderno con gli esercizi per accendere il barbecue”; una nonna che, “nel fare le pulizie di casa, ha gettato tutto nella spazzatura”; una sorella che, invidiosa della bravura del fratello, “li ha fatti sparire”.

C’è chi ha scritto un copione, con un solo protagonista: sé stesso. Vari i livelli di ‘disgrazia’ accaduti durante la pausa della didattica. Qualcuno ha detto che: “appena finita la scuola, mi sono rotto il braccio destro; nel frattempo ho imparato a scrivere con la sinistra; dopo due mesi, mi sono tolto il gesso, ma ormai scrivevo solo con la sinistra e proprio il giorno dopo mi sono rotto il braccio sinistro; con un mese non sono riuscito a rimparare a scrivere con la destra in tempo”. Davvero suggestivo. Singolare anche la tempistica con cui a un altro studente si è slogato il polso: “proprio quando avevo programmato di fare i compiti”. Tragicomico quello che è successo a un terzo ragazzo: “ho avuto un vuoto di memoria e, ancora oggi, non mi ricordo neanche come mi chiamo”.

Ma la sventura, per gli studenti alle prese con i compiti estivi, è sempre in agguato. Anche quando il fisico regge. A un ragazzo, ad esempio, “sono entrati i ladri in casa e si sono portati via anche la cartella con dentro tutti gli esercizi svolti”. C’è chi, per proteggere il prezioso materiale, ha “chiuso i quaderni in cassaforte” (che però non è più riuscito ad aprire perché qualcuno ha cambiato il codice di sicurezza). Chi aveva salvato tutto sul computer, che però nel frattempo si è bruciato. Chi, proprio durante l’estate, ha “scoperto di essere allergico alla carta” e, pur volendo fare i compiti, non ha potuto, per non rischiare la salute. Qualcuno porta fino a vette estreme le ‘balle spaziali’: a un alunno è “caduto un asteroide sul quaderno passando dalla finestra”; un altro è stato “tre mesi sulla luna”; un altro ancora ha “passato le vacanze sul pianeta che è stato scoperto negli ultimi tempi, quello molto simile alla terra”.

Anche se quella del rapimento da parte degli alieni è una scusa sempre buona (e usatissima). Alla fine, però, l’onestà vince sempre. Così sono da apprezzare quei ragazzi che puntano tutto su l’ironia, come quelli che dicono: “Sul foglio c'era scritto buone vacanze e io ho fatto quelle”, “ho fatto solo la parte orale”, “pensavo che fossero per l'anno prossimo”, “io i compiti li volevo fare, ma sono stato troppo impegnato a rilassarmi”. Ancora di più quelli che non cercano scuse e ammettono: “non ne avevo voglia”. Come si dice, meglio una brutta verità che una bella bugia.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Giovedì 20 Settembre 2018, 14:21 - Ultimo aggiornamento: 20-09-2018 16:16

DIVENTA FAN DEL CORRIERE ADRIATICO