Ciro Grillo, il racconto della vittima: «Mi hanno costretta a 7 rapporti, mi chiamavano "cagna"»

Martedì 4 Maggio 2021
Ciro Grillo in un'immagine dal suo profilo

MILANO - Una testimonianza choc, quella della vittima. «Mi tenevano ferma su un letto matrimoniale e mi hanno costretta a 6 o 7 rapporti», inizia così il racconto di Silvia, la studentessa di Milano, che accusa Ciro Grillo, il figlio di Beppe Grillo, di averla violentata insieme ad altri suoi 3 amici: Edoardo Capitta, Francesco Corsiglia e Vittorio Lauria in una casa a Cala di Volpe, in Sardegna, nel luglio del 2019. Lì Silvia è con la sorella, appena quindicenne.  I genitori, entrambi lavoratori, facevano la spola tra Milano e l'isola, per raggiungere le figlie nel week end.

 

I verbali dell'interrogatorio sono pubblicati oggi su "La Verità", il quotidiano diretto da Maurizio Belpietro. La giovane italo norvegese, nella stazione dei carabinieri di Milano di Porta Garibaldi, ha raccontato la sua versione a due marescialle, Cristina Solomita e Camilla Ciccaglione di quanto era avvenuto 9 giorni prima, nella notte tra il 16 e il 17 luglio, e la sua deposizione viene videoregistrata. I dettagli resi noti dalla ragazza sono molto crudi.

La serata al Billionaire

Tutto inizia con una serata nella discoteca Billionaire dove Silvia va insieme ad una compagna di classe. Lì passa la serata con i suoi presunti stupratori fino al 5 del mattino tra balli e bevute. Al momento di tornare al B&B, Silvia e l'amica non avrebbero trovato «un taxi disponibile»: «Per questo i quattro ragazzi ci proponevano di fermarci a dormire a casa loro, dove ci recavamo in taxi tutti insieme». Un racconto dell'orrore che, si sottolinea, nell'articolo in cui viene riprodotto il verbale, è documentato solo in parte dai video girati con i telefonini dai presunti violentatori. Alle due carabiniere la ragazza descrive anche cosa successe dopo il suo ritorno a casa e il malessere provato per quella terribile notte e di quando alla fine decise di confidare tutto alla madre.

La descrizione di quella notte viene raccontata anche dal quotidiano "Il Giornale". Il gruppo entra nell' appartamento circondato da un giardinetto, con cucina che affaccia su un gazebo. I sei si siedono intorno al tavolo: «Abbiamo chiacchierato un po', gli altri hanno bevuto e fumato sigarette, io non ho bevuto né fumato». La presunta vittima non ricorda «la presenza di sostanze stupefacenti». A quel punto l'amica R. si mette a cucinare la pasta e Francesco chiede a Silvia di accompagnarlo in una camera da letto per prendere delle coperte. Qui la ragazza, a suo dire, avrebbe subito le prime pesanti avances: «Dapprima mi ha baciato in bocca, ma io l' ho fermato dicendo che non volevo. Lui mi ha detto che "voleva solo fare sesso". Gli ho risposto di no e lui ha insistito dicendomi: "Cosa ti costa farmi solo un rapporto orale?". Io gli ho detto ancora di no e gli ho chiesto di tornare di là insieme agli altri». Francesco non si sarebbe dato per vinto, sdraiandosi sopra di lei, ma la ventenne sarebbe «riuscita a respingerlo con le mani e a divincolarsi dalla presa». Quindi S. torna dagli altri e mangia con loro. Finita la spaghettata, «R. diceva di essere stanca e tornava in casa». S. rimane fuori a parlare con Vittorio ed Edoardo: «Non ricordo gli argomenti, ricordo che ridevamo e scherzavamo». Quando arriva il momento di andare a dormire Vittorio presta a S. una t-shirt e pantaloncini della tuta. Ma, una volta a letto, per la ragazza sarebbero iniziati i problemi.

Lo stupro di gruppo

Nella ricostruzione della italo-norvegese il primo a infilarsi sotto le sue lenzuola sarebbe stato di nuovo Corsiglia. Il racconto è molto forte, anche se, in questa parte, non è suffragata da video o foto: «Gli dicevo che non volevo fare nulla, ma lui mi afferrava per i capelli e mi spingeva sotto le coperte indirizzandomi la testa sul suo pene, nel frattempo mi diceva "cagna apri la bocca" e mi chiedeva di fargli sesso orale. Inizialmente cercavo di respingerlo, ma poi, visto che lui continuava a spingermi e a tenermi per i capelli [] cedevo». La violenza sarebbe continuata: «Mi toglieva i pantaloncini e le mutande, io mi dimenavo perché non volevo, ma non riuscivo a contrastarlo completamente perché non mi sentivo bene». Dopo 5-10 minuti il giovanotto avrebbe interrotto la penetrazione, salvo ritornare alla carica in bagno: «Mi ha spinto sotto la doccia, ha aperto l' acqua, e mi ha spinto con la mano il viso contro la parete. Mi teneva con la mano il collo, tenendomi bloccata di spalle a lui e mi penetrava. Per due volte gli ho detto di smetterla, che era un animale, uno stronzo, ma lui ha continuato più forte, tirandomi i capelli e baciandomi sul collo». Dopo qualche minuto si sarebbe placato: «Vabbé basta», avrebbe detto prima di andare a dormire. La ragazza sarebbe rimasta in bagno da sola, avvolta nell' accappatoio passatole da Francesco: «A quel punto sono scoppiata a piangere», fa mettere a verbale. Alla domanda di Edoardo e Vittorio sul perché piangesse, non avrebbe risposto: «Mi sono girata di spalle perché non volevo guardarli in faccia, mi sono stretta l' accappatoio addosso, sono uscita dal bagno e sono andata da R. che stava dormendo sul divano in salotto. Mi sono seduta per terra accanto a lei, l' ho svegliata, inizialmente non riuscivo bene a parlare, mi chiedeva che cosa avevo e le dicevo "mi hanno violentata". R. inizialmente non capiva e glielo ripetevo, poi le chiedevo se potevamo andare a casa. R. si è seduta sul divano e mi ha fatto spallucce; io ho ripetuto di andare via perché stavo male e mi avevano violentata, ma lei non mi diceva nulla. Io l' ho presa e l' ho fatta alzare dal divano e le ho detto di vestirsi per andare via». Dopo essersi rimessa la tuta e le scarpe, S. incrocia R. sull' uscio di una stanza: «Ho visto che ancora non si era cambiata i vestiti [] io mi sono diretta verso l' uscita e lei mi ha seguito chiedendomi cosa fare, io ho proposto di chiamare un taxi per tornare a casa». Ma Vittorio le avrebbe convinte a rimanere: «Ci chiedeva di aspettare un po' di tempo perché avendo bevuto alcolici Francesco (unico patentato e presunto violentatore, ndr) non poteva guidare e si doveva riposare».

"Si davano il cambio"

A quel punto R. rientra in casa per rimettersi a riposare sul divano e con S. inizia a provarci Lauria. Nel gazebo la italo-norvegese spiega perché abbia pianto: «Dicevo che Francesco mi aveva fatto male e che loro non erano intervenuti». Sono le 9 del mattino. Sul tavolo c' è una bottiglia di vodka dall'«odore strano» e che secondo i ragazzi è «impossibile da finire». Vittorio a questo punto si sarebbe alzato e diretto con il liquore verso Silvia: «Mi afferrava con forza la testa, con una mano mi teneva il collo da dietro e con l' altra mi forzava a berla tutta. Sentivo che mi girava la testa dopo aver bevuto, non ricordo bene».Il presunto violentatore ribalta il senso dell' episodio: Silvia, per sfidare i maschi, avrebbe bevuto il quarto di bottiglia rimasto tutto d' un fiato. In ogni caso, quando la giovane comincia a sentire gli effetti dell' alcol, sarebbe iniziata una vera e propria gang bang, immortalata in un filmato trovato sui cellulari degli attuali indagati. La denunciante sarebbe stata di nuovo spogliata contro la sua volontà sopra un letto matrimoniale: «Vittorio mi spingeva il pene in bocca spingendomi la testa», mentre gli altri la avrebbero messa in «posizione di quadrupede». «Uno di loro alle spalle iniziava a penetrarmi [] sentivo che si chiamavano per nome tra di loro e si dicevano "ora tocca a me, dai spostati" e sentivo che si davano il cambio». Sarebbe andata avanti così per 6/7 rapporti. «Mentre uno mi penetrava, gli altri due mi stavano intorno, mi toccavano il seno, ricordo che uno di loro mi sbatteva il pene in erezione sulla schiena []. Durante l' atto mi colpivano con schiaffi forti alla schiena e alle natiche. Nel frattempo Vittorio continuava a tenermi per i capelli e mantenermi il suo pene in bocca. Poi a un certo punto mi ha tolto la mano dalla testa e io ricordo che non ci vedevo più, mi girava la testa e continuavo a cadere in avanti. Ho visto nero, da quel momento non ricordo più nulla, ho perso conoscenza».

Verso le 14,45 S. viene svegliata da R. e si accorge di essere in uno dei letti singoli, nuda, avvolta in una coperta. La ragazza deciderà di raccontare tutto alla mamma solo dopo una settimana, il 24 luglio, una volta ritornata a Milano. In caserma S. spiega di non avere il numero di cellulare dei suoi presunti aguzzini (che identifica con il nome di battesimo) o altri riferimenti, se non la pagina Instagram del gruppo «official_mostri». Le militari domandano se i genovesi durante gli atti sessuali abbiano girato video o fatto foto e S. replica: «No, non li ho visti e non l' ho notato». In realtà nei cellulari degli indagati gli inquirenti hanno trovato sia un filmato sia istantanee oscene

Ultimo aggiornamento: 09:04 © RIPRODUZIONE RISERVATA